Formazione Liturgica 1

Frosinone – Veroli – Ferentino 2004 – 2005

Formazione liturgica dei laici 2004-2005

 I. (Incontro tenuto da don Pietro dr. Jura)

1.    Che cosa è la liturgia?

2.    Quale è l'essenza della liturgia?

3.    Ambito o settori della liturgia

4.    Il "linguaggi" della liturgia

5.    La terminologia liturgica

  

1. Che cosa è la liturgia?

"La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa, e, insieme, la fonte da cui promana tutto il suo vigore" (SC 10). Di conseguenza, non c'è azione più alta ed efficace che la Chiesa possa compiere.

La parola greca leiturgía (verbo: leiturgéin) è composta dal sostantivo érgon (= opera) e dall'oggettivo léitos (attinente il popolo; derivato da leós, ionico laós = popolo). Tradotto letteralmente leiturgía significa quindi opera-del-popolo. Si intendono con ciò i servizi prestati per il bene del popolo; più tardi con questa parola si intese qualunque prestazione di servizio e poi anche, a partire dal II sec. a.C., anche il servizio cultuale.

La traduzione greca dell'Antico Testamento (Settanta, circa 250-150 a.C.) usa il termine per il servizio nel Tempio da parte dei sacerdoti e leviti. In questo senso la parole ricorre più volte anche nel Nuovo Testamento (cf. Lc 1, 23; Eb 9, 21; 10, 11); viene però usata anche in altri sensi, come per l'attività caritativa (cf. 2Cor 9, 12) e il servizio degli angeli per le comunità (cf. Eb 1, 7.14). Una volta Cristo viene chiamato "liturgo del santuario e della vera tenda" (Eb 8, 2; il testo della CEI usa la parola "ministro" invece in greco abbiamo la parola "leiturgós"), e la sua mediazione "liturgia" (Eb 8, 6; anche qui il testo della CEI usa il termine "ministero", invece quello greco "leiturgías").

Nell'epoca postapostolica il termine leiturgía viene a definire il servizio sia per Dio che per la comunità.

Pian piano, in Oriente di lingua greca, l'uso di questa parola si restringe però alla celebrazione dell'Eucaristia, un significato che ivi si è mantenuto fino ad oggi. In Occidente, invece, la parola dapprima è sconosciuta, e in suo luogo vengono usate per indicare le azioni liturgiche numerose espressioni latine (ad es. ministerium, opus, ritus, actio, celebratio, cultus, sacamentum ecc.). Solo nel sec. XVI "liturgia" viene introdotta anche nella Chiesa occidentale; e nei secoli XVIII-XIX viene adottata anche dalle chiese della Riforma.

2. Quale è l'essenza della liturgia?

Per cogliere quest'essenza, tralasciando la storia, partiamo subito dalle affermazioni del Concilio Vaticano II, e precisamente dalla Sacrosanctum Concilium: "Giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della missione sacerdotale di Gesù Cristo, mediante la quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado" (SC 7).

Da queste affermazioni risulta chiaro che nella liturgia non si tratta in primo luogo di uno sforzo umano, ma della redenzione – compiuta da Dio in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo – che continua ad operare (cf. SC 6).

Spero che ora capiamo bene che nella liturgia l'iniziativa parte da Dio e che il suo protagonista ed attore principale è il sommo sacerdote Cristo. Per questo la liturgia è primariamente un evento di grazia, sia nella proclamazione della Parola che nei sacramenti con il mistero pasquale di Cristo in essi rappresentato. Scopo invece è la santificazione dell'uomo. La liturgia come parola e sacramento è quindi caratterizzata dalla cosiddetta linea strutturale discendente.

