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Mercoledì delle ceneri

6 marzo 2019

Cattedrale, Frosinone

 Foto ceneri 1

Care sorelle e cari fratelli,

iniziamo oggi il tempo di Quaresima con il rito delle ceneri, che saranno poste sul capo di ognuno di noi. La cenere ci ricorda una cosa molto semplice che spesso si dimentica o di cui abbiamo paura: siamo uomini e donne deboli. Siamo polvere della terra, come ci sarà detto quando riceveremo le ceneri. Non dobbiamo farci ingannare da una società che ci vorrebbe tutti forti, autosufficienti, sempre in salute, senza incrinature, sicuri di sé. E’ l’inganno del mondo. Per questo si mettono da parte i poveri, si allontanano gli anziani, si disprezzano i deboli. Ma mi chiedo, caro amico: non hai mai avuto un momento di incertezza? Non hai mai avuto paura di qualcosa o non hai mai provato l’insicurezza di non sapere cosa fare o cosa pensare o quale sarebbe stato il tuo futuro? Non ti sei mai interrogato davanti alla malattia di qualcuno cosa proveresti se dovessi essere nella stessa condizione, magari da solo senza nessuno che ti aiuta? Perché allora non riconosci che anche tu non puoi pensare di farcela da solo, di vivere come se non avessi bisogno di Dio e degli altri? Per questo oggi sei chiamato con dolcezza, attraverso un gesto semplice, la cenere sul capo, a riconoscere chi sei e a non nasconderti dietro una forza effimera e inefficace, che non ti renderà mai felice.


La cenere ci dona allora un senso umile di noi stessi. Siamo in una società che si abitua alla prepotenza e al facile giudizio, tipico di chi si crede superiore agli altri e pensa di essere nel giusto. Per questo il profeta invita tutti noi a “ritornare” al Signore, cioè a metterci davanti a lui con umiltà riconoscendo il nostro peccato, il nostro bisogno di cambiare, di accogliere la misericordia di Dio, il suo grande amore. Ne abbiamo tutti bisogno, cari fratelli. L’umiltà è via alla felicità e all’amore, perché solo gli umili sanno accogliere e amare gli altri, poiché guardano agli altri come il Signore guarda a noi, non per giudicarci o per condannarci, ma per aiutarci, per sostenerci nella debolezza, per orientarci nella fatica della vita. L’umiltà è la porta della mitezza in un mondo violento. Per questo il profeta invita a convocare un’assemblea solenne con tutti, a cominciare dai deboli e dai piccoli, vecchi, fanciulli, bambini, lattanti, per arrivare a tutti, lo sposo, la sposa, i sacerdoti. Sì, la Quaresima è il tempo in cui riscoprire l’unità del popolo, la gioia di essere insieme perché tutti bisognosi di ricevere il perdono e l’amore di Dio, nessun giusto, ma anche nessun condannato. Lasciamoci allora riconciliare con Dio, come ci ha esortato l’apostolo Paolo, perché questo è il tempo favorevole. Lasciamoci cioè abbracciare dal suo amore che perdona. Non rimandiamo questa opportunità!

Capiamo così l’invito del Vangelo a non fare le cose per essere ammirati, apprezzati e riconosciuti dagli altri. Non è detto che tutto ciò che è condiviso e apprezzato sia sempre il bene. Basta vedere quanto facilmente si condividono sui social giudizi e parole sprezzanti, insulti, cattiverie. Quel “mi piace” a un insulto o a una cattiveria, cari amici, per noi cristiani è un peccato che va riconosciuto e confessato.  Elemosina, preghiera e digiuno sono le scelte che ci accompagneranno in questo tempo per condividere il bene e non il male, la bontà e non la cattiveria, per vivere nell’umiltà e non nella prepotenza dei gesti e delle parole. Infatti l’elemosina, gesto semplice, ci aiuta a vedere e a fermarci davanti al bisogno degli altri senza giudicare né allontanare. La preghiera sarà la nostra forza e la luce che ci manterrà in amicizia con il Signore, per non perderci dietro la ricerca di facili soddisfazioni e consensi che non rendono felici o per non credere che la felicità venga dal successo. Il digiuno ci aiuterà a capire che non basta il benessere e il possesso per vivere bene, e soprattutto sarà un antidoto efficace per quel senso così diffuso d’insoddisfazione che rende tristi e arrabbiati, con la sensazione che ci manchi sempre qualcosa. Oltre al digiuno materiale impariamo perciò a vivere quello spirituale, dandoci un po’ meno ragione e lasciandoci interrogare dalla Parola di Dio, ringraziando il Signore per quanto già abbiamo e venendo in soccorso di quelli che hanno meno di noi.

Care sorelle e cari fratelli, sia questo tempo per ognuno di noi un tempo opportuno per pregare di più, per leggere la Bibbia, magari partecipando agli incontri sul Vangelo di Luca che si fanno in tutta la diocesi [si veda l'articolo Incontri biblici 2018/19]. Sia un tempo di carità e di amore per i poveri e i deboli, per gli anziani soli o in istituto, per coloro che incontriamo alla mensa diocesana, nei centri di ascolto e ovunque ognuno di noi dona solidarietà e attenzione agli altri. Sia la Quaresima il tempo dell’unità, della condivisione e dell’amicizia con tutti, il tempo della fratellanza. Chiediamo al Signore che sia luce per la nostra vita perché diventiamo uomini e donne che trasmettono felicità e mitezza, pace e amicizia.

 Amen.

                                                                                            Vescovo Ambrogio


Apri la breve Fotogallery Omelia Mercoledì delle Ceneri

Leggi anche l'articolo dedicato alla  Quaresima 2019
e l'articolo pubblicato su pdfAvvenire_Lazio_7_-_10_marzo_2019.pdf

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