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innamorati ma vivi




L'articolo pubblicato sull'editoriale "Parole vive" - sulla prima pagina di Laziosette, l'inserto regionale del quotidiano Avvenire, domenica 22 marzo 2020 - 
a pochi giorni dalla ventottesima Giornata di preghiera e digiuno in memoria di quanti hanno donato la loro vita per il Vangelo.


di Ambrogio Spreafico


Il 24 marzo 1980 a San Salvador veniva ucciso l’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero mentre celebrava l’Eucarestia. Erano anni difficili nel suo Paese, ma Romero predicava il Vangelo con fiducia e coraggio, difendendo la vita dei poveri, denunciando ingiustizie e violenze. Una vita offerta e donata per il Vangelo. Romero, oggi martire e santo, aiuta a capire che, perfino in tempi bui e in situazioni critiche, la fedeltà radicale al Vangelo può incidere sulla realtà fino a trasformarla.

Stiamo attraversando un momento di estrema durezza, in cui la violenza del male ha colpito all’improvviso, seminando morte e terrore. La paura e un senso di impotenza rendono difficili risposte personali, al di là di quelle generose e ammirevoli dei tanti che negli ospedali e nel volontariato fanno di tutto per affrontare questa emergenza.
Romero, pur essendo minacciato ed accusato da entrambe le parti in conflitto, si sentiva pastore di un popolo, di un “noi”, che lo rendeva parte della storia del suo Paese. Aveva scelto come motto episcopale: “Sentire con la Chiesa” e lo ha messo in pratica fino in fondo.

Oggi, nella distanza a cui siamo tenuti, sentiamo proprio la mancanza del “noi” delle nostre comunità, che la Domenica ci raduna attorno al Signore; sentiamo il bisogno di incontrarci, ascoltarci, salutarci, soprattutto il bisogno di ascoltare Dio che ci parla.
Non possiamo vivere senza gli altri, siamo fatti gli uni per gli altri. Soprattutto oggi ci accorgiamo che il destino di ognuno è legato a quello dell’intera umanità. Siamo connessi nel bene e nel male. Non mi riferisco solo alle epidemie o alle crisi economiche: il virus ha messo in ombra altri movimenti globali, altre sofferenze che ci riguardano, come quelle dei rifugiati che scappano da guerre e persecuzioni, ma vengono bloccati alle frontiere del benessere, dalla Grecia, alla Libia, fino al Messico. Penso anche ai disastri ambientali, che danneggiano l’intero pianeta e sembra non siano estranei alla facilità con cui un simile virus si diffonda. Per questo è illusorio quando un Paese, un continente, un territorio, un individuo pensa di farcela da solo, e costruisce difese, muri, che non lo salveranno. Tutto è connesso!

Oggi ci mancano le persone con cui passiamo le nostre giornate (penso ai bambini e ai giovani che non possono frequentare le scuole, il catechismo, o le diverse associazioni ecclesiali). La solitudine e la distanza non sono la normalità della vita. Basta chiedere agli anziani soli o in istituto, a volte abbandonati persino dai parenti, se è bello essere isolati. Come reagire? Il grande Hillel dice nella  Mishna: “Quando mancano gli uomini, sforzati tu di essere uomo”. È ciò che Romero ci testimonia.

Preghiera e solidarietà saranno la luce che ci faranno attraversare questo tempo con una fede più matura e un’umanità più ricca. Il contagio dell’amore e la resilienza di tutti ci renderanno un Paese più forte e solidale.


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- Per approfondimenti sul tema "Innamorati e vivi" della XXVIII Giornata di preghiera e digiuno (24 marzo 2020) si rimanda al sito di Missio Italia a questo link.

- Si legga l'articolo anche nel formato pdf: https://www.diocesifrosinone.it/images/stories/avvenire-lazio7/anno-2020/Avvenire-Lazio-7_22-Marzo-2020-Lazio.pdf