"Mi ami tu?" L'interrogativo va ben oltre l'episodio dell' apostolo Pietro e della sua personale situazione perché dal lago di Tiberiade ci raggiunge tutti e ci coinvolge nel progetto di Alleanza che Lui, il Signore, vuole stringere con ciascun di noi.

Alleanza come Amore che si dona totalmente e che chiede solo di lasciarsi amare. Alleanza intesa come Berit, cioè patto paritetico: un Io ed un Tu che si incontrano nel dono di sé e si perdono l'uno nell'altro. "Mi ami tu?"

E' lo stesso Gesù che rivela a Nicodemo il progetto d' Amore nascosto nei secoli: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da donargli il suo Figlio perché credendo in Lui, il mondo non muoia ma abbia la vita eterna!" (Gv 3,16).

In realtà questo grande amore di Dio non è stato sempre accolto, anzi a quell' amore, respinto in un certo modo dall'uomo con la rottura della prima Alleanza, si è continuato a dire di no anche nelle molte volte e nelle molte maniere con le quali Dio stesso ha offerto agli uomini la via della salvezza.

Il Papa Giovanni Paolo II°, all'inizio del suo pontificato, scrive la sua prima Lettera Enciclica la Redemptor Hominis e la incentra proprio sullo stupore per tanto Amore non amato. Il suo impegno dichiarato è di ricucire l'Alleanza tradita e ricollocare Gesù Cristo, il Redentore dell'uomo, al centro del cosmo e della storia.

Scrive al n°13 " Con l' incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo: la Chiesa perciò ravvisa il suo compito fondamentale nel far sì che una tale unione possa continuamente, attuarsi e rinnovarsi."

Alleanza allora come risposta dell' uomo alla vocazione per essere finalmente "così come è stato da Dio eternamente scelto, chiamato, destinato alla grazia e alla gloria." Affinché possa gioiosamente amare ed essere amato!

L'uomo non può vivere senza amore - scrive ancora -: la sua vita rimane senza senso se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente... per questo Gesù Cristo rivela l'uomo all' uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione di essere Figlio di Dio!

Ci tiene assai, il Papa, a precisare che tutto questo è proprio vero per ogni uomo, "l'Uomo più concreto- dice - il più reale, in tutta la pienezza del mistero di cui è divenuto partecipe in Gesù Cristo! E, quasi grida per dare sostanza alle sue affermazioni, "questo mistero è vero per ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre." ( RH. 13)

Mi ami tu? La domanda risuona per noi questa sera come un appello al quale il Papa stesso ci suggerisce la risposta e cioè: l'unico orientamento dello spirito, l'unico indirizzo dell'intelletto, della volontà e del cuore è per noi verso Cristo, Redentore dell'uomo; verso Cristo, Redentore del mondo.

A Lui vogliamo guardare, perché solo in Lui, Figlio di Dio, c'è salvezza,

Se prendiamo l'ultima Lettera scritta dal Santo Padre ed indirizzata a noi sacerdoti per il giovedì santo di quest' anno, troveremo come il fil rouge che lega 27 anni di pontificato è ancora e sempre "consegnare l'amore di Dio rivelato in Gesù Cristo ai fratelli" e ci chiede di fare della nostra vita una esistenza donata, consacrata, salvata per salvare, ... protesa verso Cristo.

 

Abbiamo introdotto la nostra liturgia eucaristica con tre segni quasi per rendere visibile il Santo Padre tra noi, con il loro linguaggio.

Abbiamo presentato la Parola di Dio per accogliere il grande insegnamento di Giovanni Paolo II° di essere Servi della Parola, come Maria, come Lui stesso. Di annunciare tutti, dappertutto, con tutto a tutti il grande amore di Dio effuso nei nostri cuori, come il Signore ce ne ha dato il mandato così come ha obbedito Lui, dandoci l'esempio, facendosi pellegrino nel mondo per annunciare che Dio Ama il mondo e lo vuole salvare e che ama ed ha cura dei piccoli e dei poveri, degli ultimi della terra per i quali, anzi, si costituisce difensore, nel grande tribunale della coscienza.

