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Lo sguardo del Signore

Veroli- Palazzetto dello Sport 14 ottobre 2005

 

Più volte nel Vangelo viene sottolineato lo sguardo di Gesù verso le più disparate  situazioni delle persone che erano attorno a Lui.

Lo sguardo sulle folle e provare tenerezza, compassione, per quelle persone senza Pastore…..

Lo sguardo sulle messi biondeggianti mentre prova nostalgia struggente per quanto sarebbe grandioso se ci fossero operai adeguati.

Lo sguardo su Gerusalemme mentre prova tanta tristezza da scoppiare in pianto per il suo peccato e la sua trascuratezza…..

Lo sguardo sul giovane ricco in ricerca di cosa fare della propria vita e il volergli tanto bene, da subito.

Lo sguardo sulla ragazza peccatrice, su Maria Maddalena e su tanti poveri peccatori che non condanna e salva.

Lo sguardo su Pietro in un momento drammatico, su Giuda mentre lo bacia infingardo ma che Lui continua ad amare.

Lo sguardo su Maria dall’alto della croce mentre ci affida  a Lei e quello su Giovanni, al quale affida "la mamma”.

Sono solo alcuni stralci del Vangelo che mettono in luce la forza dello Sguardo di Gesù.  

 

Quegli occhi, pieni di amore, trasognati di nostalgia e di speranza ma, fondamentalmente pieni di fiducia, continuano a fissarsi su di noi.

vi invito a fermarvi, a contemplare quello sguardo che affascina e conquista, per fissare anche noi il nostro sguardo su di Lui.

Il nostro Convegno ha questo intento:orientare il nostro sguardo, anzi fissarlo, su Gesù Cristo, Parola di Vita.

 

Cosa significa questo fissare, nel nostro quotidiano? Cosa comporta nelle scelte esistenziali della vita? Non un imperativo morale, ma un coinvolgimento d’amore, con Lui che ci ha amati per primo.

“Con lo sguardo fisso su Gesù: Parola della vita”.

Significa situarsi in ogni circostanza della vita sotto lo sguardo di Gesù e a nostra volta ascoltando e mettendo in pratica la Sua Parola di vita, comportarci come Egli stesso si è comportato.

Non è, lo ripeto, un impegno morale, etico, ma uno stile di vita modellato dal Vangelo.

 Difatti sono io il Pietro che rinnega, il Giuda che tradisce, il peccatore che Egli guarda intensamente.

Sono io il malato bisognoso di guarigione, Sono io……

Dunque Lui mi guarda, mi fissa, mi ama ed io guardo Lui: i nostri sguardi si incrociano.

Sono sguardi appassionati che si incrociano. Domandiamoci cosa poi in definitiva scaturisca da questo incrocio di occhi che si cercano, si scrutano…

Cosa si saranno detti con gli occhi il Maestro e il giovane ricco che, purtroppo, china lo sguardo non reggendo la forza di quello sguardo: Cosa stava cercando di dire il Maestro a Giuda… non lo sapremo mai perché Giuda non ha osato alzare lo sguardo mentre baciava il Maestro tradito e venduto…

 

Cosa avranno detto gli occhi di Maria Maddalena, quelli della spaurita giovane peccatrice gettata ai suoi piedi nel Tempio; del malato che cerca la guarigione, dei genitori dei bambini malati o indemoniati che implorano il maestro Gesù.

 

Penso anche, con preoccupazione, agli occhi fissi su di Lui nella Sinagoga di Nazareth che, intriganti, volevano sapere se si decideva finalmente a restare nel villaggetto di Nazareth ed essere il “loro” taumaturgo privato. .

Penso non senza amarezza ai “capi” che mentre le folle esaltavano Gesù, loro stavano a vedere.

Preoccupazione e amarezza perché anche oggi mentre il Signore continua a guardare il Suo Popolo Amato, ci sono  ancora gli sguardi  fissi su di Lui, ciascuno con la sua propria angolazione, con il proprio fardello, con il suo problema e così freddi, senza speranza, contraddittori ed ambigui e, soprattutto,  così vuoti, così egoisti, così lontani da Lui….. Uno stare a vedere senza emozioni, senza coinvolgimento. Questo è il problema! E noi restiamo a vedere?

 

Con il  V° Convegno Ecclesiale, la Diocesi vuole recuperare il cuore di tutti  e portarlo ad incrociare lo Sguardo su di Lui che ci ha guardato per primo.

Fissare lo  sguardo su Gesù significa contemplare il suo volto.

 

Se siamo in ascolto profondo dello Spirito Santo che abbiamo invocato,  la contemplazione del Volto di Cristo ci farà vedere riflesso nel suo sguardo il volto del fratello.

Così la contemplazione diventa attiva, anzi CONTEMPLATTIVA (così l’avrebbe definita don Tonino Bello)…

Perché la “relazione al volto dell’altro è immediatamente coinvolgente”.

Il volto dell’altro ti viene incontro e ti dice “ Tu non ucciderai, non ruberai, non farai menzogna…Così, riflesso nel volto di Cristo, il volto dell’altro entra nel nostro mondo; esso è una visitazione, è responsabilità: esso mi guarda e mi riguarda e mi impone un atteggiamento responsabile.

Il volto dell’altro mi impone un atteggiamento responsabile: è il povero per il quale io potrei tutto e al quale devo tutto.

Il volto dell’altro mi mette in questione, mi rende immediatamente responsabile e mi coinvolge!.

Vi prego fratelli, lasciatevi coinvolgere dagli occhi di Gesù il Signore!

 

lo Sguardo fisso su di Lui, che S.E. Mons. Angelo Comastri orienterà, parlando al nostro cuore, lo proseguiremo con la Grande Adorazione Eucaristica di questa sera.