Menu
 
0
0
0
s2smodern

IV Domenica di Quaresima
22 marzo 2020
Basilica di Santa Maria Salome - Veroli
Il video integrale è disponibile cliccando qui




Care sorelle e cari fratelli,

Ci avviciniamo alla Settimana Santa di passione, morte e resurrezione di Gesù. Anche in questa domenica siamo distanti fisicamente, tuttavia il Signore ci aiuta a riscoprire il senso dell’essere un unico popolo da lui convocato a condividere la gioia della sua presenza piena di amore per tutti noi, soprattutto per coloro che soffrono per la malattia, i tanti che negli ospedali si occupano di loro, le nostre famiglie, i piccoli e i grandi, i giovani e gli anziani, ancor più soli a casa o negli istituti, i carcerati, i poveri che vivono senza casa e non hanno nessuno, i profughi accalcati alle porte dell’Europa in cerca di un futuro. Vorrei, proprio nella distanza a cui siamo tenuti, vivessimo con uno sguardo largo che crea unità, amicizia, va oltre i confini a cui siamo abituati e abbraccia l’intera famiglia umana, uno sguardo che ci fa condividere le paure e le speranza di questi giorni difficili. Il Signore non abbandonerà il mondo alla violenza del male.

   La Parola di Dio ci aiuta sempre, rimane una grande sorgente di saggezza e di umanità. Per questo bisogna leggere la Bibbia! Anche quando Dio mandò il profeta Samuele da Iesse a cercare un re per il suo popolo non erano tempi facili. Iesse, come farebbe ognuno di noi davanti a una richiesta così importante, presentò uno a uno i suoi figli, cominciando dal più forte, il più robusto, tanto da dimenticarsi del più piccolo, il più insignificante, Davide, che se ne stava in campagna. Nei tempi difficili nasce sempre la tentazione di un uomo forte che risolva in fretta i problemi! Ma Dio fu chiaro con Samuele: “Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Cari amici, Dio vede il cuore di ognuno, vede le nostre paure, la nostra fragilità, il nostro bisogno, anche le nostre attese e speranze. Siamo tutti deboli e poca cosa. A volte ci si fa grandi, ci si crede chissà chi, si diventa prepotenti, arroganti, sicuri di sé, si pensa di dominare gli altri con il denaro e la furbizia, e così rendiamo il mondo peggiore e la convivenza impossibile. Con facilità si giudicano gli altri dalle apparenze, da quello che hanno o da come si presentano, senza averci mai parlato, senza averli ascoltati, guardati nel cuore, come fa Dio con noi. Oggi, tuttavia, ci scopriamo tutti più deboli, impreparati, impauriti. Scopriamo che conta ciò che abbiamo nel cuore, e non conta certo il vestito, la casa lussuosa o la macchina appariscente. Solo un cuore umile e pieno di amore resiste nelle intemperie della vita. Il resto crolla!

   Gesù riconobbe il bisogno di quell’uomo cieco fin dalla nascita e che nessuno era riuscito, o forse non aveva voluto aiutare, perché era per giunta un mendicante. I circostanti discutono sulla malattia e sulla guarigione di quell’uomo. I genitori sono sottoposti a un interrogatorio. Il problema è stabilire di chi fosse la colpa della sua malattia, perché la malattia portava in sé sempre una colpa, o se fosse lecito a Gesù guarirlo in un giorno proibito. Poi, non dimentichiamolo, era un medicante, e si sa che i mendicanti sono ritenuti di solito colpevoli di qualcosa, anche oggi. E i motivi per non aiutarli si trovano come giustificazione al proprio egoismo e alla propria paura. Solo Gesù non discute, non accampa scuse davanti a quell’uomo, non gli interessa stabilire delle colpe, si ferma, si accorge di lui e della sua condizione, e lo guarisce, spalmandogli del fango sugli occhi e dicendogli: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Sì, in qualche modo Gesù ebbe bisogno della sua collaborazione. Egli andò, tornò e ci vedeva. Quel fango e quell’acqua furono per quell’uomo una nuova creazione, una nuova vita, la liberazione dalle tenebre, dal buio, una guarigione completa, materiale e spirituale. Per questo al termine del racconto il cieco riconosce in Gesù il Signore che guarisce e salva. C’è a volte buio anche nella nostra vita e in quella del mondo. Il buio ti impedisce di vedere al di là di te stesso, del tuo orizzonte ristretto. Forse ognuno dovrebbe porre a Gesù la stessa domanda che alcuni gli posero al termine del racconto: “”Siamo ciechi anche noi?”. Gesù rispose: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma, siccome dite: Noi vediamo. Il vostro peccato rimane”.  Cari amici, siamo tutti un po’ ciechi, perché spesso vediamo noi stessi e poco altro, e guardiamo gli altri per giudicarli. Chiediamo a Gesù di poter vedere con gli occhi del cuore, dell’umiltà, della bontà, della compassione, dell’amore, altrimenti rimarremo ciechi e non ce ne accorgeremo. In questo tempo difficile, il Signore ci liberi dal buio dell’egoismo e della paura, ci aiuti a vedere con il suo sguardo largo perché possiamo uscire dal male che ci affligge con la luce del suo amore, forza di vita e di speranza, e possiamo essere amici e solidali con tutti, soprattutto con coloro che soffrono più di noi. Affidiamoci all’intercessione di Santa Maria Salome, nostra patrona, discepola e madre, lei che ha seguito Gesù nella sofferenza della Passione e morte, per annunciare fin da noi la gioia della resurrezione, perché ci apra gli occhi del cuore e ci liberi dal flagello che ci opprime!   

Amen

+ Ambrogio Vescovo

---

Si legga anche:
Coronavirus: informazioni e comunicazioni
Quaresima 2020
Distanti ma vicini - La Parola di Dio cura dell'anima
In streaming la Messa del Vescovo