Domenica, 16 ottobre 2005 – Convegno Ecclesiale Diocesano - Veroli

 

“Con lo sguardo fisso su Gesù, Parola della Vita, impegnandoci a continuare a guardarlo con amore finché Egli sia formato in tutti”. Abbiamo voluto questo Convegno per attivare una grande verifica anzitutto sulla nostra fede e, in modo particolare, su questi sei anni di servizio pastorale alla Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino, scanditi dai cinque convegni ecclesiali vissuti e dalle indicazioni che, di anno in anno, la Diocesi si è data attraverso i suoi organismi di partecipazione. 

Alla base, nel 2000, avevamo posto in partenza due punti centrali prioritari ed irrinunciabili da perseguire nel piano pastorale  per il quinquennio (2000/2005), La Comunione e la Formazione e, proprio su questi, abbiamo scommesso il nostro impegno. Senza falsi trionfalismi, voglio dirvi con gioia e soddisfazione un  grazie grande  per aver creduto in me e nei miei più stretti collaboratori, i Responsabili dei Centri Pastorali e  per averci seguito.

Grazie per la fatica che spesso avete dovuto sopportare per continuare a credere, a sperare e a lavorare per la vigna del Signore nelle innegabili difficoltà di ogni giorno. Grazie per la fattiva collaborazione di tutti, indispensabile se volevamo andare avanti insieme! Ci siamo riusciti abbastanza, grazie al Signore, a Maria Santissima ed al vostro cuore generoso di laici, religiosi, sacerdoti, di appartenenti ai gruppi ecclesiali tanto benemeriti  per il vostro specifico carisma messo a disposizione della nostra Chiesa locale.  In modo particolare permettetemi di ringraziare i referenti Vicariali dei 3 Centri Pastorali e dei due ambiti della famiglia e dei Giovani ed anche  i cari fratelli dei Consigli Pastorali Diocesano e Vicariali.

In questi sei anni si è dunque lavorato come manifesta il largo consenso che avete dato anche quest’anno, in modo particolare nell’incontro con Mons. Comastri e nella Adorazione… ed ancora, nei  laboratori dei Centri di ieri, sabato 15. Ma, soprattutto, mi commuove e mi entusiasma il fatto che sia stato un convegno frutto della stretta collaborazione di tutti: sacerdoti, mai visti tanti preti a lavorare insieme per il convegno assieme ai laici, alle religiose, ai giovani… il convegno l’ha fatto la chiesa diocesana!

Più avanti mi soffermerò sulle richieste, le domande, le prospettive che avete avanzato per compilare il piano quinquennale prossimo 2005/2010 e del quale gli organismi competenti terranno prezioso conto.

Io stesso ho tratto notevoli suggestioni per presentarvi i punti programmatici dei quali è indispensabile che noi tutti, Parroci, Religiosi, Laici impegnati, Gruppi Ecclesiali, Cammini e Movimenti prendiamo atto per orientare in modo concreto e fattivo il nostro impegno.

1) Ripartire da Gesù Cristo

Anzitutto c’è una grande richiesta di centrare la figura, l’identità, la persona di Gesù Cristo. Conoscerlo di più, approfondire il suo messaggio, comprendere le sfumature della sua presenza, partire da Lui, il Signore della vita e della storia, per modellare su di lui la nostra vita ed orientare la nostra presenza nel mondo.

Insomma una cristologia tutta da ricuperare e prendere a cuore; una centralità di Lui e vivere in conseguenza.

Fissare lo sguardo su di Lui per conoscerlo di più e meglio servirlo secondo il Suo progetto.”Vogliamo vedere il Signore!”

Egli è «la grande sorpresa di Dio», colui che è all’origine della nostra fede e che nella sua vita ci ha lasciato un esempio, affinché camminassimo sulle sue tracce (cfr. 1Pt 2,21). Solo il continuo e rinnovato ascolto della Parola della vita; solo la contemplazione costante del suo volto permetteranno ancora una volta alla nostra Chiesa di comprendere chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l’uomo (cfr.LG:21). Solo seguendo l’itinerario della missione dell’Inviato sarà possibile per la Chiesa assumere uno stile missionario conforme a quello del Servo perché “miriamo a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito Santo l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito” ( cfr. GS 3). Questa è la missione della Chiesa nella storia e al cuore dell’umanità. Perciò essa medita anzitutto e sempre “sul mistero di Cristo, fondamento assoluto di ogni nostra azione pastorale”(Cfr..NMI, 15)

La nostrasperanza si fonda unicamente sul fatto che la via tracciata da Gesù di Nazaret è quella che conduce anche noi alla vita piena ed eterna:”Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza” (1Cor 6,14). Noi possiamo comprendere, di giorno in giorno, che vivendo cristianamente si fa il bene – lo si fa emergere nella storia –, che la vita cristiana è bella, degna di essere vissuta; possiamo anche sperimentare umanamente che vale la pena di vivere offrendo la vita per amore.

