APPUNTI PER LE NORME PASTORALI SULLA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI

PREMESSA

I sacramenti, segni e mezzi di grazia e di salvezza, operano la salvezza degli uomini, esprimono e rafforzano la fede, rendono il debito culto a Dio, promuovono, conferiscono e manifestano la comunione ecclesiale. E' sulla base di questo depositum fidei che nascono le seguenti norme con lo scopo di fornire ai ministri e ai fedeli alcune direttive perché i sacramenti si celebrino con grande diligenza e massima venerazione l.

Le norme presenti nascono da un profondo rispetto per i segni e per il linguaggio di essi che i libri liturgici prevedono nel rito per la celebrazione dei sacramenti. Con la fede che il linguaggio dei segni che la sacra Tradizione ci tramanda e la Sede Apostolica stabilisce sia il miglior modo di glorificare Dio e di realizzare il perpetuarsi della salvezza del mondo, qui di seguito si troveranno tutte le indicazione affinché sia evitato ogni elemento che non faciliti la continuazione e l'espressione dell'ufficio sacerdotale di Cristo attraverso l' azione della Chiesa.

Il Vescovo ha infatti il dovere di regolare la sacra liturgia dei sacramenti nella sua diocesi in osservanza dei cann. 838§1 e 841 del Codice di Diritto Canonico (=CIC). Le fonti delle presenti norme sono:

-Codice di Diritto Canonico

-Praenotanda del Libri Liturgici

-Caerimoniale Episcoporum

-Norme della Conferenza Episcopale Italiana

Ciò che le presenti norme tacciono è regolato dal diritto universale.

1. BATTESIMO

1.1. Principio teologico

Il Battesimo che è la porta dei sacramenti, libera dal peccato originale e da tutti i peccati personali, rigenera l'uomo e lo costituisce figlio di Dio, configura a Cristo con carattere indelebile, incorpora alla Chiesa e in essa costituisce il fedele persona, viene conferito validamente solo mediante il lavacro di acqua e con le parole della forma: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

1.2. Ministro del Battesimo

Il ministro del B. è il Vescovo, il Presbitero e il Diacono. A nessuno di questi però è consentito conferire il B. nei territori altrui senza la dovuta licenza, neppure a propri fedeli (cfr. can. 862 CJC). Il B. degli adulti è deferito dal Diritto al Vescovo, il quale potrà delegare il parroco proprio (cfr. can. 863) ; quindi bisognerà sempre avvisare il Vescovo prima di procedere al B. di un adulto.

Il Parroco è il primo attore nel conferimento del B.

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l cfr. CIC can. 840.

1.3. La preparazione

Per quanto concerne il B. dei bambini, la preparazione affidata al Parroco è rivolta ai genitori e ai padrini. Non ci sia alcuna differenza tra genitori naturali e genitori legittimi. Il Parroco dovrà effettuare questa preparazione attraverso la predicazione nella liturgia e alcuni incontri immediatamente prima della celebrazione del B.

Per il B. degli adulti si seguano con attenzione le norme del catecumenato previste dal Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti.

1.4. I Padrini

I Padrini, pur non essendo obbligatori, sono ritenuti importanti nella crescita spirituale dei battezzati2; tuttavia non siano i genitori e non più di una madrina e un padrino per ogni battezzato. Il certificato di idoneità dei padrini è ritenuto obbligatorio e va rilasciato solo a quei fedeli di buona condotta cristiana, in modo da non rendere inutile o dannosa la figura stessa. I Padrini partecipano alla preparazione immediata obbligatoriamente.

1.5. Il luogo della celebrazione

Il B. si celebra in Parrocchia, mai nelle case private e raramente, se non in caso di urgente necessità, nelle cliniche e negli ospedali3. Il B. sia conferito al fonte battesimale, il quale deve essere ben visibile e comunque dignitosamente preparato e accogliente.

