XXXI domenica
Sap 11,22-12,2;
2 Ts 1,11-2,3;
Lc 19,1-10

 

Cari fratelli e care sorelle,


zaccheo.jpgsono davvero lieto di presiedere la Santa Messa al termine di questa mattinata, che ha radunato  numerose confraternite della nostra Diocesi. Ho voluto questo momento da tempo e ringrazio P. Ildebrando per aver accettato la responsabilità di incontrarvi e di costruire con voi questo cammino delle confraternite. Proprio per questo ho anche voluto nominarlo mio Delegato per le confraternite. Sono convinto del valore della vostra presenza nella Diocesi e nelle parrocchie e vi ringrazio per quanto state facendo. Sono tuttavia persuaso che voi siete chiamati a riscoprire il senso della confraternita come servizio alle manifestazioni di fede legate al Signore, alla Vergine Maria e ai Santi, e insieme come servizio alla carità. Credo che Mons. Di Stefano durante la sua conferenza abbia sottolineato proprio questo aspetto della vostra presenza. Abbiamo bisogno perciò di aiutarci, di lavorare di più insieme, di mostrare che è bello vivere in sintonia non come padroni di una festa o di un santo, ma come umili servitori, in unità e comunione con i sacerdoti e i fedeli delle nostre diverse realtà. La confraternita infatti non è un corpo staccato dalla parrocchia né dalla Diocesi, che si affaccia una volta l’anno in occasione della festa, ma una sua parte essenziale. Per questo chiedo l’impegno di tutti voi, consapevole del bisogno che abbiamo di vivere in comunione e in amicizia al servizio di Dio e dei fratelli. Vi chiedo di essere seme di unità e di servizio in un mondo che ci vorrebbe contrapposti e divisi.

  

Leggendo il vangelo di oggi, mi sono immaginato Gesù che viene a casa nostra, cioè nel nostro cuore e nella nostra vita, come avvenne quel giorno a Zaccheo. Zaccheo era considerato un peccatore perché pubblicano. I pubblicani riscuotevano le tasse per conto dei romani, che allora governavano la terra di Gesù, ma non erano ben visti dalla gente. Zaccheo doveva essere un lavoratore e anche un ambizioso, tanto da essere diventato capo dei pubblicani e ricco. Probabilmente era anche un uomo duro a causa del mestiere che faceva. Eppure Zaccheo fu attratto da Gesù e cercava di vederlo. C’è come un contrasto tra l’importanza di Zaccheo e la sua statura. Era piccolo. Si può essere importanti, ricchi, potenti, ma per vedere Gesù bisogna essere piccoli, farsi piccoli, umili. L’umiltà non è certo una virtù diffusa nella vita di oggi. Ci sono al contrario tanta prepotenza e arroganza, che si trasformano spesso in violenza di parole e di gesti. Anche voi siete attratti da Gesù. Per questo ci tenete alla festa dei santi di cui portate il nome. Per voi portare la statua di Maria e di un santo è motivo di orgoglio. Ma vedete, oggi Gesù come a Zaccheo vi chiede di scendere dal vostro albero, da dove ognuno talvolta guarda gli altri dall’alto giudicando e credendosi forse migliore. Gesù vi guarda, vede le fatiche e le durezze della vostra vita, ma coglie in voi anche il desiderio di essere diversi. Vi chiama come chiamò Zaccheo: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. E Zaccheo scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.    Cari fratelli e sorelle, dobbiamo riconoscere che molte volte Gesù rimane fuori dalle nostre giornate. Le difficoltà e la fatica della vita ci impediscono di fermarci e di rispondere alla sua voce. Siamo uomini e donne abitudinari. Non crediamo che nella vita si possa cambiare qualcosa. Ma quando Gesù arriva a casa di Zaccheo, egli capisce che si può cambiare e decide di dare una parte dei suoi beni ai poveri. Oggi noi ascoltiamo Gesù che ci parla con affetto, lo accogliamo con gioia. La sua parola ci chiede di fare una scelta di generosità, di restituire una parte dell’amore che abbiamo ricevuto. Non si può vivere solo per avere e possedere. La vita è innanzitutto dono. Bisogna imparare a dare qualcosa di sé agli altri, soprattutto ai poveri, ai deboli, ai vecchi, ai bisognosi, fosse un po’ di tempo, di amicizia, di attenzione, un aiuto. Gesù non stabilisce la misura. Ognuno è libero di decidere, ma qualcosa bisogna dare. Anche Zaccheo stabilì una misura. Non diede tutto, ma una parte di quanto possedeva. La gioia viene dal dare, non dal tenere tutto per sé per paura di perdere quello che si ha. Per questo oggi don Nino vi ha parlato della carità, di quell’amore che si fa affetto, amicizia, compassione, supera le divisioni, perdona, avvicina agli altri e rende migliori. Quanto sono belle le parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato..Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita…Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci...perchè credano in te”.    Che cosa siamo davanti a Dio? Siamo polvere, povere creature, bisognose del suo amore e del suo aiuto. A che valgono l’orgoglio, la prepotenza, il litigio, la rabbia? Il Signore ci avvolge con il suo perdono e la sua compassione, quell’atteggiamento così bello e unico nei vangeli, che fa guardare agli altri con benevolenza, attenzione, simpatia. Oggi lo sguardo del Signore si posa su ognuno di noi con indulgenza. Sa che nessuno di noi è giusto, anche se talvolta si crede tale. Conosce il nostro peccato. Eppure non ci condanna, non ci disprezza, non ci allontana. Nel mondo quando uno sbaglia, si è subito pronti a giudicare e a condannare, quasi mai ad aiutare. Non così il Signore. Egli ci corregge e ci ammonisce perché noi crediamo in lui, accogliamo la sua parola, ne facciamo motivo di cambiamento di noi stessi. Ognuno di noi può e deve essere migliore. Ognuno di noi, per l’appartenenza a una confraternita, è chiamato ad essere di esempio per bontà, simpatia, generosità, per quell’amore che rende il mondo migliore e più umano. Siamo in un tempo difficile. La crisi economica colpisce molta gente. Forse anche tra voi c’è chi sta attraversando un brutto momento. Abbiamo perciò ancor più bisogno di sostenerci, aiutarci, volerci bene.  Ringraziamo il Signore per questo momento di riflessione, di preghiera e di festa, e chiediamogli che ci aiuti a vivere con maggiore responsabilità il nostro impegno cristiano, perché gli altri, vedendoci, possano prendere esempio da noi. Partecipiamo con fedeltà alla messa della domenica per poter ascoltare ogni settimana la parola di Dio ed essere aiutati a vivere nello spirito di carità che oggi abbiamo compreso.

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