Questo non significa però che l'uomo nella liturgia possa comportarsi in modo puramente passivo. Da lui viene richiesta soprattutto la disponibilità a udire e a credere, ad ascoltare e ad ubbidire. La parola di Dio lo spinge alla risposta, l'amore di Dio al contraccambio di amore, la sua azione misericordiosa lo chiama alla lode riconoscente. E notate che questo non è solo voce di un uomo singolo, bensì di un membro della comunità che nella teologia di s. Paolo Apostolo è designata come corpo mistico, il cui capo è Cristo stesso. Così all'azione salvifica di Dio risponde la lode dell'intera Chiesa, alla quale si associa Cristo. Per questo si ha nella liturgia anche la linea ascendente. La liturgia ha un secondo attore attivo, e cioè la Chiesa.

Di conseguenza una definizione adatta è rappresentata dalla frase essenziale: la liturgia è l'operare congiuntamente del Sommo Sacerdote (Cristo) e della sua Chiesa per la santificazione dell'uomo e la glorificazione del Padre celeste. Giustamente ciò è stato designato anche come dialogo tra Dio e gli uomini. Quindi la liturgia non è un percorso a senso unico, bensì un sacrum commercium, cioè un santo scambio.

3. Ambito o settori della liturgia

La liturgia offre un molteplice quadro di forme espressive. Al centro  sta la celebrazione eucaristica con la ripresentazione salvifica del mistero pasquale di Cristo. Poiché questo è il fondamento e la fonte di tutta la liturgia, i suoi settori vivono più o meno della celebrazione eucaristica, trovano in essa regola e coronamento, e si dispongono come centri concentrici attorno a questo loro centro. 

Così attorno all'Eucaristia si dispone la celebrazione degli altri sacramenti. Primi in ordine di tempo i sacramenti della rinascita (iniziazione cristiana), Battesimo e Cresima, che introducono il credente nella comunità ecclesiale con tutti gli effetti di grazia che questo processo comporta. Il sacramento della Penitenza e l'Unzione degli Infermi vengono in aiuto del cristiano in particolari situazioni. L'Ordine Sacro e il Matrimonio sono una chiamata ed un'abilitazione, volta a volta, a particolari servizi nella Chiesa.

Importante settore della liturgia e l'annunzio della parola di Dio nella lettura e nell'omelia, sia in connessione con la celebrazione di tutti i sacramenti sia anche come liturgia della Parola a sé stante (cf. SC 51 = mensa della Parola).

Una funzione importante è anche quella della Liturgia delle Ore della Chiesa quale quotidiana liturgia di preghiera e di lettura (non solo per i preti e le suore, ma anche per i laici).

Infine, si possono pure considerare liturgia, in senso lato, le speciali assemblee liturgiche (ad es. alcune funzioni come l'adorazione comunitaria del SS. Sacramento o Veglie di preghiera.

Per quanto invece riguarda la pietà popolare (ad. es. la recita del Rosario, le processioni e altre manifestazioni) dobbiamo adeguarci a quanto ci insegna la SC 13: "I pii esercizi del popolo cristiano, purché siano conformi alle leggi e alle norme della Chiesa, sono… raccomandati, soprattutto quando si compiono per mandato della Sede Apostolica. Si speciale dignità godono anche i sacri esercizi delle chiese particolari, che vengono celebrati per mandato dei vescovi (o non perché si faceva sempre così!)…Bisogna però che tali esercizi siano regolati" e qui rimando al documento della nostra diocesi: Le feste religiose in Diocesi. Orientamenti e norme (2003).

4. I "linguaggi" della liturgia.

L'esistenza umana è caratterizzata da uno stretto legame tra "esperienza" ed "espressione". L'uomo si rapporta alla realtà che lo circonda, attribuendole un certo significato ed esprimendo questo significato col linguaggio. Le parole, i gesti, l'uso di alcuni oggetti, il canto, la musica, le arti visive… sono "linguaggi" in cui l'uomo deposita il senso delle proprie esperienze.