È insignificante una celebrazione del B. in altro luogo come pure il non utilizzo del fonte battesimale benedetto a norma dei libri liturgici. Né potranno considerarsi giustificate dalla disobbedienza da questa direttiva quelle parrocchie in cui il fonte non è posto presso l'altare perché antiche. Anzi sarà ancora più significativo compiere la processione verso il fonte mentre si cantano o recitano le litanie dei santi.

1.6. Il tempo della celebrazione

Il B. ha come suo tempo proprio il Tempo di Pasqua ed esattamente la Veglia pasquale 4. Ogni parrocchia istruisca i fedeli per la celebrazione pasquale del B.. Il giorno settimanale del B. è la Domenica. Il Parroco stabilisca un'unica Domenica mensile per la celebrazione dei battesimi, favorendo una celebrazione comunitaria con più battezzandi per sottolineare la dimensione ecclesiale dell' evento salvifico.

1.7. La celebrazione

I Parroci o chi ne ha avuta legittima licenza, compiano il B. osservando il rito nella sua integrità 5.

Si ricordano alcuni elementi del rito che a volte vengono disattesi:

  • Il rito di accoglienza da fare alla porta della chiesa che esprime il desiderio dei genitori e l'intenzione che ha la Chiesa di accogliere i nuovi figli.

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2 Cfr. call. 873.

3 Cfr. Rito del Battesimo dei bambini, Premesse, 10-13.

4 Cfr. Rito del Battesimo dei bambini, Premesse, 9.

  • Gli oli dei catecumeni e del crisma siano quelli consacrati dal Vescovo nell' anno pastorale in corso e non residui. Essi siano conservati con cura insieme con l'olio degli infermi in un luogo deputato e decoroso solamente nelle parrocchie.
  • La celebrazione della Parola si compia presso l'altare.
  • Il lavacro si compia presso il battistero dove sull' acqua benedetta nella Veglia pasquale si compiono le invocazioni previste nel rito. Solo fuori dal Tempo pasquale e quando non è più opportuno usare l'acqua della Veglia, si usi la preghiera di benedizione dell'acqua. Il B. oltre che per aspersione, potrà essere conferito per infusione o immersione.
  • I riti dopo il lavacro siano effettuati con attenzione. Sia consegnata una veste bianca vera che, indossata, potrà essere portata via dal nuovo battezzato come segno della sua nuova dignità; così anche per la candela accesa che dovrà essere accesa al cero pasquale ben visibile accanto al battistero se il B. si compie in una parrocchia (solo dove si compie la Veglia pasquale si espone il cero pasquale, vale a dire solo nelle parrocchie). È vietata la consegna del cero pasquale, perché insignificante come gesto.
  • Il rito dell'effetà si salta solo nel B. durante la Veglia pasquale6

Annotazione del B.

L'annotazione e sempre compito del Parroco, anche quando il B. è stato conferito da altro ministro 7.

2. CONFERMAZIONE

2.1. Principio teologico

La C. è il sacramento che imprime il carattere, e per il quale i battezzati sono arricchiti del dono dello Spirito Santo e vincolati più perfettamente alla Chiesa, corroborandoli per essere strettamente testimoni di Cristo per diffondere la fede8.

 2.2. Ministro della Confermazione

Ministro ordinario della C. è il Vescovo. È ministro straordinario il presbitero provvisto di questa facoltà in forza del diritto o per concessione da parte del Vescovo diocesano.

Per diritto hanno questa facoltà:

-coloro che dal diritto sono equiparati al Vescovo diocesano;

-quei presbiteri che hanno avuto mandato dal Vescovo di battezzare un catecumeno fuori dell' infanzia o di ammettere uno già battezzato in altra chiesa non in comunione;

-tutti i presbiteri in riferimento a coloro che si trovano in pericolo di morte9.

Fermo restando che ogni Vescovo amministra validamente e lecitamente la C. dovunque, tranne che si opponga una espressa proibizione del Vescovo diocesano, è opportuno che nessun parroco chieda ad altro Vescovo di conferire la C. nella propria parrocchia senza aver sentito il parere del Vescovo diocesano.

