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Abbazia cistercense di Casamari - Veroli
21 luglio 2020

Messa Abate Romagnuolo005


Cari fratelli e care sorelle, cari Monaci della Congregazione Cistercense di Casamari,

siamo insieme in questa antica basilica, luogo di preghiera e di storia cristiana secolare, per pregare ancora una volta per il nostro caro dom Eugenio Romagnuolo, Abate Preside della vostra Congregazione. Lo ricordiamo come uomo di preghiera, dallo sguardo mite e benevolo. Dalla Puglia, terra di origine della sua vocazione monastica, a Valvisciolo e poi a Casamari come Abate. Potremmo dire di essere di fronte a un monaco con una vita monastica lineare, senza scossoni, ma permeata da una solida vita spirituale che ha arricchito e scandito la vita fraterna e la laboriosità discreta della vostra comunità, sempre con l’intento di ritessere le diversità perché nella preghiera si vivesse quella comunione così caratteristica di una comunità religiosa.

Dom Eugenio è stata purtroppo una delle numerose vittime della pandemia che sta ancora affliggendo il mondo. Fa parte di quella schiera innumerevole di anziani che non ce l’ha fatta a superare questo male che in alcuni momenti è apparso quasi invincibile e di fronte a cui ci siamo trovati a volte sprovvisti dei mezzi necessari, nonostante il progresso della scienza. Non possiamo dimenticare questo senso di impossibilità e l’incapacità a salvare la vita di molti che sono stati colpiti dal Covid-19. Sarebbe troppo facile dimenticare questo dolore a cui dom Eugenio è stato associato. Mi piace allora ricordarlo in compagnia di quei monaci vostri predecessori, che persero la vita in un tempo diverso, ma ugualmente difficile seppur per altre ragioni, i martiri di Casamari, di cui da poco papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto di martirio. La morte, comunque ci raggiunga, è il grande nemico, ma il Signore ha vinto la morte. E la vita è sempre dono, come ci testimoniano i martiri, ma anche come noi siamo chiamati ad accogliere e a vivere. Questo dono va restituito in una esistenza generosa, segnata dalla gratuità. I cristiani sono uomini e donne che vivono per restituire gratuitamente ciò che gratuitamente hanno ricevuto e continuano a ricevere con la grazia di Dio. Questi sono soprattutto i monaci, vite donate al Signore, testimonianza di un’umanità accogliente e laboriosa, costruttori di fraternità.

“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”, disse Gesù rivolgendosi alla folla e a coloro che avevano chiesto di lui: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. Cari fratelli, il mondo ha bisogno di fratelli, sorelle e madri. C’è bisogno di fraternità, di maternità e di paternità. Dom Eugenio fu padre premuroso e attento. Oggi il mondo sembra popolato di orfani, donne e uomini che pensano di vincere la paura con la spensieratezza o la soddisfazione di un momento, oppure con la prepotenza o la fuga nel proprio egoismo, rinunciando a vivere con gli altri e per gli altri, disorientati in un mondo liquido, dove tutto sembra uguale e dove si cerca una felicità passeggera, dove ci si costruisce il proprio nido, si difende la propria verità senza sogni e senza visioni che vadano al di là di se stessi e del proprio piccolo mondo.

Questa abbazia è stata nei secoli luogo di preghiera e di formazione alla vita, custodia di cultura e di laboriosa fraternità. Oggi, come tutti noi, si trova davanti alle domande di un cambiamento d’epoca ed è chiamata a cercare risposte nuove pur nello spirito della sua storia. Non basta aggiustare le cose che facciamo, arrangiarci per non soccombere. Questi mesi, che ci hanno costretto alla distanza, non possono non aiutarci a riflettere sul bisogno che abbiamo di costruire un mondo dove luoghi come questo siano segno di unità nella frammentazione delle diversità e di un’umanità che si rinnova nutrendoci della sapienza e della luce che vengono dalla sua parola. Il mondo chiede pensiero e visione per entrare dentro le maglie difficili della storia del nostro tempo e trovare risposte spirituali all’abisso del male e dell’ingiustizia. Troppi nel mondo soffrono. Non possiamo dimenticarlo pensando di salvare noi stessi senza di loro. “Siamo nella stessa barca”, come ci ha ricordato papa Francesco in quella memorabile preghiera del 27 marzo, e dobbiamo cercare di remare insieme, perché nessuno si salva da solo. Mentre affidiamo ancora una volta nella preghiera il nostro caro abate Eugenio alla bontà del Signore, perché possa godere della gioia del Paradiso, invochiamo l’aiuto del Signore perché Casamari continui a essere luogo di rinnovamento spirituale e luce di umanità non solo per questa terra, ma per ogni luogo dove essa risplende per la presenza dei suoi monaci. Amen.



† Ambrogio Vescovo




Qui la Fotogallery Messa in suffragio Abate Romagnuolo

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