Cattedrale
26 febbraio 2020
omelia

Care sorelle e cari fratelli,

iniziamo oggi insieme il tempo di Quaresima come popolo di Dio riunito attorno al suo Signore, che ci parla con la forza del suo amore invitandoci a tornare a lui con le parole del profeta: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti… Ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. Sì, cari amici, abbiamo bisogno di tornare al Signore, di metterci davanti a lui, con umiltà, senza paura, senza nascondere il nostro bisogno e la nostra fragilità. Il rito delle ceneri poste sul nostro capo ci ricorda sempre che siamo tutti polvere, donne e uomini deboli. Per questo il Signore ci aspetta all’inizio del tempo prezioso della Quaresima come quel Padre misericordioso aspettava il figlio che si era perso pensando che ce l’avrebbe fatta da solo, avrebbe avuto successo, sarebbe riuscito nella vita, avrebbe finalmente risolto i suoi problemi e si sarebbe liberato dalle sue preoccupazioni. A volte la paura di perdere noi stessi, di rinunciare a qualcosa, di cambiare, ci fa chiudere anche davanti a Dio. Cari fratelli, questo è “il tempo favorevole, il giorno della salvezza!”, dice l’apostolo Paolo. Non c’è sempre un altro tempo. Non si può sempre rimandare, aspettare. La Quaresima è il tempo della fretta della conversione al Signore, il tempo in cui volgere di nuovo il nostro sguardo verso di lui, che ci vuole accogliere con misericordia.

Perché cambiare, convertirsi? Ci chiediamo tuttavia quasi incerti e dubbiosi. Siamo in un tempo difficile, pieno di paure e di ansie, di chiusure e di tristezza. In questi giorni tutti esperimentiamo ancor più distintamente quanto la malattia, a causa del coronavirus, possa raggiungere la vita di tutti in modo quasi imprevedibile. C’è ancora speranza nelle nostre giornate? Siamo grati a tutti coloro che, in modi diversi, stanno contribuendo ad aiutare i malati e a superare questo momento difficile. Come possiamo vivere la pur giusta preoccupazione con serenità facendo anche il bene degli altri, e non solo il nostro, e aiutando chi è più fragile e debole, come gli anziani, perché non si spaventino e siano aiutati dalla nostra premura e solidarietà? Se torniamo al Signore, se ci mettiamo umilmente davanti a lui, se ascoltiamo con rinnovata fiducia la sua parola senza nasconderci dietro i nostri impegni e le nostre paure, forse potremmo trovare la via che dà senso, pace, gioia, perché cambia il cuore.


Il Vangelo ci indica con chiarezza e grande amore le tre cose necessarie, che ogni anno ci vengono proposte: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. L’elemosina è un gesto semplice, da apparire quasi insignificante, tanto che da alcuni è ritenuto persino inutile, se non dannoso. Si legge nel libro di Tobia: “Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo. In proporzione a quanto possiedi fa’ elemosina, secondo le tue disponibilità; se hai poco, non esitare a fare l’elemosina secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, perché l’elemosina libera dalla morte e impedisce di entrare nelle tenebre” (4,7-10). L’elemosina, cioè l’attenzione generosa e gratuita al povero e al bisognoso, avvicina a Dio e libera dall’ansia per noi stessi, dà pace al cuore, rende bella la vita. Ognuno di noi lo ha esperimentato nella solidarietà e nell’aiuto a chi ha bisogno. Poi la preghiera. Essa nasce dal bisogno. Il mondo ha bisogno di donne e uomini che pregano, perché cessino le ingiustizie, le guerre, la violenza, le divisioni, e vincano l’amore e la pace. Anche noi abbiamo bisogno di pregare, sempre! Il Signore ascolta sempre la preghiera fatta con fede, ed essa ha una tale forza da rendere possibile l’impossibile. Infine, il digiuno. Qual’è il digiuno che Dio vuole, si chiede il profeta: “Sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, mandare liberi gli oppressi, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che è nudo”. Ecco il digiuno della Quaresima, fratelli e sorelle. “Allora – continua il profeta – la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto … invocherai e il Signore risponderà” (Isaia 58,8-9).

Sì, la nostra luce sorgerà e illuminerà gli altri, e nell’amore per i poveri e i bisognosi potranno guarire anche le ferite del nostro cuore e il Signore si presenterà a noi per aiutarci, sostenerci, indicarci la via della vita. “Eccomi”, ci dirà. E noi con fiducia prenderemo la sua mano e ci lasceremo guidare, aiutare, perché solo così troveremo quella pace e quella gioia che affannosamente cerchiamo e a volte non troviamo. Grazie, Signore, per questo tempo favorevole. Donaci di accoglierlo con gioia per il cambiamento del nostro cuore e del mondo intero.


                                                                              + Vescovo Ambrogio

Qui la  Fotogallery Mercoledì delle Ceneri
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Durante la preghiera dei fedeli si è pregato anche

"per chi in questi giorni soffre a causa del coronavirus. Guarisci i malati, proteggi le popolazioni colpite, guida con la tua benedizione i medici e quanti sono impegnati per sconfiggere l'epidemia. Dona consolazione, pace e salvezza. E fa' che la paura ceda il posto alla speranza";

e per "
il giovane Usmàn, della Costa d'Avorio, nostro ospite ed amico, che ha perso la vita in un incidente sul lavoro ad Anagni, mentre era alla ricerca di un futuro migliore. Accoglilo nel tuo Regno e stai vicino a sua moglie e suo figlio in Africa".

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Si legga anche la news dedicata alla Quaresima 2020

pdfAvvenire-Lazio-7_1-Marzo-2020.pdf