5 Cfr. Rito del Battesimo dei bambini, Premesse. 15.

6 Cfr. Rito del battesimo dei bambini n.167.

7 Cfr. can. 877 §1.                                               

8 Cfr. can. 879.

9 Cfr. can. 883.

2.3. Preparazione

Va differenziata una preparazione per gli adolescenti da una preparazione per gli adulti.

I parroci provvedano a sensibilizzare alla ricezione della C. nell'età adolescenziale e non favoriscano la dilazione ad altra età se non lo richiede la facoltà discrezionale del soggetto o altre gravi cause di opportunità pastorale. Si tenga comunque presente che la catechesi dovrà prevedere due anni per gli adolescenti e un congruo periodo per gli adulti che verrà stabilito sulla base della preparazione e della testimonianza di fede personali.

2.4. Luogo della celebrazione

Di norma si riceva la C. nella propria parrocchia. Se nella propria parrocchia ciò non è possibile per assenza di un congruo gruppo di cresimandi, il parroco presenti i candidati ad altra parrocchia che celebra la C. utilizzando il modulo previsto per la presentazione dei candidati. La celebrazione comunitaria e solenne è da ritenersi ordinaria10.

2.5. Tempo della celebrazione

La C. potrà essere amministrata in ogni Tempo liturgico e in ogni giorno consentito dalla Liturgia. Si prediliga comunque la domenica.

2.6. I Padrini

La scelta del Padrino che non è obbligatoria11 sia fatta dallo stesso candidato alla C. e ricada per quanto è possibile sullo stesso padrino del battesimo per meglio esprimere il nesso tra il B. e la C12. Ilcertificato di idoneità dei padrini è ritenuto obbligatorio e va rilasciato solo a quei fedeli di buona condotta cristiana, in modo da non rendere inutile o dannosa la figura stessa.

2.7. La celebrazione

Perché risalti meglio l'intimo nesso di questo sacramento con tutta l'iniziazione cristiana, la C. sia amministrata durante la Messa e i candidati si accostino alla Comunione.

Il parroco e i sacerdoti presenti al rito, impongono le mani insieme con il Vescovo, o con il suo delegato, senza dire nulla durante la preghiera Deus onnipotens.

I candidati siano disposti in modo da poter seguire con attenzione tutto il rito; abbiano accanto il padrino o la madrina e non siano appesantiti da segni non opportuni. Perché risaltino gli elementi essenziali del rito e la ricchezza dei suoi gesti e delle sue orazioni, si proibiscono lampade, lumini, fiori, nastri e quant' altro un certo folklore vorrebbe nelle mani dei candidati.

Ai candidati non è consentito proclamare le Letture previste nella celebrazione.

2.8. L'annotazione

I nomi dei cresimati, con la menzione del ministro, dei padrini, del luogo e della data del conferimento della C. siano trascritti nel libro dei cresimati della parrocchia propria. Per questo si provveda a comunicare sempre l'avvenuta C. al parroco dei cresimati.

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10 Cfr. Rito della Confermazione, Introduzione, 4.

11 Cfr. can. 893.

12 Cfr. Rito della Confermazione, Introduzione, 5.

3. EUCARISTIA

3.1. Principio teologico

La SS. E. è il più augusto dei Sacramenti, poiché in essa è contenuto e si riceve lo stesso Cristo Signore e per essa vive e cresce la Chiesa (can. 897).

3.2. Doveri verso l'E.

Tutti i pastori d'anime devono spiegare la dottrina dell'E. celebrando degnamente e decorosamente il sacramento seguendo scrupolosamente le norme presenti nei Principi e norme per l'uso del Messale Romano, nel Codice di Diritto Canonico, nelle Rubriche del Messale Romano e nel Caerimoniale Episcoporum.

Tutti i sacerdoti sono raccomandati di celebrare quotidianamente il Sacrificio Eucaristico. Per poter binare nei giorni feriali o trinare nei giorni festivi è necessaria la licenza da parte del Vescovo diocesanol3. La binazione feriale e la trinazione solo festiva deve essere richiesta da vera necessità pastorale. Non è considerata necessità pastorale la commemorazione dei defunti.