Nei 104 Viaggi Apostolici - gli piacevano tanto, sembrava che addirittura si rimettesse in salute, aveva cominciato a gustarli da quando vescovo di Cracovia faceva le visite pastorali alla diocesi. Ricordo una espressione confidata ai pellegrini dell' Opera Romana Pellegrinaggi in visita al Wawel, diceva: " facendo le visite conosco le persone, gli ambienti, le mentalità ma soprattutto posso formare le coscienze." - Dicevo che nei viaggi apostolici la sua preoccupazione era proprio formare le coscienze. Il tempo corre mi limito a riportare alla nostra memoria solo quanto accadde in Sicilia, nella visita ad Agrigento alla Valle dei Templi, a proposito della Mafia e del suo impegno di formatore delle coscienze, per obbedire al Vangelo ed annunciare l'Amore di Dio.

Non è stato facile per il Papa obbedire al mandato ricevuto: la prima lettura gli Atti degli Apostoli ci narra l'opposizione fatta a Pietro e a Giovanni dai capi di allora e, anzi, addirittura l'imposizione di non insegnare più nel nome di Gesù.

Perdonate, fratelli, se nell' onda dell'emozione non riesco a vedere soluzione di continuità tra quell' episodio degli anni 35 ed i nostri giorni, 2000 anni dopo. Di fatti, ancora oggi, si chiami Pietro o Giovanni Paolo II o con qualsiasi altro nome di battezzato, chi con la potenza dello Spirito Santo, annuncia Gesù Cristo crocefisso e risorto, sacramento dell'amore di Dio, salvatore dell'uomo, deve fare la scelta di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, ben sapendo che è ancora in atto la decisione presa in quei giorni da quanti irritati volevano metterli a morte.

Per questo il secondo segno presentato è la Croce - copia autentica del pastorale del Papa - perché volevamo sottolineare come tutta la vita di Gesù Cristo - come si legge nel prezioso libricino "l'Imitazione di Cristo" - fu croce e martirio.

Tale è la vita di quanti, ascoltato l'invito del Maestro, hanno preso con lui la loro croce e lo hanno seguito, ogni giorno. Tale è stata la vita di Maria, la Vergine addolorata, dal giorno dell'Annunciazione a quando in un abbraccio d'amore, il Figlio l'ha assunta in Cielo nella gloria degli Angeli e dei Santi.

Tale è stata la vita di Karol Wojtila, dalla perdita della mamma a nove anni, alla guerra, alla doppia persecuzione nazista e Russa, alla fatica dell'operaio/seminarista, alla incertezza, al buio, ai momenti amarissimi prima e dopo l'ordinazione sacerdotale e poi ...via via, quanto tutti conosciamo.

Il 13 maggio 1981, pur nella sua drammaticità non è però l' acme della croce, tutt' al più è il Getzemani... la salita al calvario è appena iniziata ed avrà termine soltanto alle ore 21,39 del 2 aprile nell'abbraccio con il Suo Signore che tanto amava.

Ci ha insegnato a vivere e a morire da  cristiani figli di Dio, abbracciati alla croce per essere uniti alla croce di Gesù. Anche in questo modo alla domanda del Maestro mi ami tu, rispondeva il suo si totale!

 Ha chiesto i Sacramenti della Chiesa perché voleva essere sostenuto dalla forza di Spirito Santo che da questi promana. Quel venerdì primo aprile, sembrava che la finestra illuminata dell'appartamento fosse diventata trasparente e noi abbiamo assistito come in diretta alla sua Unzione dei Malati, alla sua Messa, alla sua Via crucis, al suo abbandono alla Santa Volontà di Dio nell'ascolto della Parola che ha chiesto gli fosse letta. Ci ha insegnato anche ad essere lì, non solo da Lui, ma soprattutto accanto ad ogni uomo che soffre, che muore ed ha bisogno di noi.

Il terzo segno è la luce pasquale di un cero, artisticamente ornato dai ragazzi della scuola media Caio Mario, su cui spicca lo stemma del Papa a ricordarci che il cristiano è luce del mondo.

Lui, il nostro amato papà,  è stata una luce di speranza per ogni popolo di ogni razza e nazionalità, di ogni religione e confessione, di ogni latitudine e longitudine del mondo. Lo è stato e continua ad esserlo perché ha unito la sua propria vita a quella di Gesù Cristo, la luce vera che viene nel mondo e che  illumina tutte le cose.