Uno di questi linguaggi, forse il più profondo e il più complesso, è quello religioso che viene definito come linguaggio simbolico

Nella liturgia cristiana sono impegnati diversi linguaggi. Mi soffermerò soltanto ad una semplice elencazione di questi linguaggi:

–         linguaggio visivo (quello che vediamo: la bellezza e la pulizia del luogo sacro, degli arredi, dei vasi, architettura, arte, addobbo…); 

–         linguaggio olfattivo (quello che odoriamo: buon profumo, incenso, aria fresca…);

–         linguaggio uditivo (quello che udiamo: parole, canto, musica);

–         linguaggio rituale (lo svolgersi del singolo rito…);

–         linguaggio gestuale (il segno della croce, stare in piedi, in ginocchio, seduti, l'inchino, lo scambio di pace, le mani alzate…)

5. La terminologia liturgica

Questa parte sarà del tutto teorica. Spesso si parla usando diversi termini senza conoscere il loro vero significato, oppure si sente qualche parola è non si sa che cosa vuol dire! Anche la liturgia ha la sua terminologia che non sempre è comprensibile per i "laici" o per chi non ha "le mani in campo"!

Cercherò allora di avvicinarvi a questo linguaggio!

Visto che il dizionario liturgico è lungo, parto subito!

La liturgia ha la sua terminologia che non sempre è comprensibile. Per quanto riguarda la terminologia legata agli "attori" (protagonisti) della liturgia (assemblea, presidente, animatore, lettore, accolito, cantori, organista, strumentisti, addetti al servizio di accoglienza ecc.) rimando al quinto incontro; e anche per quanto riguarda la terminologia legata agli spazi celebrativi (aula liturgica, presbiterio, altare, battistero, ambone, sede della presidenza, custodia del SS. Sacramento ecc.), ai libri  liturgici (Messale, Lezionario, Pontificale, Rituale), alle vesti liturgiche (casula, stola, alba, camice, cotta ecc.) e agli oggetti per il culto (calice, patena, ampolline, purificatorio ecc.)  rimando al quarto incontro. Di conseguenza, affronteremo solo alcuni termini che trovano l'uso nella liturgia (e questo in modo alfabetico):

 

Abluzione: l'atto di lavarsi tutto o una parte del corpo; in liturgia ha significato penitenziale.

Acclamazione: espressione collettiva di plauso, partecipazione ed assenso. Principali acclamazioni nella liturgia sono: Amen, Alleluia, Gloria, Osanna.

Agàpe: = amore; tra i primi cristiani significava la cena fraterna che precedeva l'eucaristia (1Cor 11, 17-34)

Alleluia: (hallelû jah = lodate Jahvé) acclamazione liturgica tipica del tempo pasquale.

Amen: (= è vero, è così, è degno di approvazione) acclamazione che prova l'assenso dell'assemblea e pertanto conclude una dossologia (cf. dossologia).

Anámnesis: (= ricordo, commemorazione) la parte della preghiera eucaristica che segue il racconto dell'istituzione e la consacrazione.

Antepèndio: (= pendere innanzi) pannello decorativo della parte frontale dell'altare.

Aspersione: (da adspergere = spargere) l'atto dell'effondere l'acqua benedetta su fedeli o cose per benedirli o purificarli. Lo strumento con cui si compie tale benedizione si chiama l'asperges o aspersorio che prende il nome dall'antifona che accompagna tale rito: Aspergimi, o Signore…

Assoluzione: (da absolvere = sciogliere, liberare) il segno mediante il quale Dio concede il suo perdona al peccatore che nella confessione sacramentale manifesta al ministro della chiesa la sua conversione.

Astinenza: la proibizione di mangiare carne nei venerdì di quaresima e il mercoledì delle Ceneri.

Benedictus: Cantico di Zaccaria (Lc 1, 68-79) che si recita alle Lodi mattutine.

Binazione: è la concessione al sacerdote di celebrare l'eucaristia due volte nello stesso giorno (CIC can 905§2).

Canone: (da kanôn = regola) nella liturgia romana indica la preghiera eucaristica.

Ciborio: ( = tabernacolo); ma anche la copertura, sorretta da quattro colonne, che sovrasta l'altare nelle basiliche cristiane (cf. S. Pietro in Vaticano o S. Ambrogio in Ferentino).

