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31 dicembre 2019
Cattedrale


Care sorelle e cari fratelli,

in questa solenne liturgia del Te Deum di fine anno, mentre celebriamo la divina maternità di Maria, siamo anzitutto chiamati a lodare Dio e a rendere grazie a Lui, che ci ha fatto giungere fino a questo giorno, ci ha amati e protetti durante quest’anno. Abbandoniamo l’abitudine al lamento e alla pretesa e lasciamoci toccare dalla grazia di Dio che ci sostiene e ci accompagna. Egli infatti è grazia, misericordia, amore per noi e per tutti. Nel dono del suo Figlio Gesù abbiamo gustato la gioia della sua presenza e abbiamo ricevuto la luce di Betlemme che illumina le tenebre degli egoismi, delle ingiustizie, della violenza del mondo, dell’inimicizia che separa e ostacola il vivere insieme.

Gli atteggiamenti di Maria e dei pastori dopo la nascita di Gesù ci aiutano a fare nostro il senso bello e gioioso del tempo di Natale, in cui si chiude un anno e si apre il nuovo. “Maria – dice il Vangelo - custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Come non far morire il dono ricevuto della nascita di Gesù nella fretta, nelle fatiche e nell’abitudine della nostra quotidianità? Custodiamo nel cuore, nelle parole e nei gesti quello che abbiamo ascoltato e vissuto. Chiediamoci con speranza: che cosa possiamo cambiare nella nostra vita con il Natale? Cari amici, il Natale possa davvero essere un nuovo inizio per tutti noi nell’anno che aspettiamo. Chiediamoci con umiltà che cosa cambiare in noi, per poter contribuire al cambiamento del mondo, ancora troppo segnato dalla violenza e dall’odio. Lo abbiamo visto in questi giorni nell’attentato in Somalia, nella strage di cristiani in Nigeria, nell’attacco alla sinagoga di Monsey negli Stati Uniti. Lo vediamo purtroppo anche nel nostro paese nel clima di odio che si respira, nell’abitudine all’insulto, al disprezzo, nella scarsa attenzione verso gli anziani e i poveri, chiunque essi siano. Maria si prese cura di quel piccolo, deposto in un luogo di fortuna. Ci insegni ad essere madri dei piccoli e dei sofferenti, come Lei è madre nostra e ci aiuta a vivere non intorno al nostro “io”, ma a Gesù, parola di Dio fatta carne, che ci rende un “noi”, un popolo, una comunità.

“I pastori – aggiunge il Vangelo – se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”. Glorificare e lodare: ecco come vivere questo passaggio. Anche gli angeli resero gloria a Dio sulla grotta di Betlemme, perché noi lo possiamo glorificare accogliendo il dono del Figlio Gesù e nella pace che costruiamo sulla terra, come cantiamo nel Gloria: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”. Signore, fa che nell’anno che si apre possiamo unirci al canto degli angeli davanti a te bambino, e, mentre ti rendiamo gloria, edifichiamo un mondo dove ci sia finalmente la pace e si possa vivere da fratelli. Per questo alla preghiera dei fedeli pregheremo per i paesi dove ci sono violenza e conflitti. Sono tanti, troppi. Forse alcuni neppure li conosciamo.

Cari amici, la pace si costruisce a partire dal tuo cuore, quando incontri l’altro, quando lo ascolti senza fretta, quando vai a trovare un anziano solo o malato, quando ti avvicini a persone in difficoltà con simpatia e senza giudicare. La pace si costruisce con la pazienza dell’amore, lo stesso che Dio ha per noi. So che tanti delle nostre comunità lo hanno vissuto nei giorni Natale, andando a trovare gli anziani, vivendo momenti di condivisione con donne e uomini bisognosi, che hanno gustato con noi la gioia della fratellanza. Scrive papa Francesco nel messaggio per la giornata mondiale per la pace di domani: “Dobbiamo perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca. Il desiderio di pace è profondamente inscritto nel cuore dell’uomo e non dobbiamo rassegnarci a nulla che sia meno di questo”. Sì, il desiderio di pace è iscritto nel cuore di ognuno di noi. Non rassegniamoci perciò a una società conflittuale, che fatica a dialogare, in cui si è tentati di affermare se stessi con arroganza. Ascoltiamo la benedizione di Aronne perché segni l’inizio del nuovo anno scendendo su noi tutti, sulle nostre famiglie, sui poveri e sui ricchi, sui giovani e sui vecchi, sui deboli e sui forti, su questa città e sulla nostra terra ciociara, sul mondo intero: “Vi benedica il Signore e vi custodisca! Il Signore faccia risplendere su di voi il suo volto e vi faccia grazia. Il Signore rivolga a voi il suo volto e vi conceda pace!”.

E così sia per sempre! 

+ Vescovo Ambrogio

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Qui la Fotogallery Te Deum 2019
La nota dell'Agenzia di stampa SIR a questo link

L'articolo di resoconto pubblicato su pdfAvvenire-Lazio-7_12-gennaio-2020.pdf

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