Omelia Natale

Sabato 24 dicembre 2022
Cattedrale Frosinone



Cari fratelli e sorelle,
l’annuncio del profeta Isaia risuona in questa notte santa come uno squarcio di luce in questo tempo di guerra e di tanta violenza in molte parti del mondo. Non doveva essere pacifico neppure il tempo del profeta. La Parola di Dio irrompe inaspettata nella vita di quel popolo e anche nella nostra, mentre siamo chini su noi stessi, quasi impauriti nel buio che limita lo sguardo, fa guardare a noi stessi, abitua al lamento e alla tristezza. Eppure, Dio non si dimentica di noi, vede la fatica della vita, l’ingiustizia e la violenza, la sofferenza dei poveri, la solitudine degli anziani, lo smarrimento dei piccoli e dei giovani. “Dio si è scomodato” per te, per noi, come diceva Péguy. La sua venuta in Gesù ci illumina, insegna la bontà, fa guardare al futuro con speranza: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio… Il suo nome sarà: “Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine”.

È possibile accogliere questo annuncio? Possiamo fare nostre queste parole piene di speranza e capaci di farci sognare e costruire la pace? Cari fratelli e sorelle, oggi vorremmo unirci all’annuncio del profeta, vorremmo che le sue parole divenissero la nostra vita e anche le nostre parole, quelle che condividiamo con gli altri almeno nella preghiera, a partire da chi vive più di noi la sofferenza di questo tempo, a cominciare dagli Ucraini, oppressi dalla guerra, consegnati al gelo della notte e alla paura della morte. Alziamo lo sguardo verso di loro, verso i popoli oppressi dalla violenza, come nel Tigrai in Etiopia o nel Nord Kivu in Congo, in Siria o in Myanmar, nello Yemen e nel Nord del Mozambico. Uniamoci al grido di dolore dei bambini, che come Gesù a Betlemme vivono in luoghi di fortuna per ripararsi dal freddo e dalla violenza. Forse qualcuno potrebbe dire: ma anche noi facciamo fatica in questo tempo, anche da noi c’è tanta sofferenza. Sì, è vero. Ma a volte non la vediamo o pensiamo che la nostra sia l’unica e così ci chiudiamo tristemente in noi stessi.

Alziamoci, andiamo a Betlemme. I pastori vegliavano facendo la guardia al loro gregge. “Un angelo del Signore – un suo messaggero – si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce”. Un angelo si presenta a noi in questa notte e ci avvolge di luce la gloria del Signore, la sua presenza, il suo amore luminoso. Esso ci turba, ne siamo sorpresi, perché a volte stiamo davanti a Dio senza sorprenderci, un po’ per abitudine, come se non dovesse mai succedere niente di nuovo. Veniamo e andiamo a casa come siamo arrivati. Invece oggi avviene qualcosa di inatteso. Non siamo qui per abitudine né solo per tradizione, ma perché abbiamo bisogno di essere avvolti da quella luce, che da soli non troviamo. Abbiamo bisogno di tornare a Betlemme con i pastori e i Magi d’oriente, per condividere con loro la gioia di stare attorno a quel bambino e di prenderci cura di lui, come vorremmo con lui prenderci cura di tutti coloro che sono come lui fragili e piccoli, come doveva essere Gesù nel grande e potente Impero Romano.

Usciamo allora e andiamo anche noi a Betlemme. Lì avviene qualcosa di straordinario, che dà inizio a un vero cambiamento, a un rinnovamento della vita e del mondo. Possiamo ricominciare a vivere. Lo cantano gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, amati dal Signore”. “Gloria a Dio”. Oggi lo cantiamo di nuovo per cantare la gioia della sua presenza, la speranza della sua luce che fa vedere oltre se stessi, la sua bontà che ci avvolge e dà pace e induce alla speranza. Prenditi cura di quel bambino e di chi è come lui e avrai sempre la luce della sua Parola, che imparerai ad ascoltare e a portare nel cuore. Non farai fatica a trovarlo vicino o lontano che sia. Sarà un piccolo, uno straniero, un anziano, un carcerato, una donna umiliata della sua dignità, un disoccupato, un popolo ferito dalla guerra, qualcuno che si è smarrito e non trova la strada giusta. Nella lode di Dio troverai anche tu la pace, perché il Signore viene glorificato dalla pace che noi sappiamo costruire ogni giorno là dove siamo, nelle nostre famiglie, nelle contrade e nei paesi, nelle città e ovunque incontri qualcuno, quando imparerai a non giudicare, a non escludere, a non usare violenza di parole e di gesti, a perdonare, a vivere con gentilezza, trattando gli altri con rispetto, simpatia e bontà. Allora continuiamo a cantare nella vita di ogni giorno il canto degli angeli sulla mangiatoria di Betlemme: “Gloria a Dio nel più altro dei cieli, e sulla terra pace agli uomini, amati dal Signore”. Quel canto libererà il tuo cuore dalla paura e dalla tristezza e ti unirà al nostro popolo per costruire una famiglia universale di sorelle e fratelli. Amen!



+ Ambrogio Vescovo

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Si legga anche la news dedicata
Santo Natale 2022

e l'articolo di resoconto pubblicato su pdfAvvenire_Lazio_7_8_gennaio_2023.pdf