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Domenica 17 gennaio 2021
chiesa Sant'Oliva in Castro dei Volsci

Ordinazione Diaconale Andrea Lombardo 17 01 2021 

Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la seconda domenica di quello che la Chiesa chiama Tempo Ordinario. Lo facciamo oggi qui a Sant’Oliva dove verrà conferito il diaconato a Andrea, che ha vissuto con voi la sua preparazione a questo passo importante. La parola che abbiamo ascoltato sembra aiutare te e noi tutti a vivere questo momento come una scelta. Infatti, essa ci fa intendere che ogni tempo vissuto con il Signore ha una sua straordinarietà, che entra nella nostra vita, la interroga, la vuole sottrarre alla prigionia dell’abitudine e della scontatezza. Siamo in un mondo in cui sembra non ci possa essere un nuovo inizio, un momento di novità, di cambiamento. Al massimo si spera che “tutto torni come prima”, come dicono molti, ma non che tutto torni meglio di prima, che ci possa essere davvero un cambiamento profondo dei cuori e dell’umanità. Perciò ci sorprende che proprio nella prima domenica di questo tempo liturgico la parola di Dio ci inviti invece a un nuovo inizio.

I tempi di Samuele erano difficili. Tempi di passaggio per Israele da una forma di governo carismatico, quello dei giudici, a uno più istituzionale, quello della monarchia. Eppure, questo tempo comincia con la chiamata di un giovane ad essere profeta, Samuele, uomo della parola di Dio. Samuele viveva al servizio del tempio, ma non aveva ancora imparato a conoscere la voce di Dio. È vero, capita anche a noi: viviamo come cristiani, eppure nella vita talvolta non riconosciamo la voce di Dio, come non la riconobbe neppure l’anziano Eli, che da anni la ascoltava. Dio ci chiama, ma facilmente si scambia la sua voce con quella di un altro, come fece Samuele. Oggi il Signore torna a chiamarci, proprio all’inizio di questo tempo. Ci chiama per nome e coglie di soprassalto uomini e donne distratti dal sonno dell’io. Eppure, almeno ci sveglia dall’abitudine a stare nella casa di Dio come se fosse scontato e da dove spesso usciamo come siamo entrati, senza che nulla cambi nella nostra vita.


 

Abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, ci spieghi che è il Signore a volerci parlare e ci metta sulle labbra le parole da dire: “Se ti chiamerà, dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”. Cari fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di Eli, abbiamo bisogno di qualcuno, che non smetta di aiutarci a riconoscere il Signore che ci parla, per non lasciare andare a vuoto una sola parola che il Signore ci rivolge. Caro Andrea, questo sarà il segreto anche della tua vita, al di là del tuo pensiero e delle tue convinzioni, che dovranno sempre misurarsi con l’unica Parola che è luce per la nostra vita. Ma non potrai mai farlo da solo.

Così avvenne anche ai primi discepoli di Gesù. Anch’essi ebbero bisogno di Giovanni Battista, che indicò loro il Signore: “Ecco l’agnello di Dio”. Gesù è l’agnello pasquale, colui che nella sua morte e resurrezione potrà liberare dalla schiavitù del male e del peccato, come Dio liberò Israele dall’Egitto. Noi, come quei primi discepoli, seguiamo Gesù, vediamo in lui la nostra unica vera salvezza. È il nuovo inizio, di cui abbiamo bisogno. È l’inizio di una ricerca, perché Dio va cercato anche nell’incertezza, nella paura e nella fragilità di questo tempo, in cui la pandemia ci mette a dura prova. “Che cercate?”, chiese il Signore. “Chi cerchi?”, chiederà il Signore alla fine del Vangelo di Giovanni a Maria Maddalena proprio dopo la Pasqua. È una domanda che fa nascere in noi il desiderio di stare con lui, il desiderio di un nuovo inizio. Dove vivi, Signore, perché noi possiamo stare con te, possiamo finalmente uscire dai luoghi dove nascondiamo noi stessi per paura? “Venite e vedrete”, risponde il Signore. Abbandoniamo i nostri rifugi, dove ci nascondiamo a Dio e ai fratelli. Andiamo da lui per ricominciare a vedere, perché è rimanendo con il Signore che si inizia a vedere con chiarezza dentro noi stessi e nel mondo talvolta avvolto nel buio.


Rimanere con Gesù non restringe gli orizzonti; al contrario, fa uscire dall’egoismo, fa andare oltre il proprio piccolo mondo e le proprie abitudini per annunciare a tutti la scoperta gioiosa di colui che è infinitamente più grande di noi, il Messia. Una gioia profonda, infatti, investì quei due discepoli: avevano trovato colui che cercavano. Andrea uscì da quella casa, ma non dall’amicizia con Gesù. Vide suo fratello, gli fece sentire la gioia di quell’incontro e lo condusse a sua volta da Gesù. Iniziava in questo modo, vedendo e chiamando, vivendo e amando, la vicenda cristiana: storia di una nuova fraternità. Simone, nell’incontro con Gesù, divenne Pietro, ricevette una nuova e inaspettata vocazione. Anche noi, incontrando il Signore, riceviamo la vocazione di essere “pietre vive” di questa affascinante fraternità che è la comunità cristiana, quel corpo di cui parla Paolo, che è il noi della Chiesa e delle nostre comunità, e non i tanti io con i quali a volta si vive nel mondo e purtroppo anche tra noi. Così sarà anche per te, caro Andrea, che oggi diventi diacono, cioè servo degli altri, soprattutto dei poveri e dei bisognosi, e servo di quella Parola che oggi ti viene consegnata perché tu, meditandola e amandola la possa comunicare con gioia a tutti. Sii, come Samuele, un uomo di preghiera, un uomo della Parola di Dio, servo di tutti, particolarmente dei poveri.


                                   + Ambrogio Vescovo 



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