Colletta: (= riunione) preghiera prima della liturgia della Parola. E'stata introdotta ufficialmente dal papa Leone Magno (440-461).

Completa: (= conclusione) l'ultima preghiera della notte che conclude la Liturgia delle Ore.

Confessione: (da martýrion = testimonianza) è il luogo in cui un martire subì il martirio o il luogo in cui è sepolto (cf. S. Ambrogio in Ferentino).

Congedo: (riti di); questi riti concludono una celebrazione e con i quali si scioglie l'assemblea.

Coro: la parte della chiesa riservata al clero (presbiterio), spesso arricchita di stalli lignei.

Corpus Domini: (= corpo del Signore) festa nata in Occidente dalla devozione all'Ostia santa. Fu estesa a tutta la chiesa da papa Urbano IV nel 1264. Dopo il Vaticano II viene denominata Solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo.

Credenza: (chiamato anche àbaco) il tavolino posto in presbiterio sul quale si preparano le cose occorrenti per l'eucaristia e sul quale si può compiere la purificazione dopo la comunione (PNMR 80c, 120, 133, 138, 206, 212, 238).

Cremazione: la riduzione in cenere di un cadavere (CIC can. 1176§3).

Crisma: (da chrismón) è il miscuglio di olio di oliva e aromi consacrato dal vescovo nella messa crismale del giovedì santo.

Crismazione: il rito di unzione con il crisma compiuto sui neobattezzati e i cresimandi.

D.O.M.: scrittura abbreviata di Deo Optimo Maximo (= a Dio Ottimo Massimo), indicante la dedica di una chiesa a Dio.

Dossologia: (da doxa = gloria + logos = parola) in liturgia, la formula che esprime la gloria tributata alla SS. Trinità. Si ha una grande dossologia (Gloria a Dio nell'alto dei cieli…) e una piccola dossologia (Gloria al Padre…), con cui si chiudono ad es. i Salmi e i cantici dell'Ufficio delle Ore. La prece eucaristica si chiude con la dossologia: Per Cristo, con Cristo e in Cristo…

Elevazione: delle sacre specie eucaristiche. La più antica è quella che accompagna la dossologia che conclude il canone eucaristico prima del Padre nostro. E' definita pertanto grande elevazione. Quella che segue il racconto dell'istituzione fu introdotto nel XII sec.

Embolismo: (da embállô = interpongo) orazione che riprende e sviluppa un'altra orazione precedente. E' un embolismo ad es. il "Liberaci, o Signore…" che segue immediatamente il Padre nostro della Messa e ne sviluppa l'ultima domanda (… ma liberaci dal male). E' pure un embolismo la parte centrale e variabile del prefazio.

Epìclesi: (da epikaléô = invocare) con essa la chiesa implora con speciali invocazioni la potenza divina, perché i doni offerti dagli uomini vengano consacrati, cioè diventino il corpo e il sangue di Cristo. Ci sono due aspetti dell'epiclesi della preghiera eucaristica: quello di trasformazione del pane e del vino e quello di santificazione dell'assemblea. Le preghiere di consacrazione contengono tutte una formula epicletica in cui si invoca l'intervento speciale dello Spirito Santo.

Epistola: una delle letture bibliche. Il suo nome deriva dal fatto di essere tratta dalle lettere degli apostoli. Il libro che raccoglieva i testi delle epistole era definito Epistolario.

Eucologìa: (da euché = preghiera e lógos = discorso) l'insieme delle preghiere contenute in un formulario o in un libro liturgico.

Feria: nel linguaggio liturgico è il giorno infrasettimanale (ad es. feria secunda = lunedì).

Fractio panis: (= frazione del pane) è il gesto dello spezzare il pane compiuto da Gesù nell'Ultima Cena.

Gaudete: è così chiamata la terza domenica di avvento, dalla prima parola dell'antifona d'ingresso: Gaudete in Domino semper… (Fil 4, 4).