 2) Con lo sguardo fisso su Gesù: la Conversione Pastorale

C’è poi, da parte di tutti, una grande richiesta di novità, cambiamento di stile comportamentale tra le varie componenti della nostra Chiesa. Viene invocato sempre più esplicitamente che tutti, io ed il mio presbiterio –una cosa sola con me - per primi, e i laici impegnati, le Consacrate, le Associazioni, i Gruppi, i Movimenti.. entriamo finalmente nella coscienza di cercare la Conversione Pastorale tanto sollecitata dai vescovi Italiani.

Di fronte alle sfide che i fenomeni socio-culturali pongono in modo urgente e ineludibile, mentre ci  si inoltra nel terzo millennio, i cristiani non possono sottrarsi alla prova di dire e di testimoniare la fede “con fiducioso ottimismo” (. Giovanni Paolo 11, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n. 29.)

Il fondamentale atteggiamento di chi vive la speranza che non delude, si manifesta concretamente nel produrre un rinnovato slancio di impegno apostolico, di zelo per la causa del Vangelo, di obbedienza a Dio, Signore dell’universo, assecondando la voce ispiratrice dello Spirito.

(Comitato preparatorio del IV Convegno Ecclesiale Nazionale, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo. Traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona )

In nome e in forza del “mandato” del Signore, la Chiesa, nell’esercizio quotidiano del ministero della Evangelizzazione (annuncio) e della Catechesi (mistagogia), della Celebrazione dei Divini Misteri (liturgia), della Testimonianza della Carità (diaconia), nella Famiglia e con i Giovani, attua il suo compito primario e offre la sua testimonianza di servizio a Cristo.

La Chiesa infatti è inviata perché Lui sia conosciuto, amato, seguito; perché la sua Parola si diffonda; perché il suo Regno arrivi; perché la speranza di salvezza raggiunga ogni uomo e si adempia in tutto il mondo.

Ancora risuona l’invito pressante di Giovanni Paolo II all’inizio del terzo millennio: “Ripartire da Cristo!” e aggiungeva: “Non ci seduce la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula magica ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi! (Giovanni Paolo Il, d.c. n. 29) .

Questo compito perenne della Chiesa, perché sia più aderente alle attese, più incisivo nelle coscienze degli uomini del nostro tempo e anche più impegnativo e organico, ha bisogno, da una parte, che si concretizzi nella piena assunzione delle istanze della storia del nostro tempo e, dall’altra, che si materializzi nel cercare e ritrovare nuove modalità espressive, nuovo ardore, nuovo slancio  per far calare nelle coscienze il Vangelo di Gesù. Questo è la Conversione Pastorale!

 3) Una terza istanza ho raccolto: la Formazione di tutti!

Come a dire “Insegnateci, formateci, educateci  a saper offrire un annuncio che, partendo  dalla Parola della Vita contemplata ed amata nel volto di Gesù Cristo, possa essere efficace in un mondo che cambia. In altre parole: che dobbiamo fare? Come? Con quali mezzi oggi? Con quali modalità ed atteggiamenti?…”

Si tratta di comprendere l’esigenza, anzi l’urgenza di annunciare Gesù Cristo nel tessuto vivo della società, nei fenomeni emergenti nel tempo della mobilità  - drammatico se proviamo a considerare ad esempio il tasso di perseveranza dei nostri ragazzi al catechismo, ai gruppi; della nostra gente alla festa della domenica.