È comunque dovere di tutti i sacerdoti limitare le celebrazioni dell''E. nei giorni feriali e anche nei giorni festivi quanto ne viene compromessa l'attiva partecipazione dei fedeli, il decoro della liturgia, l'educazione spirituale dei partecipanti portati alla superficialità o a dare poco valore all'augusto Sacramento.

È dovere di tutti i parroci provvedere a che i fedeli si accostino anche all'adorazione eucaristica che di norma si compia in tutte le parrocchie secondo i tempi liturgici e la pianificazione pastorale.

3.3. La Concelebrazione

Si ricorda che la Concelebrazione non è consentita ad un sacerdote quando, celebrata già l'E. non ci sono motivi di ordine pastorale che la necessitano. Tali motivi sono sempre connessi alla presenza del Vescovo o di un suo delegato o a particolari riunioni dei sacerdoti. È impossibile concelebrare dopo la trinazione.

Durante la concelebrazione si osservi sempre quanto segue: all'epiclesi prima della consacrazione, si impongano entrambe le mani, accostate tra loro e rivolte verso le offerte; alla consacrazione si stenda la sola mano destra con il palmo verso l'interno come gesto indicativoI4.

Le parole della consacrazione, episclesi e anamnesi, siano pronunciate con voce sommessa dai concelebranti, in modo da non coprire la voce di chi presiede.

3.4. Cose necessarie per la celebrazione della Messa

Il pane e il vino per la celebrazione dell'E. siano sempre preparati con attenzione e conservati con responsabilità. Il pane sia confezionato di recente e il vino, privo di sostanze adulteranti, non sia avariatol5.

I vasi sacri siano conservati con attenzione nell'armadio della sacrestia. Tradizionali o composti, secondo la materia considerata nobile e durevole dal nostro tempo 16, non siano di semplice vetro e si presentino sempre puliti, dorati, argentati o smaltati decorosamente.

13 Cfr. can. 905 §2.

14 CONGREGAZIONE PRO CULTO DIVINO, Notitiae 1(1965) 143.

15 Cfr. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, 285.

              16 Cfr. Principi e norme per l'uso del Messale Romano, 288.

Si usino sempre tovaglia e corporale per la celebrazione della Messa. Le vesti sacre si indossino sempre seguendo i tempi liturgici e il colore delle messe rituali e siano conservate decorosamente. Il colore bianco si potrà usare nei giorni solenni anche se non proprio del tempo liturgico 17. È bene affidare a personale adatto ed esperto la sistemazione e la conservazione delle vesti sacre.

In ogni parrocchia, per quanto è possibile, ci siano i paramenti destinati al Vescovo e ai sacerdoti ospiti.

Nelle chiese si curi tutto quello che riguarda la sacra suppellettile, in particolar modo i candelieri che siano di materiale nobile e siano sempre ordinati e posti sull'altare o immediatamente ad esso vicini; il crocifisso che, a seconda della struttura del presbiterio e nel rispetto dell' esigenze dell'arte, sia rivolto verso il luogo del sacrificio eucaristico cioè l'altare.

