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Domenica 24 maggio 2020
Basilica di Santa Maria Salome - Veroli
omelia ascensione

Care sorelle e cari fratelli, ci ritroviamo insieme come i discepoli a Gerusalemme dopo questo tempo in cui ci siamo uniti dalle nostre case alla celebrazione della Messa a causa dell’impossibilità ad incontrarci personalmente. Siamo contenti e ringraziamo il Signore per essere di nuovo insieme attorno alla mensa della sua parola e del pane di vita eterna. Qui infatti riscopriamo la gioia e la bellezza di essere cristiani, la famiglia dei discepoli di Gesù, non tanti io separati ma un “noi”, una comunità di sorelle e fratelli senza esclusione di nessuno. La mensa a cui siamo invitati è proprio la tavola della fratellanza. Siamo diversi, ma il Signore ci unisce, ci rende con il suo amore un popolo universale. Si, abbiamo sentito la mancanza di questo popolo, e non dobbiamo più dimenticare il bisogno di unirci alla nostra comunità nel giorno di Domenica. Oggi siamo qui in un giorno speciale in cui celebriamo la festa di Santa Maria Salome, patrona di Veroli e della nostra diocesi, lei donna che ha seguito Gesù fin sotto la croce ed è stata raggiunta dall’annuncio della resurrezione prima degli apostoli.

Il Signore Gesù torna in mezzo a noi, come quel giorno tornò tra i discepoli a Gerusalemme. Anch’essi avevano le loro incertezze e paure, si domandavano quale sarebbe stato il loro futuro e quello del mondo, come noi ci chiediamo come sarà il futuro, soprattutto in questo tempo così difficile davanti alla pandemia che ha causato morte e sofferenza. Quei discepoli avevano quasi fretta di risolvere una volta per tutte i problemi e le difficoltà sperando che finalmente Gesù avrebbe posto fine alla forza del male e dicono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno per Israele?”.


Si aspettavano qualcosa di nuovo, di migliore, di diverso. Chi di noi non porta nel cuore l’attesa che cessi il male che ci affligge? Chi di noi non vorrebbe un tempo e un mondo migliori? Gesù conosce le nostre domande, anche le nostre paure e preoccupazioni, sa le nostre speranze e attese. Per questo ci parla, come ai discepoli, per rassicurarci mentre sale al cielo, verso il Padre celeste. Egli ci indica che questo è anche il nostro futuro, il cielo, una vita per sempre con il Signore. Potremmo tuttavia chiederci: che senso ha questo per la vita di ogni giorno? Due uomini in bianche vesti, degli angeli, apparvero ai discepoli e li ammonirono: “Perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. E poi Gesù dice ai discepoli prima di salire al cielo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Il cielo comincia qui, cari fratelli. Il Signore sale al Padre, ma non ci lascia soli, non ci abbandona, vive in mezzo a noi nella Messa che ci vede riuniti, nella preghiera, nell’amicizia con i poveri, nella fraternità delle nostre comunità, in quell’amore universale che impariamo ascoltando il Vangelo.

Ognuno di noi però potrebbe dire: noi siamo uomini e donne della terra, abbiamo i nostri problemi, le nostre difficoltà. Le preoccupazioni della vita ci angustiano, il male mette paura e ci fa chiudere in noi stessi. Come possiamo allora essere già uomini e donne del cielo, che stanno con il Signore e vivono il Vangelo?  Maria Salome ci aiuta a trovare una risposta. Seguì Gesù, si mise al suo servizio, lo ascoltò, capì che quell’uomo le aveva donato un segreto di vita e di felicità che nessuno aveva. Per questo lo seguì fin sotto la croce e poi cominciò a annunciare agli altri il tesoro che aveva scoperto e vissuto fino a giungere a noi, come vuole la tradizione.

Allora vorrei dirvi: questo nuovo inizio della celebrazione eucaristica con le nostre comunità sia per tutti un vero nuovo inizio. Non uniamoci più a coloro che sanno solo lamentarsi, giudicare, prendersela con gli altri oppure a chi continua a litigare e a insultare pur in questo tempo di dolore, in cui ognuno dovrebbe guardare gli altri con più amore e rispetto. Lasciamoci guidare da Gesù, che sarà sempre con noi; ma noi dobbiamo accoglierlo, comportarci come se fosse con noi, senza dar ragione a noi stessi, lasciandoci interrogare e cambiare dalla sua parola che rende umani e felici. Consapevoli della forza del male, che abbiamo visto abbattersi in questo tempo in ogni parte del mondo, soprattutto su tanti anziani – non possiamo dimenticare che circa il 50% dei morti per il coronavirus sono anziani degli istituti, una vera vergogna! -, affidiamoci al Signore, che cammina con noi e ci avvicina a chi soffre. Continuiamo nell’impegno generoso per costruire sulla terra un pezzo di paradiso, non per godercelo da soli, bensì perché altri, a cominciare dai poveri, da chi soffre, da chi è solo, malato, anziano, lo possa gustare con noi. Papa Francesco ci sta mostrando che questo è il volto più bello della Chiesa, una Chiesa povera perché amica dei poveri, una Chiesa che riscopre la semplicità del Vangelo, una Chiesa forte perché prega e ama, un “ospedale da campo” che si prende cura di tutti senza esclusione. Questo sarà il cielo che noi cominciamo a preparare su quel pezzo di terra in cui viviamo ogni giorno, ma che vorrebbe abbracciare tutti, soprattutto chi soffre per la pandemia, chi si prodiga per loro, o anche chi soffre lontano da noi, per la guerra, la fame, i cambiamenti climatici, la mancanza di cure e di amore. La nostra patrona ci sostenga e ci indichi la strada per vivere con Gesù nell’attesa del dono dello Spirito Santo che con gli apostoli e con lei aspettiamo nel giorno di Pentecoste. Amen. 



+ Ambrogio Vescovo


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Si legga anche Santa Maria Salome 2020