Annunciare Gesù Cristo nei fenomeni emergenti  nel tempo del lavoro, nello spazio della famiglia, della scuola, dei giovani, degli anziani; nelle situazioni molteplici del disagio e della ricerca di senso, ma anche nello sport, nel turismo;  senza dimenticare i piccoli e i poveri; i nomadi, gli immigrati,i carcerati:

Annunciare Gesù Cristo nella cooperazionesinergica – non certo collaterale – con le Istituzioni Civili, per un miglior servizio all’Uomo e per la crescita della persona;

Annunciare Gesù Cristo affrontando il problema occupazionale dei giovani e i rischi della cassa integrazione degli adulti…

una Chiesa, insomma, attenta all’Uomo della Città, del Paese, della Parrocchia, oserei dire del Vicinato per essere partecipe delle  gioie, delle speranze, delle sofferenze e delle attese di un Mondo in fermento al quale, senza falsi timori o pudori, vogliamo annunciare che Gesù Cristo è il Signore della Storia e della Vita, che ha sconfitto la morte, che ama ogni uomo e che proprio per questo ha mandato ciascuno di noi per farglielo sapere e sperimentare.

In altre parole: passare da una parrocchia la cui pastorale è di conservazione, rivolta ai “nostri”, ad una parrocchia aperta all’azione dello Spirito Santo ove tutti vivono la piena ministerialità e sono in servizio permanente per annunciare Gesù Cristo è il Signore!

Formazione che in questi giorni è stata richiesta da più parti e della quale, più avanti vi parlerò in modo più dettagliato.

E’indispensabile perciò – ed anche questo esige Conversione Pastorale – un nostro cambiamento di mentalità pastorale che non si accontenta più di riti, feste, gesti sacrali… ma che invece ci costringa a rivedere le forme molteplici, profonde e penetranti della sua presenza e del suo agire nel mondo, così come appaiono dai vangeli e dalla prassi della Chiesa nascente. Solo in questo impegno sarà possibile dare corpo alla  “pastorale di Nuova Evangelizzazione” richiesta oggi, urgentemente nel mondo che non è più disposto ad ascoltare e –dolorosamente – va per le proprie vie che non sono più quelle di Dio.

Di questo ce ne dobbiamo fare carico ciascuno di noi se vogliamo continuare a chiamarci ed essere i seguaci del Maestro che ci guarda e ci chiama!

“Cosa fare?” mi domandate. Eccomi! Dobbiamo imparare a lavorare insieme ed anche dobbiamo saperne di più sul vangelo che annunciamo! Non  solo culturalmente ma esistenzialmente: cioè  la vita consegnata a Lui: “ Eccomi o Dio a fare la Tua volontà” .

E’ questo un principio ineludibile: i navigatori solitari (gruppi o parrocchie che siano), non sono più tollerabili. Chiesa è Comunione! Questo non significa  perdita di identità – tutt’altro – è invece acquisto di credibilità e fiducia perché si fonda sul Vangelo, sul Signore Gesù che chiede per i suoi “UNITA’ E COMUNIONE!”  Anche questo è conversione pastorale!. Nel testo che vi sarà consegnato ho raccolto le vostre istanze in proposito.

Proprio per questo, chiedo ai Confratelli Parroci di offrire catechesi degli adulti ricche di contenuti formativi, cariche di Gesù! Chiedo altresì ai catechisti –così preziosi nelle nostre parrocchie – di lasciarsi formare ed educare alla fede, loro stessi per primi, se vogliono annunciare Gesù nella iniziazione cristiana della vita dei nostri ragazzi.

Sarà cura dell’Ufficio per la Catechesi della Diocesi – in accordo con il Centro Pastorale della Nuova Evangelizzazione – fornire ai parroci gli orientamenti e le suggestioni necessarie per un cammino comune in Diocesi. Dei catechisti.

Chiedo all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di istituire corsi paralleli, forse anche per soli uditori, per orientare tutti verso l’acquisto di una Ecclesiologia Pastorale indispensabile oggi.

Chiedo ai Centri Pastorali che sulla scorta di Christifideles Laici, si attivino per la formazione degli operatori pastorali della diocesi affinché questi possano acquisire elementi fondamentali che facciano loro respirare la Chiesa e godere il Vangelo di Gesù.

E chiedo a tutti voi cari fratelli, fedeli di Gesù Cristo, di lasciarvi affascinare dallo sguardo di Lui, il Signore della Vita e della Storia ed essere pronti a partecipare alla formazione cui vi inviteranno i vostri  Pastori ed incrociare, a vostra volta, lo sguardo del Signore!

Nei gruppi di laboratorio ieri avete fatto un grande lavoro di indagine, serio, costruttivo. Grazie!

