Mercoledi' 1 dicembre, presso la chiesa del Sacro Cuore a Frosinone, il Vescovo ha celebrato una Santa Messa in ricordo dei giovani defunti.
Di seguito, la lettera che Mons. Spreafico ha inviato ai genitori che hanno perso i loro figli ancora giovani e il testo dell'omelia.

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"Care sorelle e cari fratelli, ho voluto celebrare con voi tutti questa Eucaristia per affidare ancora una volta al Signore tutti i vostri cari defunti, soprattutto coloro che vi hanno lasciato da piccoli e da giovani".



La morte di una persona cara è sempre causa di grande dolore, ancor più se questa persona è in giovane età. Subito ci appare un’ingiustizia. Ed è vero. La morte è sempre un’ingiustizia, ma maggiormente quando colpisce chi ha ancora tanta parte della vita davanti a sé. Anche Gesù, il Figlio di Dio, subì la morte da giovane, lui l’unico innocente, senza peccato. Chi più del Signore può capire il vostro dolore ed anche il vostro lamento, il vostro grido di protesta a Dio?

 

Ma, vedete, il Signore non abbandona nessuno nel dolore. Lo scoprì persino Giobbe, quest’uomo di cui ci parla la Bibbia, che era ricco e fu privato di tutto, dei figli e dei beni che possedeva. Si scagliò contro Dio, chiese conto a lui con insistenza di quanto gli stava succedendo, ma infine scoprì che non solo il Signore non era la causa dei suoi mali, ma che anzi Dio gli era vicino ed egli non se ne era accorto. Sì, forse è capitato anche a noi nel dolore di pensare che Dio fosse lontano e non si interessasse di noi o che egli fosse addirittura la causa della morte.

Oggi noi siamo qui per scoprire di nuovo che il Signore non ha abbandonato né noi né i nostri cari che ci hanno lasciato. Ce lo hanno spiegato le due letture che abbiamo ascoltato. La prima , dal libro dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia, ci parla di un nuovo cielo e una nuova terra e della Gerusalemme celeste, che scende da Dio come una sposa. E’ il paradiso, quello che noi aspettiamo per noi e che crediamo il Signore concederà a tutti i nostri cari. Ma già fin da oggi Dio viene ad abitare in mezzo a noi, per essere il nostro Dio, per aiutarci, accompagnarci, salvarci. Nella vita spesso si dimentica che il Signore ci sta accanto, perché ognuno è preso da se stesso, dalle preoccupazioni della vita, dagli impegni, oppure si perde nelle difficoltà. Il Signore viene ad asciugare le lacrime dei nostri occhi fin da oggi, mentre ci aiuta a guardare oltre noi stessi. Non cerchiamo risposte vane o magiche, ma affidiamoci a lui per trovare nel suo Vangelo la nostra forza e la risposta alle nostre domande.

La morte, care sorelle e cari fratelli, quasi paradossalmente ci unisce. Il dolore, almeno quando tocca noi e qualcuno che conosciamo, ci avvicina e ci rende un popolo, una famiglia, come quella che nacque quel giorno a Gerusalemme sotto la croce di Gesù, quando Gesù affidò il discepolo alla madre e la madre al discepolo. Pensate, oggi il Signore dall’alto della croce, quella che sta davanti a noi in ogni chiesa, ci dice: “Donna, ecco tuo figlio, figlio, ecco tua madre”. Gesù ci affida l’uno all’altro. La Chiesa nasce nel dolore di quella morte, quando uno si prende cura dell’altro. La Chiesa vorrebbe essere vostra madre, accogliervi, aiutarvi, consolarvi. Forse talvolta non lo è, perché persino noi uomini di Chiesa talvolta ci perdiamo dietro noi stessi e non sempre sappiamo star vicino a chi soffre. Ma sappiate che qui e ovunque potete trovare qualcuno con cui confidarvi e a cui parlare del vostro dolore, una comunità con cui pregare anche quando la preghiera non vi viene spontanea. In un mondo diviso come il nostro, in cui ci si affanna per amore di se stessi, ci si nasconde nel proprio piccolo orticello per paura di perdersi, ci scopriamo non persone isolate,  ma parte di un unico popolo, la comunità dei discepoli di Gesù, che trova in lui unità profonda. È un dono prezioso che ci viene concesso e che ci libera dalla continua tentazione che vorrebbe farci vivere solo per noi stessi. Guardiamoci l’un l’altro! Davanti alla morte niente più ci separa. Anzi, sentiamo la nostra debolezza e il nostro bisogno. Custodiamo questa unità e l’amore che sentiamo quando ci troviamo insieme e ci consoliamo nel dolore.

Di fronte a un mondo violento e diviso, di gente prepotente che vuole affermare se stessa, in cui l’unica legge sembra la ricerca del proprio interesse e di un po’ di benessere in una vita diventata più difficile e faticosa, le parole dell’Apocalisse sembrano descrivere un altro mondo, lontano, irraggiungibile, impossibile da realizzare nel nostro mondo, un nuovo cielo e una nuova terra. Chi di noi non lo vorrebbe? Sì, siamo di fronte davvero a un mondo diverso da quello di tutti i giorni, spesso costellato di egoismi, divisioni, contrapposizioni, inimicizie, che impediscono l’unità e  intralciano il superamento del proprio io in una comunione di amore. Le parole dell’Apocalisse tuttavia non perdono la forza di essere per noi tutti una proposta di vita, quella di coloro che accolgono l’invito a diventare da uomini e donne della terra, attaccati a se stessi e alle cose, uomini e donne spirituali, imparando ad ascoltare il Vangelo, a partecipare alla messa della domenica, per poter entrare già fin d’ora a far parte di quella Gerusalemme celeste, dove nessuno più difenderà se stesso o il proprio interesse, perché ognuno vivrà l’amore che Dio ci ha insegnato.

Care sorelle e cari fratelli, ci troviamo davanti all’antico sogno di Dio che volle gli uomini non nemici né divisi, ma fratelli. Oggi, mentre celebriamo questa Santa Messa, vediamo realizzarsi questo sogno e ci sentiamo coinvolti in un disegno di amore che va oltre quanto siamo in grado di comprendere e di vivere ogni giorno. Non tiriamoci indietro per paura di perdere noi stessi. Aspiriamo alla santità, che è comunione con il Signore, vita gioiosa con gli altri e amica di chi ha bisogno. Viviamo l’audacia di essere uomini e donne di quella famiglia nata sotto la croce, che non accetta la divisione come un fatto normale né il conflitto come naturale. Aiutiamo i piccoli e i giovani a non perdersi dietro le facili illusioni della nostra società, che fa crescere prepotenti e arroganti anche se si è fragili e deboli. La vittoria di Gesù sulla morte rafforza la nostra vita quotidiana in un mondo di gente incerta e impaurita, e ci aiuta a guardare al futuro con speranza e con la certezza che il Signore non permetterà al male di soffocare i tanti segni di bene che egli ha posto nella nostra vita.

Il Signore consoli il vostro dolore, vi aiuti a non stancarvi mai di rivolgervi a lui nella preghiera, e la Chiesa, nostra madre, possa sostenervi sempre nelle difficoltà della vita. Sappiate che questa sarà sempre la vostra casa, luogo di umanità e di amore, luogo del’incontro con Dio e con il suo amore. 


+ Ambrogio Spreafico