Cattedrale
Sabato 31 dicembre 2022


Te Deum 2022
Cari fratelli e sorelle,
concludiamo l’anno e diamo inizio al nuovo insieme nella Cattedrale, segno di unità del nostro popolo. Siamo entrati cantando la pace, dono di cui oggi sentiamo un grande bisogno e per cui vogliamo continuare a pregare unendoci a quei paesi che soffrono per la guerra, come l’Ucraina. Ci poniamo sotto la protezione della Vergine Santissima, Madre di Dio, lei che ci insegna a custodire tutte le cose che aveva ascoltato e vissuto nella nascita di Gesù, “meditandole nel suo cuore”.

In questi giorni abbiamo esperimentato anche noi la presenza di Dio in Gesù, divenuto uno di noi. Nella sua piccolezza ritroviamo la tenerezza di Dio che si china su di noi fino a entrare in maniera così partecipe della nostra umanità e della nostra storia. In lui ritroviamo la nostra fragilità, tanto esperimentata durante la pandemia, il nostro bisogno di essere amati e capiti, di condividere le fatiche e di ricordarci di chi è stato colpito dal Covid pregando per lui e unendoci alla sua sofferenza. Abbiamo vissuto la necessità di ritrovarci dopo la dispersione e il distanziamento della pandemia, che ha reso tutti più soli, soprattutto chi già lo era, come gli anziani.

In lui vediamo l’amore di Dio per l’umanità, la scelta di mostrarci da vicino il suo volto, la sua presenza amorevole, come abbiamo ascoltato nella benedizione sacerdotale di Aronne: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. La benedizione di Dio si riversa su di noi in Gesù. Essa ci rende partecipi della vita stessa di Dio, crea comunione, intimità con lui. Il suo volto risplende su di noi, lo stesso che i discepoli contemplarono sul monte Tabor, e noi ne vediamo la bellezza, perché da esso vengono grazia e pace. Cari amici, oggi vorrei ci sentissimo partecipi, illuminati, da questa benedizione che ci avvolge, ci rinnova, trasfigura la nostra umanità incerta e impaurita, ci dona grazia, l’amore gratuito di Dio, e quella pace tanto desiderata.

La benedizione di Dio allarga il nostro sguardo, ci rende partecipi delle vicende del mondo, che in questo anno sono state segnate da tanta sofferenza e violenza. Le vittime delle guerre, delle conseguenze dei cambiamenti climatici, e di tante ingiustizie, violenze e povertà che ancora segnano il nostro tempo. Cari fratelli e sorelle, siamo più consapevoli di essere parte di un’unica famiglia umana, che non può continuare a vivere costruendo muri e barriere, né pensando che ognuno si salva da solo, sia esso un individuo, un territorio, un Paese o un continente. La guerra in Ucraina lo dimostra ogni giorno. Sarebbe bene perciò uscire dall’idea che dobbiamo preservare noi stessi dalla contaminazione degli altri, se mai dobbiamo preservarci dal contagio del male, che penetra nei cuori, divide, umilia, distrugge, uccide, mentre negli altri dobbiamo imparare a vedere il bene e farlo fruttificare. Sarebbe l’impegno migliore per far progredire il mondo e far crescere l’umanità. Tra tanta violenza la felice notizia che un altro Paese, lo Zambia, abbia abolito la pena di morte ci rallegra, perché uccidere è sempre male.

L’Apostolo Paolo ci aiuta a vivere all’inizio del nuovo anno con uno spirito nuovo, illuminati dalla luce del volto di Dio in Gesù, lo spirito dei “figli”, che possono rivolgersi a Dio chiamandolo “Padre”. “Quindi non sei più schiavo ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio”. E possiamo aggiungere che, se siamo figli di un unico Padre, siamo anche fratelli e sorelle tra noi. Questa intimità con il Signore diventa un invito a vivere una fraternità più profonda e sincera, che non cancella le differenze tra noi, ma fa riscoprire nella differenza la ricchezza di ciascuno come un contributo a costruire comunione di amore e unità. Le nostre comunità possono e devono diventare luoghi di unità, sorgenti di bene e di pace. Usciamo dai particolarismi, dai protagonismi, da quei giudizi sugli altri che dividono e allontanano. In un mondo così diviso e litigioso come il nostro, la paternità di Dio che ci rende figli sia un monito contro la divisione, la chiusura in noi stessi e nei nostri recinti, che a volte escludono e impediscono ad altri di entrare. E spesso il recinto è semplicemente il nostro egocentrismo!

Scrive papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale per la pace: “Avendo toccato con mano la fragilità che contraddistingue la realtà umana e la nostra esistenza personale, possiamo dire che la più grande lezione che il Covid-19 ci lascia in eredità è la consapevolezza che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina, e che nessuno può salvarsi da solo”. Cari fratelli e sorelle, custodiamo con cura e impegno l’unità delle nostre comunità intorno alla mangiatoia di Betlemme perché sia il segno eloquente di quell’unità della famiglia umana, di cui ha tanto bisogno il mondo, unica via alla pace, e per la quale ci dobbiamo tutti impegnare con generosità e passione.

Affidiamo al Signore il papa emerito Benedetto XVI, che ha concluso la sua vita terrena dopo aver guidato la Chiesa con paternità, sapienza e mitezza, perché possa godere la pace del Paradiso. Ho avuto la gioia di incontrarlo molte volte, dal 1980 quando era Arcivescovo di Monaco di Baviera fino a quando si era ritirato dopo le dimissioni nel monastero Mater Ecclesiae.   

Sorelle e fratelli, mentre ringraziamo il Signore per i doni che ha concesso alla nostra vita durante l’anno che finisce, chiediamo a lui che il nuovo anno sia per tutti l’anno della fraternità e della pace. Fa, o Signore, re della pace, che ognuno di noi ne siamo l’artefice! Amen!


+ Ambrogio Vescovo


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