Icona: ( = immagine) pittura di genere sacro, spesso portatile, eseguita su tavole di legno secondo una tecnica particolare.

Icónostasi: la parete che divide il santuario (luogo riservato ai sacerdoti) dallo spazio riservato ai fedeli e ricoperta di icone (chiesa ortodossa).

IHS: trascrizione latina delle prime tre lettere del nome greco di Gesù (ICSOUS = Iēsûs). La Compagnia di Gesù (Gesuiti) prese queste tre lettere come suo emblema. A volte l'abbreviazione è interpretata anche come: Iesus hominum salvator (= Gesù, Salvatore degli uomini) o In hoc salus (= In questo è la salvezza).

Incoronazione: l'uso di porre una corona preziosa su una statua o immagine della B.V. Maria, invalso dal XVII sec.

Intercessioni: preghiere di domanda antichissime, presenti nella Messa e nella celebrazione dei vespri.

Introito: (canto di … o antifona di …); il canto o l'antifona che accompagna l'ingresso del sacerdote con i ministri.

Invitatorio: il versetto "Signore, apri le mie labbra…" posto come inizio della Liturgia delle Ore.

Laetare: la quarta domenica di quaresima, così definita dalla prima parola dell'antifona di introito: Laetare, Jerusalem, et conventum facite… (cf. Is 66, 10-11).

Lectio Continua: lettura continua della Bibbia nella liturgia consistente nel riprendere a leggere là dove ci si era interrotti nella celebrazione precedente.

Lectio Divina: la lettura e meditazione della Bibbia, tipicamente monastica, volta all'approfondimento dei grandi temi della spiritualità biblica in stretta connessione con la vita liturgica.

Litania:  (da litanéia = pubblica preghiera di supplica) prece popolare dialogata in cui il popolo risponde ad una breve invocazione presentata dal presidente.

Magnificat: è l'incipit del cantico della B. V. Maria (Lc 1, 46-55), che si proclama a conclusione dei vespri prima delle intercessioni.

Mandatum: (= la lavanda dei piedi) si compie dopo l'omelia della messa vespertina del giovedì santo. Il nome mandatum è mutuato da una delle antifone che accompagnano il rito: Mandatum novum do vobis… (= vi do un comandamento nuovo; cf. Gv 13, 34).

Maranathá: (= Il Signore è venuto oppure Vieni, Signore): antica acclamazione aramaica testimoniata da s. Paolo (1Cor 16, 22), da s. Giovanni (Ap 22, 20) e da Didachè 10, 6. E' una professione di fede nella Parusia di Cristo, esempio di preghiera escatologica.

Memoria: anticamente poteva significare monumento funerario o cappella funeraria sulla tomba di un martire. Oggi indica la celebrazione commemorativa (obbligatoria o facoltativa) di un santo.

Memoriale: se nella cultura greco-latina il memoriale vuol rievocare un defunto o un avvenimento, nella cultura giudeo-cristiana il fatto da ricordare è l'evento salvifico di Dio che si rinnova nella storia attualizzandosi. In questo senso l'eucaristia non è solo ricordo, ma attuazione del sacrificio di Cristo nell'oggi della Chiesa e tensione verso la realtà gloriosa di Cristo risorto.

Monizione: (da monère = ammonire, incitare) in liturgia è un invito alla preghiera. Sono monizioni formule come «Oremus», «Orate fratres», «Sursum corda»… Oltre a questi sono previsti altri momenti in cui il sacerdote o il commentatore può rivolgere ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per meglio introdurli alla celebrazione e meglio disporli a comprenderla e seguirla; questi interventi devono essere sobri e chiari e preparati con cura (PNMR 68).

Neofita: (da neòphytos = nuovo nato) erano così chiamati i neobattezzati, poiché nati alla nuova vita di fede.

Novena: nove giorni di preparazione ad una festa (ad es. novena di Immacolata o di Natale).

