Omelia veglia pasquale 2024Sabato 30 marzo 2023
Cattedrale




Sorelle e fratelli, la luce del risorto ha illuminato la notte del mondo e del nostro cuore. Nessuno lo prevedeva, né le donne che lo avevano seguito lungo la via dolorosa, né tanto meno i discepoli che erano fuggiti per paura. Per questo il Vangelo di Marco, il primo vangelo scritto, è così essenziale nel racconto delle apparizioni del risorto. Esso terminava nella prima stesura con il racconto che abbiamo ascoltato. Sono delle donne le prime a vedere qualcosa di inaspettato: vanno al sepolcro, ma la pietra pesante che lo chiudeva era stata rotolata via. Appare solo un giovane, di fronte a cui hanno paura. Egli le rassicura e annuncia che Gesù è risorto e che proprio loro devono andare a dirlo ai discepoli, perché li precederà in Galilea, il luogo degli inizi. Ma le donne non dissero nulla per paura, come si legge di seguito.

Delle donne e un giovane, in abito bianco, che si fa messaggero della parola di Dio. Eppure, non fu facile credere, né capire che in quelle parole del giovane ci fosse una buona notizia, il cuore della fede nel loro amico di Nazareth: in Gesù risorto Dio aveva vinto la morte. Un giovane indicava che era avvenuto qualcosa di nuovo, di inaspettato. Sì, sorelle e fratelli, che cosa poteva dire un giovane davanti a una morte così violenta e infamante? Chi gli avrebbe creduto? I giovani spesso non sono ascoltati né tanto meno creduti. Eppure, le sue parole aprivano a qualcosa del tutto nuovo. Non era previsto, non faceva parte del patrimonio di fede di quelle donne, delle loro credenze e abitudini, dei fatti della loro vita. Così talvolta avviene anche a noi, quando il Signore ci parla. Ma no! Non è possibile! Almeno non per me! Sarà vero per gli altri, forse per i bigotti o per i semplici. Caro amico, oggi questo annuncio semplice, oggi si direbbe un breve messaggio, è rivolto proprio a te: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui”. Sì, questa notizia è sconvolgente, inattesa, quanto necessaria, in un mondo dove la morte e la sofferenza continuano a segnare la vita di tanti. La violenza del terrorismo e delle guerre, l’odio che cresce, la povertà e l’abbandono, accompagnate spesso dall’indifferenza di molti, ne sono i segni visibili.

Non vogliamo oggi lasciarci toccare nel cuore da questa buona notizia? Non vogliamo accoglierla come un invito a rinascere a vita nuova, a rinnovare la nostra umanità, credere che è possibile contrastare il male e la violenza con la mitezza e la rinuncia alla spada, come fece il nostro amico Gesù, ma soprattutto imparando a vivere insieme come sorelle e fratelli e non come estranei o nemici? Il Signore ci precede, facendoci tornare agli inizi del nostro incontro con lui, come fu per i discepoli la Galilea. A Pasqua tutto può nascere di nuovo per chi si affida al Signore. Lo dicono anche le Sante Scritture di Israele che abbiamo ascoltato. La Genesi ci parla dell’inizio della vita, mostrandoci l’immagine di Dio impressa in ogni essere umano. Tutti portiamo in noi l’impronta di Dio, la sua presenza amorevole. Fu l’inizio per la Bibbia, ma non tanto temporale, quanto piuttosto nell’essenza di ciò che noi siamo come esseri umani dentro il creato. Per questo tutto fu dichiarato “buono”, il bene che veniva da Dio. Ciò avvenne di nuovo, quando Dio vide la miseria del suo popolo schiavo in Egitto e ne ascoltò il grido. Così lo fece uscire per condurlo verso una terra nuova. Un nuovo inizio. Anche il profeta si rivolge a un popolo in esilio, privato della sua terra e dei suoi beni, come tanti profughi del nostro tempo che fuggono da guerre e povertà: “Tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome (per indicare la sua forza di vita), tuo redentore è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra”. Ecco: ancora un nuovo inizio, segnato dall’amore di Dio, che vuole la vita e la salvezza dell’umanità. Fratelli e sorelle, oggi si rinnova il dono di vita di Dio a ognuno di noi e alle nostre comunità, dono di amore, dono di un nuovo inizio per ciascuno e per il mondo intero. E’ quel dono che il Signore aveva spiegato nell’ultima cena con i suoi, quando li radunò per dire che in quella tavola, in cui si offriva a noi nella sua morte e resurrezione, era racchiuso il segreto della vita: una fraternità piena di amore. Non tirarti indietro per paura! Non pensare: già faccio il possibile! Il risorto ti parla: vai dove troverai il Signore, anzitutto qui nella sua casa, poi nella preghiera e nella meditazione della Parola di Dio, ma anche lo troverai nella periferia della Galilea, cioè nei poveri e nei bisognosi di amore e di solidarietà. Così potrai costruire quella fraternità ogni giorno in un mondo di nemici, accogliendo e amando gli altri come sorelle e fratelli. Ecco la buona notizia della Pasqua di vita e di luce. Lasciati illuminare e guidare. E infine ci dice: “Pace a voi”. Si, pace, quel dono che manca al mondo, abituato alla guerra e alle armi, grande affare del momento. Sii donna e uomo di pace, donna e uomo della Pasqua, perché donne e uomini di quella famiglia, la nostra, che è nata sotto la croce con Maria e Giovanni, e si è resa visibile nella resurrezione! Rendila anche tu visibile nella vita della Chiesa e della tua comunità. Amen.



+ Ambrogio vescovo


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