Come ogni anno siamo qui insieme per celebrare la festa dei Santi Patroni di questa nostra città, due uomini che hanno servito l’universalità della Chiesa nel ministero petrino, l’uno martire, Silverio, l’altro, Ormisda, insigne uomo di unità. E’ sempre un dono prezioso fare memoria di uomini che si sono posti al servizio degli altri in un mondo segnato da contrapposizioni, fazioni, interessi di parte, che avevano portato la Chiesa alla divisione. Ambedue, in modi diversi, hanno lottato per l’unità. Lo possiamo costatare nell’impegno di Ormisda che riuscì a ricomporre uno scisma che aveva separato la Chiesa di Roma da quella d’oriente di Costantinopoli. Silverio pagò con il martirio la divisione che ancora aleggiava negli intrighi tra politica e Chiesa che potevano forzare anche un papa alla rinuncia e al conseguente esilio e martirio.

C
ari amici, la divisione è una grande piaga della vita quotidiana e della storia, è un grande peccato. Non per nulla il diavolo è secondo la Bibbia lo spirito di divisione, colui che si è assunto il compito di dividere gli uomini e le donne da Dio e tra di loro. Ovunque c’è divisione, è all’opera proprio lui, lo spirito di divisione. Solo uomini e donne abituati a guardare troppo se stessi non si accorgono di quanto gravi siano le divisioni che rendono difficile il dialogo, il vivere insieme, l’amore reciproco, la pazienza del perdono e della mutua comprensione, che portano i popoli e i paesi alla guerra, che allontanano i poveri e i deboli, che escludono invece di includere. Non possiamo accettare con indifferenza la divisione come fosse un fatto normale, quasi parte della storia dell’umanità e della vita quotidiana. Oggi i santi patroni di questa nostra città chiedono a tutti noi, discepoli di Gesù, di essere costruttori di unità, ma vorrebbero che questo messaggio e questa scelta di contrasto alla divisione e di scelta per l’unità giungesse a tutti attraverso di noi, le nostre parole, il nostro esempio.
 
Unità è via alla pace. Abbiamo bisogno di pace. A volte siamo impauriti per la violenza del mondo, quella del terrorismo, ma anche la violenza quotidiana nelle nostre città e paesi, violenza di pensieri, parole, gesti, che porta al disprezzo e al rifiuto degli altri. Non lasciamoci imprigionare dalla paura che allontana e fa crescere i muri! Dispiace vedere come per cattivi comportamenti di alcuni si rischia di incriminare dei gruppi, come avviene spesso ad esempio verso i profughi, che con tanta solidarietà le città e i paesi della nostra diocesi stanno accogliendo. Devo ringraziare le amministrazioni che collaborano con la nostra caritas perché insieme sappiamo rendere questo incontro con donne e uomini che vengono da situazioni di guerra e di miseria un’occasione di dialogo e di crescita in uno spirito di convivenza. Non posso non affermare che siamo un bell’esempio di come nella solidarietà e nell’impegno comune possiamo rispondere al dolore di uomini e donne che hanno subito violenza e soprusi spesso a noi sconosciuti. Continuiamo ad aiutarci in questo comune sforzo. Grazie a tutti voi, a cominciare dal sindaco di Frosinone e dalla sua amministrazione.
 
Oggi ci viene affidato un compito dai nostri patroni, lo stesso che Gesù affidò a Pietro e agli apostoli: sii pastore del gregge, occupati cioè degli altri. Se mi ami, dice Gesù, offri la tua vita per coloro che ti sono affidati. A ognuno di noi è affidato qualcuno, fosse una Diocesi, come al Vescovo, una parrocchia, come ai sacerdoti, una città, come al sindaco, una contrada, un palazzo, una scuola, una famiglia, un anziano, un profugo, un povero, una donna, un uomo. Guardiamoci intorno e chiediamoci: chi sono coloro che oggi il Signore ci affida? Pensiamo alle ferite della loro vita, al loro bisogno di attenzione e di amore. Incontriamoli, ascoltiamoli, costruiamo con loro ponti di amicizia e di pace. Così renderemo più bella e umana la nostra vita e la nostra città.
 
Ma vedete, per vivere questo, ci vuole umiltà. Gesù dice a Pietro: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi”….  E poi per due volte gli disse: “Seguimi!”. Cari amici, lasciamoci guidare dal Signore, ascoltiamolo. Lui ci condurrà su strade sicure. Con lui non avremo paura, perché lui sarà forza nella debolezza e fragilità della nostra vita. Lo sarà per chi è giovane e a volte vuole andare per conto suo e si perde, lo sarà per chi è più grande e crede di sapere come vanno le cose, ed anche per chi è anziano e magari si fa prendere dalla tristezza della solitudine. Affidiamoci a Gesù, così metteremo la nostra vita in mani sicure, e questo ci aiuterà ad amarci l’un l’altro.  


                                                                                                                                                                                                                            + Ambrogio Vescovo