Oratio fidelium: (= preghiera dei fedeli) la preghiera universale che conclude attualmente la Liturgia della Parola (PNMR 45-47).

Oratio Super Oblata: la preghiera sulle offerte, prima del prefazio.

Oratio Super Populum: antica preghiera di benedizione e di congedo. Il nuovo rito della Messa ne ha ripreso l'uso facendola precedere dalla munizione: «inclinate vos ad benedictionem» (inchinatevi per la benedizione).

Orazioni presidenziali: sono le preghiere riservate al sacerdote celebrante: la prece eucaristica, la colletta, la preghiera sulle offerte e quella dopo la comunione (PNMR 10-13).

Ordinario del luogo: col questo nome si intendono, oltre il Romano Pontefice, i vescovi diocesani e gli altri che… sono proposti ad una Chiesa particolare o a una comunità ad essa equiparata; inoltre coloro che nella medesima godono di potestà esecutiva ordinaria generale, vale a dire i Vicari generali ed episcopali (CIC can. 134).

Ordo:  (=ordine); l'equivalente latino del termine rito, sicché ordo missae equivale a rito della messa; ordo baptismi a rito del battesimo… ecc.

Ostia: (da hostia = vittima) il sottile (purtroppo!) disco di farina di frumento che il sacerdote consacra durante la Messa. 

Ottava: (da octo = otto) gli otto giorni durante i quali si celebra l'ufficio o la memoria di una festa. Attualmente sono rimaste solamente l'ottava di Natale e quella di Pasqua.

Paraliturgie: sono così definite le celebrazioni che, pur utilizzando elementi prettamente liturgici, non si possono considerare liturgia completa. Spesso prendono forma delle celebrazioni della Parola di Dio e delle altre funzioni.

Passio: il racconto evangelico della passione, morte e sepoltura di Cristo letto nella Domenica delle Palme (Matteo anno A, Marco – anno B, Luca – anno C) e nel Venerdì Santo (Giovanni).

Pentecoste: (da pentekostè eméra = cinquantesimo giorno) la festa agricola della mietitura, che presso gli ebrei si celebrava cinquanta giorni dopo la pasqua. In seguito vi si aggiunse la memoria della promulgazione della legge sinaitica. In ambiente cristiano diventa il momento conclusivo delle feste pasquali.

Pericope: (da perì-koptô = taglio attorno) è una sezione, un brano di un libro della Bibbia.

Postcommunio: nome dell'ultima orazione della Messa prima della benedizione e del congedo. Oggi si preferisce usare il nome: oratio post communionem.

Prefazio: (da praefari = dire davanti) è il primo elemento della preghiera eucaristica. Il sacerdote invita il popolo ad innalzare il cuore verso il Signore nella preghiera e nel rendimento di grazie… a nome di tutto il popolo glorifica Dio Padre e gli rende grazie per tutta l'opera di salvezza o per qualche suo aspetto particolare… e tutta l'assemblea, unendosi alle creature celesti, canta o recita il Sanctus (PNMR 54-55 a-b). Strutturalmente il prefazio presenta un dialogo iniziale, un protocollo introduttivo (Vere dignum…), l'embolismo centrale (Quia…), un protocollo conclusivo (Unde et nos…; Et ideo…) e si conclude logicamente nell'acclamazione del trisághion (Sanctus, sanctus, sanctus…).

Pronao: il portico antistante un edificio sacro (cf. Casamari).

Quarantore: pia pratica nata a Milano nel 1547 ad opera di s. Antonio M. Zaccaria e introdotta a Roma da papa Clemente VIII. Consiste in una adorazione davanti al SS.mo Sacramento per 40 ore (anche non consecutiva). Oggi, purtroppo, in via di estinzione!

Quattro Tempora: tre giorni di particolari preghiere, digiuni, elemosine (mercoledì, venerdì, sabato) che la Chiesa ordinava all'inizio delle quattro stagioni. Si tratta di un'usanza antichissima e legata al mondo agricolo. Sono state abolite nella recente riforma liturgica.

