agnus deiEs 14; Ez 36; Rm 6,3-11; Mt 28,1-10

Care sorelle e cari fratelli,

abbiamo accompagnato il Signore Gesù sulla via dolorosa dal suo ingresso a Gerusalemme nella Domenica delle palme fino al luogo della crocifissione e della sepoltura. Ci siamo uniti alle donne che lo avevano seguito fino al Calvario ricordando che in quella via dolorosa Gesù si è addossato il peccato e il male del mondo fino al male più terribile invincibile, la morte. Lui, mite e umile di cuore, non ha opposto resistenza, non ha usato violenza, ha voluto salvare i suoi discepoli e il mondo e non sé stesso, ci ha amato fino alla fine. Solo quell’amore poteva essere più forte della morte e l’ha vinta.

   Cari amici, per questo siamo qui questa notte. Vogliamo unirci a tutti i cristiani del mondo, che nelle diverse Chiese e comunità celebrano quest’anno la Pasqua nello stesso giorno. Vicino a noi nella Chiesa di San Benedetto ci sono i membri della Comunità Ortodossa romena che cantano la gioia della Pasqua. Uniti nel grande canto dell’alleluia, la lode a Dio creatore e salvatore in Gesù dell’umanità, colui che ci ha fatto passare dalle tenebre alla luce, noi riconosciamo il grande dono di Dio a ciascuno di noi e al mondo, questo mondo pieno di guerre in atto e altre minacciate, di violenza, di armi micidiali, di cimiteri di bambini, di donne e uomini che muoiono per mettersi in salvo. Celebriamo questa unità, questo amore così grande di Dio per noi, questa luce che illumina gli angoli oscuri e impauriti del nostro cuore insieme a quelli terribili e tenebrosi del mondo.

   Dice il Vangelo di Matteo che ci fu un terremoto quel giorno quando le donne erano andate a visitare il sepolcro di Gesù. Apparve un angelo che rotolò la pietra dal sepolcro e disse alle donne impaurite: “Non abbiate paura! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto. … Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Sì, c’è bisogno di un terremoto, cioè di qualcosa che scuota la nostra vita, il nostro cuore, il nostro io pieno di paure, perché quelle parole diventino anche la nostra vita e quella del mondo, per non ritornare nelle abitudini, come se niente fosse successo, come se avessimo celebrato solo dei riti senza conseguenze. Cari amici, lasciamoci scuotere dalla Pasqua, che è morte e resurrezione. Anche alla morte di Gesù la terra fu scossa, secondo l’evangelista Matteo. L’immagine simbolica del terremoto accompagna nella Bibbia la manifestazione di Dio. In quella tomba vuota c’è l’opera di Dio, la sua manifestazione. Lui è vita, è luce, è la vittoria dell’amore. Questa è la sua risposta definitiva alla violenza e alla morte.

   Lasciamoci scuotere dalla Pasqua! L’angelo affidò a quelle donne il compito di andare a dirlo ai discepoli. Beate quelle donne, che per prime ricevettero quell’annuncio. Non abbiate paura! Abbiamo ricevuto la luce all’inizio di questa liturgia, che poi è diventata canto e parola, la Parola di Dio che illumina sempre la nostra vita. Dice l’apostolo Paolo: “L’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui”. Nella Pasqua siamo donne e uomini nuovi, nuove creature, perché abbiamo ricevuto la forza della vita e dell’amore che vengono da Lui, morto e risorto per noi. È lui che ti rende nuova creatura. Ti devi solo fidare, affidare a lui, alla sua Parola, al Vangelo della Pasqua. Tu va in Galilea, come all’inizio quando Gesù ti ha incontrato. Puoi sempre ricominciare, anzi, devi ricominciare in questa Pasqua a essere una donna e un uomo rinnovato nel cuore e nella vita. Non avere paura. Gesù ti precede in Galilea. Lui sta davanti a te, ti aiuterà e ti guiderà, ma tu devi andare in quella periferia, nella Galilea, tra i poveri, gli anziani, i giovani, i periferici, i perduti, quelli che non conoscono Gesù. Lì ritroverai Gesù e potrai condividere con loro la luce e l’amore della Pasqua. Lo seguirai con loro e non solo con quelli che già lo conoscono. Corri anche tu come le donne. Non indugiare nei tuoi soliti ritmi e nelle paure. Non dire: come faccio? Non so parlare. Ho da fare. Non posso. Le donne al tempo di Gesù non contavano nella società, mai avrebbero potuto dare in pubblico una notizia così importante. Eppure Gesù affidò proprio a loro questa notizia sconvolgente. Oggi l’affida a noi e aggiunge quasi ad assicurarci: “gioite” (e non solo “salute”, come vuole la traduzione). Siate felici, andate, avete qualcosa di grande e di bello da dire e da dare al mondo. Ecco la Pasqua, cari amici. Ringraziamo il Signore per questo annuncio di gioia e di pace e chiediamogli di poterlo fare nostro ogni giorno.

 

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