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Ordinazione diaconale di Riccardo Mabilia – II domenica di Quaresima

Sabato 16 marzo 2019

Cattedrale - Frosinone

Ordinazione diaconale Riccardo mabiliaClicca per accedere alla Fotogallery Ordinazione Diaconale Riccardo Mabilia


Care sorelle e cari fratelli,

continuiamo il nostro itinerario quaresimale in questa seconda domenica, mentre accompagniamo oggi l’ordinazione diaconale di Riccardo, che in questi ultimi tempi ha svolto il suo servizio in questa unità pastorale del Centro Storico della nostra città. Caro Riccardo, dopo un lungo percorso e una vocazione nata in tempi lontani, oggi, con il sostegno di chi ti ha aiutato in questi ultimi anni in modo più costante a discernere se essa poteva essere ancora il tuo modo di vivere al servizio del Signore nella Chiesa, si sta realizzando quanto avevi in animo. Non tutte le scelte della vita infatti si realizzano secondo le vie degli uomini e secondo dei tempi stabiliti. Ognuno di noi deve essere aperto all’opera di Dio, che ci viene indicata man mano nella storia che ci troviamo a vivere. Anche Abramo non era un giovane quando il Signore gli chiese di lasciare la sua terra per incamminarsi verso una terra sconosciuta. Egli “credette e questo gli fu accreditato come giustizia”, come scrive la lettera di Giacomo (2,23).


La fede viene dall’ascolto, che dura tutta la vita. Perciò la vita cristiana cresce perché si ascolta il Signore che ci parla. Non esiste un tempo in cui si raggiunge la maturità e si smette di ascoltare Dio. Ciò ha valore ancor più oggi, tempo in cui siamo tutti tentati di ascoltare noi stessi e molto meno gli altri e tanto meno il Signore. Abramo ebbe i suoi dubbi, le sue incertezze, ma Dio lo rassicurò e rinnovò la sua alleanza con lui, facendolo guardare oltre quanto da solo sarebbe riuscito a vedere, una discendenza numerosa come le stelle del cielo. Cari amici, Dio ci parla, entra nelle incertezze e nelle fatiche della nostra vita per mostrarci il sogno di una famiglia senza confini e muri, senza divisioni ed esclusioni, la sua famiglia, quella che per noi si è andata realizzando in Gesù. Tu oggi con l’ordine del diaconato entri in maniera rinnovata in questa famiglia, che sei chiamato a servire con umiltà e generosità. Come ho detto altre volte il diaconato esprime la dimensione del servizio ai poveri della Chiesa. E’ un carattere permanente anche in chi continua poi per il sacerdozio. E’ una caratteristica permanente dell’ordine sacro.


Cari amici, il Signore non vuole uomini e donne senza problemi e difficoltà, sicuri di sé e che giudicano gli altri o si accodano alla brutta abitudine a postare parole negative e a condividere insulti sulla rete. Gesù chiede mitezza e umiltà, chiede di condividere tra noi l’amore con cui egli circonda la nostra vita, non il rancore e la rabbia. Per questo prese quei discepoli, che erano rimasti interdetti dalle sue parole, con le quali aveva annunciato la sua passione, morte e resurrezione, invitando a rinnegare se stessi per seguirlo, e li condusse su quel monte, perché gustassero la gioia di stare con lui e vedessero la luce della sua presenza.  Nella Santa Messa della Domenica è come se il Signore ci volesse portare con lui sul monte, il luogo della manifestazione di Dio, perché guardiamo a lui, perché anche noi rimaniamo stupiti della sua bellezza e gustiamo la gioia di stare con lui. “Maestro, è bello per noi stare qui”, ripetiamo anche noi con i discepoli. Qui ritroviamo il senso vero della nostra vita, l’orientamento giusto dei nostri pensieri e sentimenti quando guardiamo a lui. Qui anche noi possiamo trasfigurarci per la sua luce e la sua parola. Abbiamo bisogno di essere trasfigurati nei sentimenti, nei pensieri, nelle parole, nel volto con cui ci presentiamo agli altri. Quanto pessimismo, quanta insoddisfazione accompagna a volte la vita di ogni giorno. Oggi il Signore ci porta in alto, ci libera dall’abitudine pigra a guardare sempre e solo noi stessi, a piangerci addosso, a lamentarci con gli altri, a giudicare sentendoci buoni e giusti. Abbiamo bisogno di questa luce della Domenica, il giorno del Signore, il giorno della sua manifestazione luminosa, il giorno in cui, unendoci a lui, alla sua passione, morte e resurrezione, possiamo guardare al futuro con speranza. Ma bisogna stupirsi, cari fratelli e sorelle. Sì, quello stupore che manca alla vita, ma che non può mancare davanti a un amore così grande di Gesù per noi. Dallo stupore nasce e cresce la fede. Senza questo stupore anche la vita cristiana rimane ancorata a abitudini e tradizioni che non cambiano né noi stessi né tanto meno la storia.

Per continuare a vivere la gioia e la bellezza di questo incontro con Gesù si devono solo accogliere quelle parole che vennero rivolte dal cielo a quei discepoli ancora increduli: “Questi è il mio Figlio, l’eletto; ascoltatelo”. Sì, ascoltiamo le parole che oggi abbiamo ricevuto e vivremo la gioia di essere alla presenza di Dio ogni giorno, e comunicheremo la bellezza della nostra amicizia con lui a coloro che incontriamo, a cominciare dai poveri. Caro Riccardo, non dimenticare mai il segreto di questo incontro straordinario con il Signore sul monte, perché tu sia libero di comunicare a tutti, a partire dai poveri che ti saranno affidati, la gioia di una consacrazione che ti rende ministro dell’altare e della Parola, perché lì si compie ogni volta il mistero di amore di un Dio che si è fatto uomo per noi, servo degli ultimi. Sia la tua vita nutrita dalla preghiera e dalla meditazione delle Sante Scritture, dove incontrerai la forza e la bellezza del volto trasfigurato di Gesù morto e risorto per noi, prefigurazione del mistero pasquale verso cui stiamo camminando. La Quaresima ti conceda quella necessaria conversione del cuore, con la quale trasfigurare la tua umanità, che pur nella sua fragilità, potrà trovare nel Signore la forza necessaria per vivere e annunciare la mitezza della misericordia e la gioia del Vangelo a tutti.


+ vescovo Ambrogio

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