Reliquie: i resti mortali di un santo o anche gli indumenti o gli oggetti a lui appartenuti sono venerati dalla Chiesa per tradizione antica (cf. SC 111).

Responsorio: canto alternato tra solista (o schola) e il popolo, che risponde con un ritornello. E' la forma più antica di canto liturgico, ripresa dalla liturgia eucaristica nel salmo responsoriale.

Rubriche: (da ruber = rosso) quando nei secoli XI-XII questo termine passò al linguaggio liturgico, designò le direttive rituali e cerimoniali indispensabili per il corretto svolgimento delle azioni liturgiche, direttive che erano scritte in rosso sui libri liturgici. La recente riforma ha ridotto di molto l'apparato rubricale, mentre ne ha arricchito i contenuti.

Sacrario: il piccolo scarico destinato a ricevere l'acqua di purificazione e i residui degli oggetti sacri distrutti o ridotti in cenere.

Sacrestia: (da secretarium o sacrarium) il locale annesso alla chiesa e in cui si custodiscono gli oggetti sacri (vasi, libri, paramenti) e dove i celebranti indossano le vesti liturgiche. 

Salmodia: la recitazione modulata dei salmi. Può essere eseguita da un solista, o dal solista con la risposta dei presenti mediante un ritornello responsoriale, o ancora in modo antifonale, oppure coralmente da tutta l'assemblea.

Santuario: la parte della chiesa situata attorno all'altare e destinata allo svolgimento delle sacre funzioni. In tal senso è sinonimo del presbiterio. Prima della recente riforma liturgica era separato dalla navata da una balaustra o cancellata, oggi in maggior casi eliminata. Anche luogo dei pellegrinaggi.

Segreto o sigillo sacramentale: è il vincolo a cui è tenuto il confessore, ma anche l'eventuale interprete, a non svelare il contenuto della confessione del penitente (CIC cann. 983-984).

Sepolcro: viene così definito il luogo che sulla mensa dell'altare ospita le sante reliquie in esso riposte all'atto della sua consacrazione (oggi non è più obbligatorio).

Sequenza: (da sequentia = susseguirsi) canto in poesia o prosa ritmata che seguiva il canto della lettura precedente il vangelo in alcune solennità. Vanno ricordate : la sequenza pasquale «Victimae paschali laudes», il «Veni, sancte Spiritus» per il giorno di Pentecoste e il notissimo «Stabat mater».

Sinassi: (da synáxis = riunione) l'assemblea, la riunione liturgica per una celebrazione.

Solennità: il grado più alto di una festa liturgica.

Suffragi: preghiere o opere di carità offerte per le persone defunte. Tra essi eccelle la celebrazione eucaristica. Le preghiere di suffragio mettono in relazione la chiesa peregrinante e la chiesa celeste (cf. LG 50).

Transetto: (da trans – septum = chiusura) il braccio traversale che taglia la chiesa al punto di congiunzione della navata con il presbiterio, dandole così forma di croce.

Triduo: (da tres – dies = tre giorni) tre giorni dedicati a speciali celebrazioni e preghiere. In liturgia, il principale è il Triduo Pasquale.

Urbi et Orbi: (= per la città e per il mondo) qualifica degli atti papali destinati alla città di Roma e a tutta la Chiesa. L'impiego più frequente avviene nella benedizione solenne.

Veglia: l'uso di prepararsi ad una solennità o a un evento straordinario vegliando in preghiera la notte che lo precede. La veglia madre di tutte le veglie è quella pasquale.

Vespro: è la preghiera della sera per eccellenza. Il suo nome è legato alla stella della sera (vesper). Con i vespri si rende grazie per quanto ci è stato donato durante il giorno o per quanto con rettitudine abbiamo compiuto.

Viatico: (= provvigione per il viaggio) con questo nome si indica il sacramento dell'eucaristia dato ai morenti in procinto di passare da questa all'altra vita, secondo le parole del Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e lo risusciterò.  

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