eucarestia 15Dt 8,2-3.14b-16a; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Care sorelle e cari fratelli,

come tradizione da alcuni anni celebriamo il giovedì sera a Frosinone la festa del Corpus Domini, perché sia segno per tutta la Diocesi della nostra unità intorno al Signore Gesù, che ci ha lasciato il memoriale della sua morte e resurrezione proprio in quel pane e quel vino che nella celebrazione eucaristica diventano il suo corpo e il suo sangue donati alla nostra vita e al mondo. Infatti nell’Eucaristia è sempre nascosto un senso universale, che si espande dall’altare al mondo, dalle nostre comunità alle nostre città e paesi, quasi a voler includere tutti in questa offerta di amore che Dio ha riversato sul mondo donandoci il suo Figlio.

Capiamo allora la forza e la bellezza di questa tradizione che si mantiene nelle nostre comunità nonostante i tempi cambino. C’è una solennità in questa festa, ma anche una semplicità. Portare il Signore per le strade di questa città vuole mostrare il volto universale e bello della Chiesa, che cammina tra la gente, nella confusione delle strade e delle piazze, nel vocio di chi parla, nella fretta di chi cammina, mentre l’anziano guarda dalla finestra perché non può scendere, come per dire a chiunque che Gesù vorrebbe incontrare tutti, parlare con tutti, aiutare tutti, camminare al fianco di tutti, soprattutto dei poveri, dei deboli, dei profughi, dei dimenticati, per affermare che la fede cristiana non è un’idea, o peggio ancora un insieme di regole da osservare, ma è incrociare la strada e la vita di qualcuno che ha dato la vita per tutti, affermando che si può vivere senza violenza, senza paura, senza escludere nessuno, con amore e misericordia.

   E poi questa festa vorrebbe ricordarci quanto sono profonde e provocatrici le parole dell’apostolo Paolo che oggi abbiamo ascoltato: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Noi siamo diversi. Lo sappiamo e lo affermiamo a volte contro gli altri. La nostra diversità è una ricchezza quando viene messa al servizio degli altri. Se invece diviene motivo di affermazione di sé o di contrasto, o peggio ancora di inimicizia e rivalità, non ha alcun senso né posto non solo nella comunità cristiana ma anche nella vita di ogni giorno. Per di più, noi discepoli di Gesù siamo un solo corpo, benché molti, perché partecipiamo di un solo pane, il pane di Gesù offerto per noi, quello che oggi porteremo attraverso questa città. Pensiamo solo per un momento alla forza di questa affermazione dell’apostolo analizzando la nostra vita personale e quella delle nostre comunità.

   Mi chiedo con voi: viviamo questa unità? Costruiamo questa comunione intorno all’unico pane che è Gesù? Includiamo nelle nostre comunità gli esclusi e gli scartati? Oppure accettiamo come fosse normale la divisione, le inimicizie, le rivalità, le affermazioni personali contro gli altri. Quanto è triste costatare come a volte persino attorno alla festa di un santo si litiga invece di vivere in unità, perché qualcuno o qualche comitato vuole affermare se stesso e non accetta di confrontarsi e di dialogare, e magari di cambiare. Mi chiedo che diranno i santi che portiamo in processione davanti ai nostri litigi. E poi le tradizioni si ripetono per avvicinarci al Signore e non certo per dividere le comunità.

   Vorrei terminare con le parole della prima lettura che dice: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore…. .Non dimenticare il Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione di schiavitù, …che ha fatto sgorgare per te acqua dalla roccia durissima, che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri”. “Ricordati, non dimenticare”! Cari amici, troppo spesso dimentichiamo il Signore che ci guida, ci libera, ci sostiene, ci nutre, ci ama. Nelle tempeste della vita, nelle paure, tra i pericoli, nella sofferenza, nelle difficoltà, Lui c’è, è lì accanto a te. Però vuole che tu sia umile, perché Lui possa aiutarti e guidarti. Senza umiltà non incontreremo se non noi stessi e la nostra presunzione, con la quale ci imporremo sugli altri e creeremo divisione e inimicizie. Lui c’è, perché in lui noi troviamo unità, comunione, scopriamo che si può vivere liberi dalla paura e dall’egoismo, perché con lui c’è solo amore, l’amore di una vita offerta per noi in quel pane che oggi ci guida e ci sazia. Grazie Signore Gesù! Anche noi perciò ci uniamo alla richiesta degli apostoli di fronte a chi dubitava delle parole di Gesù su quel pane di vita eterna che oggi noi veneriamo: ”Signore, dacci sempre di questo pane!”

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