Quante cose sono emerse in questo convegno!, quante cose tutti chiediamo! Ebbene raccogliamole tutte e mettiamole in agenda perché siano, durante quest’anno materia di Revisione, di Verifica, di messa a fuoco!

Colgo alcuni puntini particolare per dare indicazioni tutte da verificare e mettere in pratica gradualmente:

A) come essere “presenti” — come Chiesa evangelizzante, confessante e solidale — nelle diverse condizioni di vita dell’uomo contemporaneo.

B) Come essere “significativi” e “incisivi” sia nelle relazioni umane che nei “nuovi aeropaghi” del vivere civile che man mano si determinano, si sviluppano, si consolidano.

C) Con quali “figure pastorali”, con quali “forme pastorali”, con quali “metodi e strumenti pastorali” potremmo essere credibili, attraenti, convincenti.

D) Con quale elaborazione etica e culturale vogliamo affrontare le sfide già in atto e offrire risposte soddisfacenti al cuore e alla mente degli uomini e delle donne delle diverse età e nelle diverse condizioni di vita.

 Sarà opportuno tenere presente nei nostri lavori che la Nuova evangelizzazione si attua con un “progetto” credibile di “pastorale integratae articolata”, nella quale si collochi la “la risposta a tutte quelle domande!”

Integrata significa che non ci sono pastorali distaccate perché non si potrà mai più parlare di Giovani senza la Famiglia, senza la Evangelizzazione, la Catechesi, la Mistagogia, senza la testimonianza della Carità e, viceversa, nei confronti tra di loro!

Articolata, significa che tutte le pastorali si confrontano in concrete sinergie, frequenti e condivise in quella sussidiarietà – invocata da San Paolo in Ia Corinzi XII – e che è la squisitezza della Comunione.

4)  Dalle tante provocazioni nei gruppi di lavoro un elemento importante finalmente è venuto fuori: L’incontro con l’uomo di oggi…

È una domanda che denota maturità nella compagine diocesana e che, soprattutto dopo la Lezione di S.E. Mons. Comastri acquista un valore altissimo. Nel volto di Cristo che fissiamo scopriamo il Padre, scopriamo i fratelli! Ne hanno parlato molto nel gruppo della Evangelizzazione.

Va  subito annotato che la credibilità della nostra pastorale è da commisurarsi con la decisione della Chiesa di incontrare l’ ‘uomo moderno e contemporaneo, nella sua versione di uomo segnato dalla mobilità, dal “ho tante cose da fare, tanti interessi da espletare”…. Dobbiamo avere la pazienza di incontrare prima questo uomo qui, di conoscerlo, di ascoltarlo, di amarlo per poi annunciargli il vangelo. ( cfr. Luca, 24  Emmaus).

Penso all’uomo della strada, l’uomo di ogni giorno che non sa neppure quali siano i suoi interessi; penso all’uomo dell’immigrazione, del carcere, del mondo dello sport, della politica, del divertimento, della malattia e della sofferenza; penso all’uomo che lavora distante da casa; che è mal pagato o in nero o non lavora affatto; penso ai giovani dello sballo, della devianza, dell’ozio che li consuma e che ricorrono a  sostanze eccitanti per sentirsi O.K.; a tutto questo mondo che ha idee, problemi, preoccupazioni lontani dal Signore verso cui noi dobbiamo andare ma con quale approccio?…

E’ questa in definitiva l’idea centrale dell’ecclesiologia conciliare, secondo la quale la Chiesa, immagine vivente dell’amore di Dio, è nel mondo quale “sacramento di salvezza”. Essa continuamente raduna nella storia un popolo di battezzati che diventano “corresponsabili nella comunione e nel servizio e aperti alle sorprese del Dio che viene”, in quanto “vige fra tutti l’obbligo all’azione comune di tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo” (LG, 32).

5 )Ruolo dei laici oggi

In tutti i gruppi ci si è domandato, qua e là anche con un poco di polemica, quale è in questa Chiesa che noi amiamo e vogliamo servire, il compito ed il ruolo dei laici?

Credo che tutti siamo maturati molto per cogliere la portata altissima di questa domanda e dovrà essere tema di studio, preghiera e riflessione da parte di tutti quest’anno.

L’apporto dei laici — che trattano le “cose del mondo” per ordinarle al Regno di Dio — diventa espressione adeguata del loro ruolo nella Chiesa. Infatti nel battesimo ogni fedele riceve il dono dello Spirito che è dono di comunione, nella triplice forma di munus regale, profetico e sacerdotale. (LG,n.8.)