3.5. I diversi elementi della Messa.

  • Riti di introduzione. Si compia sempre una piccola processione d'ingresso anche in quelle chiese che non la rendono lunga o agevole. Essa, infatti, rappresenta la venuta di Cristo tra i suoi fedeli.
  • Liturgia della Parola. Si compia sempre dall'ambone e sia affidata a fedeli preparati e capaci. Attenzione ad evitare lo scandalo di affidare le Letture a persone che non godono di buona fama. L'omelia si attenga alla liturgia celebrata e ai sacri testi proclamati. L'omelia si tenga solamente a questo punto della celebrazione. Durante la Messa non si interrompa la concentrazione di preghiera con spiegazioni, ricordi, prediche, saluti e quant'altro. Le stesse "munizioni" siano riservate a quei momenti in cui la liturgia prevede formule ad libitum: introduzione all'atto penitenziale; invito alla preghiera alla presentazione dei doni; introduzione del Padre nostro. La preghiera dei fedeli si compia, per quanto è possibile anche nei giorni feriali se partecipano i fedeli.
  • Liturgia Eucaristica. Durante la presentazione dei doni nei giorni di festa, può compiersi una processione con i doni. Essa, composta dai fedeli, porterà all'altare il pane e il vino per la celebrazione. Questo ha un grande significato spirituale. Si potranno portare anche altri doni destinati all'assistenza dei poveri e alle vere necessità della chiesa in cui si celebra. Non è consentito portare altro. La presentazione dei doni non è il luogo dei simboli ma l'espressione della carità di Dio per tutti. Non ha nessun senso ed è quindi proibito, portare all'altare i ceri per la mensa, il pane di casa e il vino che non sarà consacrato, i grappoli d"uva, le spighe o la frutta che non sarà destinata ai poveri o alla parrocchia, i fiori, i libri, le preghiere scritte e tutti quei regali che saranno riutilizzati per altra processione offertoriale. Gli altri doni che non sono il pane e il vino non si pongano sull'altare. Durante la Prece eucaristica si potrà dire il nome o i nomi. dei defunti che si vogliono ricordare secondo il desiderio dei fedeli. Tuttavia si eviti di dire il nome dei defunti durante le Messe delle solennità e delle feste di precetto.
  • Riti di comunione e conclusione. La S. Comunione sulle mani non può essere considerato un obbligo per i fedeli, ma va sempre rispettata la scelta dei singoli sul modo di ricevere l'E.

Al termine della Messa si compia come per l'ingresso una processione per raggiungere la sacrestia.

17 Cfr Principi e norme per l'uso del Messale Romano, 309.

                                              

3.6. L'offerta fatta per la celebrazione della Messa

Evitando l'apparenza di contrattazione o di mercimonio, è lecito ad ogni sacerdote che celebra la Messa ricevere l'offerta data dai fedeli. Essa è stabilita nella somma di Euro 10,00. Dal can. 951 (§ 1-2) ci viene un duplice divieto: non è consentito trattenere tutta l'offerta della seconda o terza Messa celebrata nello stesso giorno tranne che a Natale, e non è mai consentito ricevere un'offerta per la seconda Messa concelebrata. Ogni sei mesi si comunichi all'Economo Diocesano il numero delle binazioni o trinazioni di Messe con la relativa offerta, tenendo presente che, considerata la retribuzione a titolo estrinseco del celebrante18, si dovrà versare la somma di Euro 7.50 per ogni binazione o trinazione.

3.7. Ammissione dei fanciulli all'E.

Per ammettere i fanciulli alla S. Comunione, si richiede una formazione di circa due anni attraverso una catechesi che tenga presente le attuali forme e gli strumenti della comunicazione e della crescita intellettuale. Si tenga sempre presente che l'esempio dei pastori e degli insegnanti risulta il primo catechismo che i fanciulli imparano.

Nella celebrazione della prima S. Comunione si evitino tutti quegli elementi folcloristici che sono di distrazione ai bambini.

La celebrazione sia sempre comunitaria con più bambini. Ai bambini che ricevono la prima Comunione non è consentito proclamare le lettura della Messa; potranno però annunciare le orazioni dei fedeli. Con un abito decoroso e semplice, che i genitori potranno scegliere di comune accordo, possibilmente tutti uguali siano disposti in maniera che possano facilmente avvicinarsi all'altare, liberi da lumi pericolosi, strani simboli o fiori inutili.

Per evitare spiacevoli inconvenienti e per la scarsità di significato, non si chieda ai genitori di accompagnare i loro bambini nel momento in cui si accostano all'altare per ricevere l'E.

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18 Cfr can 951§1.

