" Che cosa
porta e cosa significa l'Eucarestia per la mia vita e quella delle
nostre parrocchie? Oltre il "dovere" di andare a Messa, noi
cristiani siamo chiamati a testimoniare il bisogno di vivere l'Eucarestia;
a mostrare che l'Eucarestia rende diversa la nostra esistenza, la
colma e non ne possiamo fare a meno. I primi cristiani dicevano:
"Senza la domenica non possiamo vivere". E noi, oggi?
L'Eucarestia
trasforma la vita, volge ciascun evento in Vita, poiché è la forza
del Risorto che ci rende capaci di cambiare il mondo, di tramutare
il risentimento in perdono; perdono che fa muovere la realtà. Non
possiamo vivere senza un giorno – la domenica – colmo del dono di
Dio, dell'Amore di Dio, del Tempo di Dio, di Dio…
Nella mia vita
quattro tipi di Messe me lo ricordano. L'esperienza eucaristica di
Loreto, esperienza di un popolo in festa raccolto attorno ad un
padre sì debole e malato, ma segno di Offerta dell'Amore del
Padre. La Messa di Natale di due anni fa, quando ero malata, in
ospedale, nel dolore, nel silenzio e nella notte. Le Messe dei
campi scuola dell'AC, gioia di essere insieme e di condividere. Le
Messe della quotidianità, più semplici, più ordinarie, ma con Dio
presente nella mia vita, accanto alla mia famiglia, dentro la mia
terra…
La Messa è
Vita; la nostra vita offerta a Dio, vissuta in Comunione con Lui e
trasformata nel Mistero della Pasqua; in qualcosa di più grande,
di più forte.
La vita
quotidiana è affetti, amicizia, famiglia, ecc.. che nel Mistero
del Dono che il Signore fa di Sé nell'Eucarestia, vengono
purificati, innalzati nella loro gratitudine, nella loro lode, e
offerti in benedizione. La vita quotidiana è lavoro, impegno,
servizio: di fronte al Mistero di Dio che dà la vita, il lavoro
non può essere per l'affermazione di noi stessi, ma per il
servizio all'uomo. La vita quotidiana è anche giorni grigi, in cui
tutto sembra muto, e ci sembra di andare avanti per inerzia…Sono i
giorni in cui all'Eucarestia chiediamo di parlarci del senso che
ha il nostro vivere, di svelarci la grandezza degli istanti
apparentemente più banali. Nei giorni dell'incomprensione,
dell'insuccesso, della solitudine, siamo tentati di pensare: "Ma
ci sei Tu, Signore?". E' una tentazione. L'Eucarestia non è una
forza supplementare, per consolarci. Nei momenti della prova
pensiamo che il signore ci fa camminare con Lui nella strada della
Croce, nel Getsemani, dell'incomprensione con i suoi… Il Signore
ci associa a Sé nel portare il peso della Chiesa, il dolore del
mondo, a realizzare l'esperienza che fu dell'apostolo Paolo: "Non
sono più io che vivo, ma Cristo vive in me…Per me vivere è
Cristo". La nostra vita va innestata su quella del Signore.
Eucarestia:
Pane che diventa noi; amore che diventa noi; noi che diventiamo
Dio. Beato Alberto Marvelli, giovane ingegnere dell'Azione
Cattolica ce l'ha testimoniato con la sua breve esistenza. Come
lui, dobbiamo sentire il bisogno di essere trasformati, al di là
dei nostri limiti, apatìe, peccati e preoccupazioni. Sono
esperienze di tutti, ma occorre imparare a viverle in rapporto
all'Eucarestia se non vogliamo che la forza di quel Mistero passi
accanto alla nostra vita, senza incontrarci.
Non dobbiamo
smettere di porci domande inquietanti: Che cosa ci guadagno dall'Eucarestia?
Che cosa ricevo? Ne sento veramente il bisogno? E rivolgendoci
alle nostre comunità: Quanto posto c'è per la Vita nelle nostre
celebrazioni? Quanto parlano della bellezza di questa Vita e della
forza di questo Amore? Quanto i percorsi personali diventano della
comunità? Come aiuta la liturgia a mantenere viva l'inquietudine
di queste domande?
Oltre i
ragionamenti pastorali, guardiamo al Mistero eucaristico, per
ravvivare l'esperienza viva dell'essere cristiani".