Per annunciare il Vangelo della vita piena, serena e feconda che i cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù, la Chiesa ha bisogno soprattutto di santi. La radicalità evangelica non va intesa come eccezionalità di opere o di gesti, come somma di rinunce o straordinarietà di sacrifici. Il “carisma migliore” è la carità ordinaria, feriale: è l’amore non invidioso, umile, rispettoso, tollerante. La radice e la misura di una esistenza cristiana autentica e coerente è sempre la croce di Gesù, che non è solo gesto di salvezza; è anche segno di rivelazione perchè è la piena manifestazione trasparente di quanto Dio ami il mondo.

Perciò il discepolo qualificato per annunciare il vangelo dell’amore del Padre per tutti i suoi figli, è colui che prende la sua croce ogni giorno e segue il suo Signore (cfr Lc 9,23). “Ogni giorno”come chiede Gesù!

Infatti la via della croce non può essere solo quella del martirio, ma anche la via del quotidiano, inteso come la situazione normale e ordinaria, con le sue fatiche e le ardue complessità, in cui il cristiano vive. Nella vita quotidiana, nel contatto giornaliero nei luoghi di lavoro e di vita sociale si creano occasioni di testimonianza e di comunicazione del Vangelo. Il Vangelo non è una proposta eccezionale per persone eccezionali, e la Chiesa non potrà mai diventare una setta di eletti o un gruppo chiuso di perfetti, ma sarà una comunità di salvati, peccatori perdonati, sempre in cammino dietro all’unico Maestro e Signore.

Pertanto, perché la parola del Vangelo sia donata a tutti coloro che l’attendono, è indispensabile la presenza significativa dei cristiani laici nei vari ambienti di vita. “È compito proprio del fedele laico annunciare il Vangelo con un’esemplare testimonianza di vita, radicata in Cristo e vissuta nelle realtà temporali della famiglia; dell’impegno professionale, nell’ambito del lavoro, della cultura, della scienza e della ricerca; nell’ esercizio delle responsabilità sociali, economiche, politiche.”

Tutte le realtà umane secolari, personali e sociali, ambienti e situazioni storiche, strutture e istituzioni, sono il luogo proprio del vivere e dell’operare dei cristiani laici”. Nell’esperienza del credente infatti non possono esserci due vite parallele: da una parte la vita “cristiana”, dall’altra quella cosiddetta “secolare”, ossia la vita di lavoro, di impegno, di affetti, di tempo libero.

La vita è una sola: Cristo, che vive in noi. Lo diceva Mons. Comastri  con tanta forza quando ci chiedeva di contemplare il Cristo e viverlo in famiglia, nel lavoro, da giovani di oggi, da impegnati in politica, da malati, carcerati, immigrati e sofferenti… da quello che ciascuno è ma, affidato a Lui!

6) Da alcuni  gruppi di laboratorio viene la richiesta urgente di aprire alla ministerialità

Una parola sola per dire che la ministerialità è l’esercizio degli impegni derivati dal battesimo e confermazione per cui ogni battezzato è profeta, sacerdote e responsabile.

I fedeli chiedono di poter partecipare all’esercizio della corresponsabilità in modo che non risultino più compatibili esclusioni o appartenenze parziali o deleghe in bianco ad altri soggetti ecclesiali. Con la falsa idea – ad esempio -che tutto dipenda dai presbiteri e che solo loro se ne debbano interessare!

Rendendosi invece “visibili” nell’attuarsi concreto dei diversi ministeri e carismi, “configurati in forma di servizio alla comunità” i fedeli laici possono raggiungere in pienezza la loro “fede adulta”, soprattutto attraverso la “cura della coscienza cristiana”.

Concretamente, di conseguenza chiedo ai Confratelli parroci e sacerdoti di educare i nostri fedeli laici a questa visione di Chiesa aiutandoli gradualmente, ma fattivamente, ad assumersi responsabilmente servizi e ministeri laicali anche, oserei dire soprattutto, fuori della Parrocchia.