4. PENITENZA

4.1. Principio teologico

Il sacramento della P. è il sacramento della riconciliazione e del perdono, istituito dal Redentore Divino il giorno stesso della sua Risurrezione 19.

4.2. Ministro della P.

Ricordi il sacerdote che ha la facoltà di esercitare la P. che nell'ascoltare le confessioni svolge un compito ad un tempo di giudice e di medico e di essere stato costituito da Dio ministro contemporaneamente della divina giustizia e misericordia così da provvedere all'onore divino e alla salvezza delle anime. Tutto questo si faccia aderendo fedelmente alla Dottrina del Magistero.

Si evitino durante la confessione, per quanto è possibile, le domande indiscrete, imprudenti e inutili.

Il sigillo sacramentale è assoluto e inviolabile, per cui assolutamente non è lecito oltre che tradire il penitente, far uso delle conoscenze acquisite dalla confessione con aggravi o del penitente o di altra persona 20.

4.3. Preparazione

I fanciulli che si accostano per la prima volta alla S. Comunione siano preparati a confessare fedelmente i propri peccati gravi. La predicazione e l'omelia domenicale richiamino spesso la necessità del sacramento della P. per la salvezza e per la perfezione della vita cristiana.

4.4. Luogo della celebrazione

Ci siano luoghi adatti alla celebrazione della P. in tutte le parrocchie. Dove non è  possibile adibire una cappella, si dispongano i confessionali con grata fissa; sempre in ordine e bene accessibili ai fedeli21.

Per ricevere le confessioni durante una celebrazione pubblica, il sacerdote indossi la stola viola sulla cotta o sull'abito ecclesiastico22.

4.5. Tempo della celebrazione

Pur essendo sempre consentita la P. prima della s. Messa, si scelgano delle giornate speciali e dei momenti stabiliti per facilitare una fruttuosa celebrazione da parte dei fedeli. Siano limitate le confessioni durante la s. Messa.

Ogni sacerdote, comunque, non rifiuti mai di celebrare la P. per nessun fedele tranne in caso di impedimenti che vengono dal Diritto.

4.6. La celebrazione

Si compiano spesso nelle parrocchie liturgie penitenziali, nelle quali, attraverso l'ascolto della Parola di Dio e un preciso esame di coscienza, si aiutino i fedeli ad accostarsi sovente alla P. e ad approfondire il senso del peccato in una coscienza desta.

Per quanto è possibile, anche i presbiteri in queste celebrazioni si accostino alla P.

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19 Gv 20,22ss

20 Cfr cann 983-984.

21 Cfr can. 964 § 2.

22 Cfr. C.E.I., Nota della Presidenza, 30 aprile 1975, 5.

5. UNZIONE DEGLI INFERMI

5.1. Principio teologico

Attraverso il sacramento dell'U. la Chiesa raccomanda il malato al Signore sofferente e glorificato e lo esorta a unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo. L'U conferisce al malato la grazia dello Spirito Santo, per avere forze nuove contro le tentazioni del maligno, ed essere rinfrancato nel corpo e nello spirito dalla fiducia in Dio.

5.2. Ministro dell'Unzione degli Infermi:

E' il parroco che amministra l'U. ai suoi fedeli. Comunque in caso di necessità, ogni sacerdote potrà farlo. Negli ospedali è il cappellano che ha questo compito, per cui, i parroci che vorranno amministrare l'U. ai propri fedeli ivi ricoverati, avvisino sempre il cappellano23.

Ogni sacerdote potrà portare con se l'olio benedetto dal Vescovo perché sia in grado di amministrare l'U. in caso di necessità. L'olio potrà comunque essere benedetto dallo stesso sacerdote solo in caso di estrema necessità.

5.3. Preparazione

I parroci predichino spesso sull'importanza del sacramento dell'U. per coloro che per l'età avanzata o per malattia sono in grave pericolo di morte. Si educhino i fedeli ad accostarsi senza timore all'U. e a non riservare il sacramento agli ultimi istanti di vita, spesso senza il pieno uso della ragione.