Dall' 11 febbraio 1979, ogni anno, nella solennità della B.V. Maria di Lourdes, ha partecipato in Basilica alla celebrazione che L' ORP e L'UNITALSI organizzano portando malati, disabili e pellegrini. Una gran festa: in questi otre 20 anni ha sempre voluto privilegiare i piccoli, i malati, i disabili che, uno per uno, ha abbracciato e benedetto. Non credo ci sia uno dell'Unitalsi che non abbia la sua bella foto con il Papa. Aveva un amore particolare per loro a cui voleva alleviare le sofferenze ed i disagi, ai quali voleva lasciare tanta speranza nel cuore.

 

Ricordo in modo particolare che quando ero Ausiliare a Roma, ottenni direttamente dal Santo Padre, tramite il caro amico fraterno Padre Stanislao, segretario privato, di portare 20 fratelli e sorelle affetti dall'AIDS ospiti di Villa Glori. Erano i primi anni del fenomeno, tutti ne avevano paura, mi si raccomandò di tenere segreta la notizia per non creare inuti allarmismi. Terminata la Messa il Papa avviandosi verso i settori dei disabili, ha domandato: "dove sono?" Sono ancora nel brivido della commozione:è andato subito, direttamente da loro abbracciandoli e baciandoli...tra la sorpresa  di tutti.

Ancora una volta era risuonata la domanda: "Mi ami tu?"  "Si Signore ti amo, più di me stesso, più di ogni altra cosa e per te darò la vita!"

E' la risposta del Papa che ci chiede di ripeterla anche noi con lui.

Nel suo libro "Alzatevi, andiamo", del maggio 2004, scrive: "Quando giunse la ‘sua ora', Gesù disse a coloro che erano con Lui ‘Alzatevi, andiamo!'. Non era Lui solo a dover ‘andare' verso l'adempimento della volontà del Padre, ma anch'essi con Lui.

Anche se queste parole significano un tempo di prova, un grande sforzo e una croce dolorosa, non dobbiamo farci prendere dalla paura. Sono parole che portano con sé anche quella gioia e quella pace che sono frutto della fede. L'amore di Dio non ci carica di pesi che non siamo in grado di portare; parlo di questo, da un luogo in cui mi ha condotto l'amore di Cristo Salvatore.

Facendo eco alle parole del nostro Maestro e Signore, ripeto perciò anch'io a ciascuno di voi: ‘Alzatevi, andiamo!'. Andiamo, fidandoci di Cristo. Sarà Lui ad accompagnarci nel cammino, fino alla meta che Lui solo conosce.

Concludendo queste povere parole ma tanto cariche di amore e tenerezza per Lui e, nel servizio episcopale, per ciascuno di voi, non posso non rivolgermi a Maria, presente nella filigrana di questa meditazione, la Mamma Amata da Karol ed alla quale, fin dai primi anni, aveva consacrato tutto se stesso dichiarandole solennemente: "TOTUS TUUS O MARIA". A Lei, con Giovanni Paolo II, rivolgo per voi, la preghiera che Egli stesso ha scritto.

O Madre, Madre di Dio, Madre della Chiesa, in quest'ora così significativa per noi, siamo un cuore solo e un'anima sola!

 Siamo con Pietro, gli Apostoli e i fratelli, concordi nella preghiera, con Te,

nel Cenacolo.

Affidiamo a Te la nostra vita, a Te, che hai accolto con fedeltà assoluta la Parola di Dio e ti sei dedicata al suo progetto di salvezza e di grazia, aderendo con totale docilità all'azione dello Spirito Santo;

a Te, che hai avuto dal tuo Figlio la missione di accogliere e custodire il discepolo che egli amava, a Te ripetiamo, tutti e ciascuno, "totus tuus ego sum", perché Tu assuma la nostra consacrazione e la unisca a quella di Gesù e alla tua, come offerta a Dio Padre, per la vita del mondo. (Giovanni Paolo II)

 

             Frosinone, parrocchia del Sacro Cuore - 12 aprile 2005

                 +Salvatore. vescovo