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Concattedrale di Ferentino
Sabato 7 aprile 2018


Care sorelle e cari fratelli,

ci uniamo con gioia alla Monache del Monastero di Santa Chiara in questa celebrazione nella quale due di loro, Suor Maria Vittoria e Suor Maria Benedetta faranno la professione temporanea dopo aver concluso il noviziato. Ringraziamo il Signore per aver suscitato in loro la vocazione alla vita monastica secondo l’antica regola di Santa Chiara in questo antico monastero, che da tanti anni non vedeva giovani entrare a far parte della sua comunità. Voi avete fatto semplicemente quello che dovrebbe fare ognuno di noi ogni giorno: avete ascoltato Dio che vi ha parlato e avete risposto, conformandovi alla sua volontà e quindi convertendovi a lui, cioè cambiando vita, come abbiamo ascoltato nelle prima lettura: “Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati”.

Per pentirsi e cambiare vita ci vuole innanzitutto umiltà, la grande virtù dei santi. E’ una virtù non facile in un mondo, dove tanti si credono sapienti e sicuri di se stessi, dove a fatica si riesce ad ascoltarsi, e quindi ancor meno si ascolta Dio che ci parla. Ci si illude di ascoltare, ma spesso si ascolta se stessi e si vive per se stessi. La vita monastica richiede innanzitutto questo spirito di umiltà, che nasce dalla preghiera e dalla meditazione delle Sante Scritture, consapevoli della propria fragilità e debolezza. Di questo non dovete avere paura! L’apostolo Paolo dice che “quando sono debole, è allora che sono forte”. La forza non viene certo da noi, ma dal Signore e dal suo amore per noi. Ponete la vostra vita nelle mani di Dio e vivrete la gioia della sua presenza.

La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta e vivere questo momento così bello alla luce della Pasqua. Il Signore Gesù appare ai discepoli e dice: “Pace a voi”. Colpisce questo saluto di Gesù rivolto a uomini che lo avevano tradito e abbandonato nel momento del dolore e della violenza. “Pace” è la sua vittoria, la vittoria della Pasqua, l’unica possibile per il cristiano. Di fronte alla violenza della croce, in cui si nasconde la violenza del mondo, non c’è altra parola per il cristiano che “pace”. Certo, suona singolare questa parola in un mondo che ormai vuole e accetta la guerra come fatto normale, come unica soluzione dei conflitti, e continua a produrre armi come strumento indispensabile alla pace. Come non pensare all’amata Siria, per la quale vorrei pregassimo in modo particolare perché cessi una guerra che dura da quasi otto anni! Ma guardiamo anche a noi, che a volte facciamo le nostre piccole guerre, magari con il pensiero, i sentimenti, i gesti, le parole dette o scritte contro gli altri. Mi chiedo: perché vivere contro gli altri? Purtroppo questo provocherà solo tristezza e infelicità.

Il discepolo tuttavia non può dimenticare la violenza. Sa che la pace va costruita. Essa ha solo bisogno dei suoi artigiani. Per questo Gesù davanti ai discepoli pieni di paura dice: “Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi”. Non si vince la paura con l’indifferenza o allontanando chi soffre, i poveri, i vecchi, i profughi, come spesso avviene, pensando di essere più felici da soli. La paura si vince guardando la sofferenza e le ferite dei poveri e dei deboli. La pace si costruisce davanti alla croce e curando quelle ferite, come ha fatto il Signore nella sua vita terrena. Voi, care sorelle, in questo non avete dimenticato lo spirito di Francesco d’Assisi, che ha vissuto come povero tra i poveri, ascoltatore fedele del vangelo. Certo, non è sempre facile trovare l’equilibrio tra vita claustrale e amore per i poveri. Ma la preghiera vi aiuterà a stare con Gesù sotto la croce in compagnia dei poveri, unendoli alla vostra preghiera e in solidarietà con il loro bisogno, come avete fatto in questi anni con tante persone bisognose, italiane e straniere, perché per i cristiani siamo tutti fratelli e sorelle.

Camminate perciò in santità di vita. “Gaudete et exsultate”, ha scritto papa Francesco all’inizio dell’Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità: «Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”. Oggi, cara Suor Vittoria e cara Suor Benedetta, non siete arrivate. Siete all’inizio, come sempre deve essere un cristiano che ascolta il Signore. Certo, avete fatto un pezzo di strada, a volte con fatica. Ma oggi il Signore vi chiede di camminare guardando avanti, sempre verso di lui. “Seguimi”, disse ai discepoli, e oggi rinnova a voi lo stesso invito. Mai davanti, come nel mondo molti pensano per affermare se stessi, ma dietro a lui, che vi guiderà con amore e benevolenza. Non abbiate paura! Lui sarà la vostra luce. La sua parola di vita sarà la sorgente che vi disseterà. La vostra comunità sarà il luogo della vostra comunione e fraternità, da costruire ogni giorno con pazienza. Siate sempre audaci nell’amore e assidui alla preghiera, mai mediocri e calcolatrici. Non siete del mondo, ma abbiate sempre uno sguardo sul mondo, soprattutto per i dolori e le sofferenze di tanti, che porterete nella vostra preghiera. Il Signore vi guiderà. Affidatevi a lui e a chi vi ha posto come guida perché insieme possiate essere segno di unità e di comunione nella divisione del mondo e della società in cui vi trovate a vivere. E la Vergine Santa, Regina della pace, assieme ai santi Francesco e Chiara, vi aiutino a essere fedeli alla professione che oggi manifestate pubblicamente davanti alla Chiesa e alla vostra comunità.



                                                                                                                                + Ambrogio Spreafico