5.6. La celebrazione

Si prediliga sempre una celebrazione comunitaria dell'U. evitando però di sminuire il sacramento conferendolo a tutti i partecipanti indistintamente.

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23 Cfr can. 1003 § 2.

6. MATRIMONIO

6.1. Principio teologico

Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento24.

6.2. Dovere dei pastori

Tutti i parroci sono tenuti all'obbligo di provvedere che la propria comunità ecclesiale presti ai fedeli quell' assistenza mediante la quale lo stato matrimoniale perseveri nello spirito cristiano e progredisca in perfezione. Tale assistenza va prestata anzitutto:

-con la predicazione personale

-con una fruttuosa celebrazione liturgica

-offrendo un aiuto personale agli sposi

-con una preparazione remota, prossima, immediata25.

Si osservino scrupolosamente tutte le norme del Diritto Canonico e della Conferenza Episcopale prima di assistere la celebrazione di un M.

Il corso di formazione prematrimoniale è considerato obbligatorio. I parroci potranno indirizzare i nubendi ai corsi che si tengono in Diocesi secondo uno specifico calendario, oppure potranno tenerlo loro stessi. I corsi che tengono i parroci stessi, siano sempre composti di almeno cinque incontri, durante i quali i sacerdoti con altri collaboratori potranno illustrare la sana dottrina della Chiesa sul M.

6.3. La celebrazione

Siano evitate con garbo e tatto tutte quelle cerimonie che sono estranee alla liturgia romana e che spesso sono chieste dai nubendi o volute da alcuni pastori. Si evitino lo sfarzo e lo spreco.

I sacerdoti potranno accogliere i nubendi alla porta e accompagnarli all'altare, oppure salutarli direttamente davanti all'altare prima della celebrazione liturgica.

Si preferisca una celebrazione comunitaria durante la S. Messa in cui concorre l'assemblea festiva. Non si celebri il M. nel giorno di Natale, nella Settimana Santa, nel giorno di Pasqua.

Le letture della Liturgia della Parola come pure le orazioni, siano scelte dai sacerdoti a seconda delle opportunità. Si potrà chiedere un parere ai nubendi se si riterrà opportuno.

I nubendi ricevono l'annuncio della Parola e quindi non leggono le Letture.

Non si cambino mai le parola del consenso. Sono proibite tutte quelle strane forme in cui gli sposi si spostano durante la Liturgia Eucaristica salendo sull'altare per l'Agnus Dei accanto al presbitero; non è consentito che gli sposi prendano la S. Comunione da soli, o che si comunichino a vicenda.

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24 Cfr can. 1055 § l.

25 Cfr. Familiaris consortio 66-69.

APPENDICE I

LE ESEQUIE

1. Principio teologico

La liturgia cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore. Nelle esequie la Chiesa prega che i suoi figli, incorporati con il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell'anima, vengano accolti con i santi e gli eletti nel cielo, mentre il corpo aspetta la beata speranza della venuta del Cristo e la risurrezione dei morti26.

2. Diritti dei fedeli

A tutti i fedeli defunti si devono dare le esequie ecclesiastiche. Tuttavia ne sono esclusi coloro che, essendo peccatori manifesti, l'eventuale funerale in chiesa potrebbe suscitare pubblico scandalo (can. 1184). Si consulti sempre il Vescovo in caso di dubbio.

3. Doveri dei pastori

È compito dei pastori:

-essere presente al capezzale dei malati e dei moribondi

-fare una debita catechesi sul significato della morte cristiana

-recare sollievo alle famiglie del defunto

-presentare la liturgia esequiale nel contesto della vita liturgia parrocchiale27.

4. Tempo e luogo dell'E.

Non si compiamo E. nel giorno di Sabato Santo, neanche con la sola liturgia esequiale al cimitero. Nel giorno di Venerdì Santo non è consentita celebrare la S. Messa, ma solo la liturgia esequiale. E' fatto obbligo in questa data celebrare la liturgia esequiale fuori dalla chiesa parrocchiale. Nei giorni di Natale e Pasqua si osservi la liturgia del giorno anche nella celebrazione delle E.