La consapevolezza di questa configurazione spirituale spingerà ad assumere impegni caratterizzati dalla continuità, dalla competenza e dalla gratuità come segni rivelatori della potenza dello Spirito e della partecipazione storica alla costruzione del Regno di Dio. Infatti nella Chiesa comunione c’è posto per tutti e tutti possono trovare un posto, organicamente concertati da chi ha ricevuto il carisma dell’integrità della fede, dell’unità e della comunione che è il Vescovo della Chiesa particolare e il presbitero – in comunione con lui - nella porzione di Chiesa che gli è stata affidata, e non solo in parrocchia – lo ripeto – soprattutto nel vasto mondo della vita. ( cfr. Congar “Mia parrocchia vasto mondo!!”)

In questa prospettiva comunionale è la persona che sta al centro della visione della Chiesa. Di conseguenza cambia l’approccio pastorale e cambia il suo rapporto con il mondo.

L’azione della Chiesa s’irradia in modo centrifugo: è proprio questo l’impegno che chiedo alla mia Chiesa:

Essere  amica dell’uomo, ogni uomo, ciociaro o immigrato che sia, perché Dio l’ha tanto amato da donargli NOI, CHIESA DI FROSINONE-VEROLI-FERENTINO, perché credendo in noi non muoia ma abbia la vita eterna. Vedete che responsabilità! ( cfr. Gv.3, 16 e lettera pastorale “Gesù Nostra Speranza”  9. XII .2000) Perciò non si può che “essere accanto” all’uomo distratto da mille interessi e preoccupazioni, attraverso iniziative che suscitano attrattiva e interesse, sincerità di approccio e autenticità del sentire.

Conseguentemente la nostra pastorale si caratterizzerà nel senso del suo innestarsi nelle vicende dell’uomo, in modo del tutto coerente con se stessa. Perciò lungi dal cadere in una sorta  di addomesticamento del vangelo e dell’etica o di una privatizzazione della fede, porterà con coraggio, proprio in quel mondo la sua testimonianza. Uscire dal Tempio!

Vogliamo essere una Chiesa serva di Dio per l’uomo ma, insieme, irrinunciabile coscienza critica verso tutto ciò che non è umano e che anzi offende Dio.

In questa visione la Chiesa non si adegua alle logiche mondane ma, nello stesso tempo, non si ritrae quasi inorridita, in una torre d’avorio  e perciò si sforza di essere presenza pubblica nella società, con proposte efficaci e credibili nei diversi settori della sua concreta attività, coerente con la sua identità di comunione e missione.

 7) Particolare  attenzione alla Spiritualità.

Da due gruppi in modo particolare si richiede attenzione alla Spiritualità.

A suo tempo, nella lettera del 2004, l’avevo chiamata “la dimensione contemplativa della vita” In un gruppo si è addirittura coniato un termine fortissimo che coniuga la vita attiva con la contemplazione, non in contrasto tra loro ma in piena sinergia: La contemplattività.

E’ questo un impegno che ingaggia la nostra Chiesa a “edificare” un’evidente “spiritualità” per l’uomo di oggi. Infatti, la Chiesa non si lascia sedurre dal clima della “perenne dissipazione”, del “vuoto spirituale” che impera sulla società ed attanaglia tutti,  ma propone un senso della vita che deriva dalla sapienza della fede ispirata dalla Parola di Dio sotto l’azione invocata ed accolta dello Spirito Santo.

Per questo sarà suo compito educare al silenzio e alle virtù proprie, alla contemplazione e alla preghiera, come sarà certamente chiamata a segnalare che nella vita quotidiana, normale delle famiglie, nel lavoro, nella scuola, nella vita relazionale, nello sport e nel turismo…emerge la presenza della “grande tentazione” del relativismo etico, dell’indifferentismo e dell’edonismo sfrenato.

Dovrà la nostra Chiesa ritenere suo preciso impegno il porsi di fronte ai fenomeni sociali e culturali, in modo costruttivo e propositivo delineando una spiritualità e un’etica con le quali presentarsi al “mondo”.

Nel suo essere “luogo dello Spirito”, nel rapporto tra Chiesa e storia, Chiesa e mondo, deve prevalere sempre la parola di consolazione e di speranza, perchè la Chiesa è inviata, come Gesù, non a condannare ma a salvare.

Perciò chiedo al Centro Pastorale  per il Culto e la Santificazione di farsi carico di questo invito a camminare nelle vie dello Spirito, privilegiando, sostenendo, promuovendo la già invocata “dimensione contemplativa della vita”.

 A loro affido l’impegno di avviare quest’anno, almeno un corso di esercizi spirituali per le Famiglie; per i giovani, per i Presbiteri, per le Religiose, per gli Operatori Pastorali, augurando loro di essere creativi nell’inventare formule e modalità innovative a dimensione dell’uomo di oggi.