La parrocchia del defunto è il luogo idoneo alla celebrazione delle E. Si ossequi però la volontà del defunto a riguardo o la volontà di color che dovranno organizzare le E.

5. La celebrazione

Non si usi il catafalco ma un decoroso e adatto tappeto per deporre la bara. Non si copra la bara di fiori per quanto è possibile ma si pongano accanto o sopra i simboli della fede e della vita del defunto: Croce, Vangelo, Corona del Rosario, bandiere ecc.. Se le E. si celebrano in una parrocchia si ponga accanto al feretro il cero pasquale acceso.

I canti siano impostati in modo che riecheggi la vivezza del linguaggio biblico e la spiritualità di quello liturgico,incentrati sulla speranza della resurrezione, evitando espressioni che offendono il dolore dei fedeli e il clima di serena ma profonda commozione.

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26 Cfr.Rito delle esequie, Premesse, l.

27 Cfr.Rito delle esequie, 25.

La Messa delle E. termina con la benedizione e il saluto finale; segue il rito delle esequie. Durante il rito delle esequie non manchino mai l'aspersione dell'acqua e l'incensazione.

I fiori in chiesa siano limitati e non si portino davanti all'altare tutti i numerosi fiori che il defunto ha ricevuto da parenti e amici.

Gli ottavari, i trigesimi e gli anniversari siano celebrati durante la Messa prevista nei singoli giorni, senza moltiplicare le celebrazioni.

APPENDICE I

Il canto liturgico.

Ogni parrocchia abbia un proprio coro, che si riunisce sovente per le prove con tutta l'assemblea dei fedeli, in modo che il canto non risulti espressione di pochi ma bensì la preghiera e l'acclamazione di tutto il popolo raccolto per celebrare le lodi del Signore.

I pastori curino che l'ordinario della Messa sia cantato nelle celebrazioni solenni e festive, in modo decoroso e accessibile per tutti i fedeli che vi partecipano. Nulla in contrario al canto polifonico classico affidato al coro; si riservi però qualche partecipazione attiva al canto da parte di tutta l'assemblea. Così pure per gli interventi dei solisti.

Sono proibiti tutti quei canti che, non attinenti al mistero che si celebra, vengono eseguiti per puro ossequio alle tradizioni popolari.

APPENDICE III

L'addobbo floreale

L'addobbo floreale nelle celebrazioni liturgiche è un' arte al servizio del culto. La disposizione dei fiori in chiesa risponde all'esigenza di adorare Dio, di dialogare con Lui e di esprimere la venerazione dei santi. In questa prospettiva non ha senso addobbare il banchi deputati ai fedeli.

Si tengano presenti sempre i Tempi dell'Anno Liturgico con particolare attenzione alla Quaresima che ordinariamente non prevede alcun fiore nella liturgia, e alla Pasqua che necessita del massimo splendore nell'addobbo floreale con i colori che richiamino il Mistero che si celebra: bianco e rosso.

Nella sistemazione dei fiori si dia il privilegio: all'altare (i fiori possono essere posti anche sulla mensa ma in modo che non ostacolino la visione); al crocifisso; all' ambone; al battistero (per la celebrazione del Battesimo); al cero pasquale nei pressi dell'altare (Tempo di Pasqua, Battesimo, Confermazione, Esequie); alla sede.

La custodia del SS. Sacramento sarà sempre oggetto di una particolare composizione floreale.

Per quanto riguarda i fedeli l'addobbo floreale potrà essere posto accanto a loro solo per le celebrazioni del Matrimonio, della Prima Comunione e delle Esequie.

Le immagini della Beata Vergine Maria e dei santi, potranno avere delle composizioni floreali nel rispetto dei tempi liturgici e con la dovuta proporzione rispetto all'altare. Nel rispetto del luogo sacro si curi che anche l'addobbo floreale evidenzi la dignità del luogo: resta proibito l'uso di fiori finti.

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