Inoltre chiedo che il Centro verifichi il cammino spirituale dei Gruppi, delle Associazioni, dei Movimenti che vivono nella nostra diocesi, anche se, in forza del loro carisma, dovrebbero essere già sotto l’Ombra dello Spirito Santo.

Chiedo anche che – almeno due volte l’anno – gli Operatori pastorali possano essere invitati ad un ritiro spirituale ( Avvento / Quaresima).

In questa direzione, chiedo ai sacerdoti confessori che non abbiano paura di proporre itinerari di spiritualità e cammini di fede!

  

8) Apertura solidale  e missionaria con i popoli del mondo a partire dagli ultimi.

Dal Centro Pastorale per la Ministerialità e dall’Ufficio Missionario della Diocesi l’istanza

di apertura solidale con i popoli del mondo a partire dagli ultimi.

Dice il Signore Gesù: “Ed ho altre pecore che non sono  di quest’ovile, anche queste devo attrarre a me!” Ciò significa che dobbiamo porci, tra gli altri, l’obiettivo di incontrare quelle “categorie di fedeli che non sono raggiunte dalla cura pastorale ordinaria”. Infatti molti luoghi e forme di presenza e di azione sono necessari per recare la parola e la grazia del vangelo nelle svariate condizioni di vita degli uomini d’oggi, e molte altre funzioni di irradiazione religiosa e d’apostolato d’ambiente, nel campo culturale, sociale, educativo, professionale” (ibidem, 26).

Chiedo ai centri Pastorali diocesani e vicariali di lavorare assieme per ascoltare  la “voce” dello Spirito, per scoprire le strade da percorrere, le metodologie da seguire, gli strumenti da adottare, i tempi e gli spazi da valorizzare.

Chiedo in modo particolare all’Ufficio Missionario della Diocesi di adoperarsi per questo indirizzo che, senza soluzione di continuità, parte dalla vita quotidiana di casa nostra per arrivare al cuore della Missio al Mondo e, da questa, saper tornare all’ordinario delle nostre parrocchie sapendo bene che nessuno è lontano se è amato e cercato.

In questa linea dell’accoglienza di tutti per annunciare tutti, dappertutto, con tutto a tutti l’amore del Signore, del quale siamo testimoni veraci, è indispensabile che concorrano la liturgia e la catechesi, la formazione etica e culturale, la testimonianza della carità, le famiglie, i giovani, le associazioni, i gruppi, i movimenti.

Ho già detto – proprio all’inizio – che questo non significa appiattire o annullare i carismi dei singoli  ma –invece – significa mettere i propri carismi al servizio di tutti per il bene comune!

Un esempio vitale di queste sinergie che compongono una linea di pastorale-integrata, ce lo dà la Caritas Diocesana che assieme a tutti gli altri Centri pastorali, ha attivato serie di gesti concreti, incarnati nel territorio, efficaci e di grande respiro: mi limito a citare la proposta di commercio equo e solidale del quale avete avuto in cartella il pieghevole.

Questo sforzo è vero anche per tante altre situazioni che si stanno verificando nel tempo: ad esempio l’Unitalsi, Siloe, ecc. come potrebbero operare, così attente, in modo globale, alle situazioni ed alle esigenze dell’uomo in difficoltà o disagio motorio se non avessero al contempo il sostegno fattivo della catechesi che educa, della liturgia che sostiene l’impegno fattivo della carità, delle famiglie e dei giovani che si offrono nel volontariato?…Dovremmo insistere maggiormente in questa linea!

All’ interno dei contesti di vita…

In questa grande opera di incarnazione nella vita dell’Uomo, per seguire l’esempio del Maestro, noi dovremo saper concretizzare sul “territorio” la nostra identità di comunione, di annuncio, di servizio; dovremo saper trovare significati e linguaggi adatti alla situazione “missionaria”; dovremo saper inventare iniziative appropriate su tutto l’arco dell’anno, sia dal punto di vista ecclesiale che da quello più comunemente civile e sociale per annunciare a tutti Gesù Cristo.

Sotto questo profilo tra pastorale ordinaria e pastorale specializzata dei gruppi di interesse  non si dà discontinuità ma integrazione e complementarità come ho già richiesto poco sopra quando vi parlavo di “pastorale integrata e articolata”. Ciò significa che ogni aspetto determinante del territorio va esplorato, vagliato, coordinato, valorizzato, articolato dentro il “progetto”

Il “territorio” – stiamo ben attenti – è un tessuto vivente che va conosciuto, analizzato, “mappato”, interpretato, interrelato in tutte le sue evidenze suscettibili di raccordo pastorale, di relazioni significative, di puntualizzazioni tra diversi soggetti interagenti: in definitiva il territorio comincia nel cuore dell’uomo. Bisogna conoscere questo cuore, amarlo, pregare per lui…per annunciargli efficacemente Gesù Cristo, mantenendo ben chiaro che non bisogna confondere la Chiesa con le altre agenzie – scuola, famiglia, politica, vita sociale… allocate sul territorio aventi funzioni specifiche all’interno del mondo dell’uomo. Non si dimentichi che la parrocchia “è fondata su di una realtà teologica, perchè essa è una comunità eucaristica, è una comunità di fede e una comunità organica” (Christfldeles laici, 26) e quindi nel suo incontrare l’uomo ed il suo habitat non perde affatto la sua piena e inconfondibile natura e la sua missione.

Chiedo a tutti, ma in modo particolare ai miei confratelli Presbiteri, di voler individuare – anzi creare -  tutte le strade possibili per conoscere il territorio per incarnarvisi.

Lo ha fatto il Maestro prima di noi, ce ne ha dato l’esempio ed il mandato!

9) Il Mandato: comunione e corresponsabilità

Come vedete è sempre più necessario costruire “consenso ecclesiale” frutto della comunione e determinare un centro propulsore che progetta e anima. Esso non può collocarsi che nei Consigli Pastorali Diocesani e parrocchiali, che si porranno in stretta collaborazione con le varie associazioni e movimenti laicali, ed anche con gli organismi civili.

Questo affidarsi al Consiglio Pastorale vincerà la scommessa se la Chiesa, nella complessità e nella articolazione delle sue componenti, si sentirà interamente investita di un compito, ben interiorizzato e non soltanto annunciato, attraverso una specifica preparazione, una corretta informazione, un’efficace comunicazione. Su questo dobbiamo migliorare molto!

 A sei anni dai nostri inizi, la scommessa per proseguire coerentemente si gioca ancora in questo campo di corresponsabilità articolata nei Consigli Pastorali Diocesani, Vicariali e Parrocchiali.

Faccio appello ai miei Confratelli vicari foranei, perché indicano spesso il consiglio Pastorale Vicariale per educare i fratelli impegnati a vivere i temi di questo indirizzo pastorale. Al contempo però devo rivolgere un pressate appello perché i fratelli incaricati, abbiano la generosità della frequenza attiva e costruttiva coi loro rispettivi vicari!

Per ritornare al primo giorno, in apertura del Convegno, vorrei farvi godere la bellezza della intuizione degli sguardi che si incrociano e noi, afferrati e affascinati dallo sguardo del Signore, quasi lo rincorriamo per poterlo afferrare e guardare a nostra volta… ma nello sguardo del Signore possiamo leggervi tutti gli sguardi dei nostri fratelli, amarli come li ama il Maestro e lavorare finalmente insieme!  ( cfr. Mt. 25, 31-46).

“Finché Cristo sia formato in noi”: si racchiude in questo obiettivo il senso della contemplazione del volto di Cristo, di aver fissato lo sguardo su di lui.

Altro non ci viene chiesto che diventiamo sempre più simili a Lui. In altre parole conformiamo tutta la nostra vita al vivere stesso di Gesù. E’ come domandarci in ogni circostanza della nostra esistenza: ma se Gesù fosse al posto mio, come si sarebbe comportato? E se Gesù fosse un marito, una moglie, un parroco, un operaio, un manovale, un bambino, una fidanzata,come lo sono io…..ma come si sarebbe comportato?

La provocazione è dell’Apostolo San Giovanni che nella lettera ai cristiani del suo tempo scrive:” chi dice di appartenere a Cristo, si deve comportare come Lui si è comportato!” E’ il nostro impegno di quest’anno di verifica e di formazione ed è in sintesi il progetto che vi affido solennemente, qui, in questa antica Abbazia che risuona delle preghiere e della fede dei nostri Padri. 

Sguardo nello sguardo con il Signore Gesù, mano nella mano coi fratelli e andare avanti insieme! AMEN.

 +Salvatore Boccaccio

Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino
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